Introduzione alla Genesi
La Genesi, il primo libro della Bibbia, nelle Sacre Scritture ebraiche (Tanak) porta il titolo di Bereshit (= "in principio"), dall'incipit. Nella Bibbia greca (la Settanta) e nella Vulgata latina viene invece chiamato Genesis (= "generazione", "nascita", "creazione", "origine"). In italiano si usa indifferentemente «il» Genesi o «la» Genesi: nel primo caso ci si riferisce al «libro», nel secondo all’«azione» in esso descritta. Il Libro della Genesi è il primo della Torah del Tanakh ebraico e della Bibbia cristiana. Scritto in ebraico e diviso in cinquanta capitoli, la sua importanza teologica consiste nella presentazione di Dio come creatore dell’universo e Signore della storia.
Composizione e Datazione
Il libro della Genesi è frutto della progressiva fusione di tradizioni diverse: la sua composizione inizia nel IX secolo e finisce nel V secolo a.C. Secondo l'ipotesi maggiormente condivisa dagli studiosi, la sua redazione definitiva, ad opera di autori ignoti, avvenne nel VI - V secolo a.C. in Giudea, sulla base di precedenti tradizioni orali e scritte (vedi Ipotesi documentaria). Secondo la tradizione ebraica e cristiana, prima della diffusione del metodo critico applicato alla Bibbia, il libro della Genesi sarebbe stato scritto da Mosè in persona nel deserto e fu completato nel 1513 a.C.
La maggioranza degli esegeti moderni ritiene che la Genesi sia in realtà una raccolta, formatasi in epoca post-esilica, di vari scritti di epoche diverse. Alcuni degli indizi che hanno fatto supporre un continuo rimaneggiamento del testo biblico sono, per esempio, i diversi utilizzi del nome di Dio (YHWH ed Elohim), le molte diversità stilistiche testuali e la presenza di duplicazioni, come i due racconti della creazione.
Struttura e Temi Centrali
Il libro della Genesi è suddiviso in due grandi sezioni o parti principali:
- Il racconto delle origini o preistoria biblica (capitoli 1-11)
- La storia patriarcale (capitoli 12-50)
La storia patriarcale si suddivide a sua volta in due parti:
- Storia dei patriarchi (capitoli 12-36)
- Storia di Giuseppe (capitoli 37-50)
Questo libro rielabora antichissime tradizioni di Israele e dei popoli vicini relative alle origini del mondo, dell’umanità e di Israele. Mediante il ricorso a precisi eventi e personaggi, si mostra come Dio chiami gli uomini alla salvezza, come gli uomini rifiutino questa offerta salvifica e affondino sempre di più nel male. I temi teologici centrali includono il monoteismo, la creazione, il peccato originale e l'alleanza. Dio stabilì un'alleanza con Abramo e la sua discendenza (in primis i patriarchi Isacco, Giacobbe e i suoi figli) in vista della salvezza dell'umanità, impegnandosi a sostenere lungo la storia il Suo popolo ed esigendo il culto dedicato a Lui solo. Lo scrittore sacro (agiografo) intende presentare la volontà salvifica di Dio nei confronti degli uomini e la loro reazione di fronte a questa offerta di salvezza.

La Preistoria Biblica (Genesi 1-11)
I primi undici capitoli parlano della creazione dell’universo e dell’uomo, dell’origine del peccato e delle sue conseguenze, della malvagità crescente fino al disastro cosmico rappresentato dal diluvio, che però non segna la fine dell’umanità, ma un nuovo inizio.
La Creazione
«In principio Dio creò il cielo e la terra.» (Genesi 1:1). Il racconto della prima creazione usa lo schema letterario dei sette giorni. Il testo suppone uno stato iniziale informe, in cui predominavano le tenebre e l'acqua (Genesi 1:1-2). Dio è descritto in modo popolare, immediato e antropomorfico. Già il racconto sacerdotale poneva l'uomo al centro del creato. In questo racconto, la sottolineatura è più marcata perché l'uomo è creato per primo e tutto il resto viene creato in sua funzione: per il suo nutrimento le piante e per la sua compagnia gli animali. Il giardino dell'Eden o paradiso terrestre indica un luogo fantastico dove si è iniziata la vita umana; qui tutto viene dato da Dio senza fatica, altrove occorre sudare per ricavare i frutti della terra. Nel racconto si può leggere una sostanziale parità tra uomo e donna (ish e ishà), e gli animali sono subordinati: «Questa volta essa è carne della mia carne e osso delle mie ossa.» Letture successive di questo brano hanno però visto una subordinazione della donna nei confronti dell'uomo. La vergogna della nudità sarà vista come una conseguenza del peccato.
Il Peccato Originale e le sue Conseguenze
Se i primi due capitoli della Genesi in vario modo esaltano la positività della creazione e della vita dell'uomo sulla terra, il terzo (Genesi 3) vi inserisce la nota tipica a ogni esperienza umana: il male e il peccato. La Bibbia non fa un grande discorso teorico sull'origine del male e del peccato, ma lo presenta, attraverso un aneddoto, come una condizione dalla quale difficilmente l'uomo può liberarsi. È da sottolineare però che in ambito ebraico non vi è la trasmissione del "peccato originale", in quanto, secondo l'ebraismo, l'uomo nasce immacolato e senza colpa.
Una considerazione sul tema del peccato: se si applicasse quanto il Catechismo della Chiesa Cattolica al §1857 afferma: «Perché un peccato sia mortale si richiede che concorrano tre condizioni: È peccato mortale quello che ha per oggetto una materia grave e che, inoltre, viene commesso con piena consapevolezza e deliberato consenso»? La domanda che ci si può porre è se Adamo ed Eva, prima dell’assunzione del frutto proibito, conoscessero ciò che significava bene e male. La risposta è che, nonostante il libero arbitrio, forse non avevano piena consapevolezza di ciò che volesse dire peccato e lo avrebbero compreso solo dopo essersi cibati del frutto. Il capitolo sottolinea ampiamente le conseguenze del peccato, alcune derivate immediatamente (la paura di essere nudi e la paura del Signore), altre volute da Dio. Una importanza particolare riveste il versetto 3,15. Prima di espellere l'uomo dal paradiso terrestre, Dio lo veste di pelli.
Caino e Abele
Il racconto (Genesi 4) suppone una civiltà già evoluta, un culto e la presenza di altri uomini che potrebbero uccidere Caino, o un gruppo che lo proteggerà. Forse è nato per illustrare l'origine dei Keniti. Si dice che Abele era pastore di greggi e Caino lavoratore del suolo. Il sangue versato di Abele dal suolo chiede vendetta. Il segno che Dio impone su Caino ha il senso di limitare la vendetta, sottolineando che non è giusto che sangue chiami altro sangue senza alcun limite. Dopo il racconto di Caino e Abele, viene inserita la genealogia jahvista di Caino (Genesi 4), che esprime sostanzialmente l'idea che se Caino è stato il primo omicida, da lui deriva ogni forma di male che si è sparso sulla terra. Si arriva così al canto selvaggio di Lamech: «Ho ucciso un uomo per una mia scalfittura ed un ragazzo per un mio livido.» La fonte sacerdotale, che era stata abbandonata dopo il racconto della creazione, ritorna per descrivere la genealogia di Adamo (ignorando del tutto il peccato originale e l'omicidio di Abele) e collegarci così alla storia di Noè al tempo del diluvio universale. La lunga vita è segno della benedizione di Dio e segno della bontà dell'umanità.
Il Diluvio Universale
Il racconto (Genesi 6-9) combina due storie parallele: una jahvista, ricca di colore e di vita, e l'altra sacerdotale, più precisa ed elaborata, ma più arida. Esistono diverse narrazioni sumere e babilonesi sul diluvio che presentano somiglianze considerevoli con il racconto biblico. L'essenziale del racconto resta questo: un insegnamento sulla giustizia e sulla misericordia di Dio, sulla malizia dell'uomo e sulla salvezza accordata al giusto. Dopo il diluvio viene ristabilito l'ordine del mondo e Dio benedice di nuovo l'uomo, come aveva già fatto quando lo aveva creato. In particolare, all'uomo vengono dati in alimento anche gli animali, privati però del loro sangue. Segno di questa nuova alleanza tra Dio e l'uomo è l'arcobaleno.
La Torre di Babele
Il capitolo 10 raccorda il racconto del diluvio a quello della torre di Babele, presentando una tavola sinottica dei popoli antichi. Il racconto della torre (Genesi 11), di natura jahvista, offre una spiegazione della diversità dei popoli e delle lingue. La torre viene costruita secondo i canoni delle antiche torri sacre a piani (Ziggurat) che si trovano in Mesopotamia. In particolare a Babilonia l'Etemenanki era ritenuto la sede terrena del dio supremo Marduk e la "portineria" della soprastante sede celeste. Nell'antichità, infatti, i re davano udienza alla porta del palazzo o a quella della città. L'Etemenanki, rimasto incompiuto, costituiva uno strumento per presentare Babilonia come l'ombelico del mondo, prediletto dagli dei. Questo tema della condanna della torre si combina con quello della città e potrebbe essere una critica della civiltà urbana, tema forse accennato già nel capitolo 4. Secondo il redattore sacerdotale, lo sguardo si concentra sempre di più: dal generico (discendenza di Adamo ed Eva) al particolare (ascendenti di Abramo).
La Storia Patriarcale (Genesi 12-50)
La storia patriarcale (capitoli 12-50) narra le vicende di Abramo, Isacco, Giacobbe e Giuseppe. Queste storie sono religiose: tutte le svolte decisive sono segnate da un intervento di Dio e tutto vi appare come provvidenziale, secondo la fede ebraica. I patriarchi Abramo, Isacco, Giacobbe-Israele e Giuseppe, le cui vite si collocano nel vicino oriente del II millennio a.C., sono i protagonisti di questa sezione.
Il Ciclo di Abramo (Genesi 12,1-25,18)
Nel «ciclo di Abramo» il tema dominante è quello della «promessa» divina, che comprende:
- Il superamento della sterilità di Sara in vista di un erede;
- La garanzia di un popolo numeroso;
- Il dono della terra.
La fede di Abramo è messa alla prova, e le promesse tardano a realizzarsi. Esse sono allora rinnovate e sigillate da un'alleanza. Giustamente famoso è il versetto 15,6 in cui si dice: «Abramo ebbe fede nel Signore, che glielo accreditò come giustizia.» Il versetto 15,17 presenta un antico rito di alleanza, dove i contraenti passavano tra le carni sanguinanti e invocavano su di sé la sorte riservata a queste vittime, se trasgredivano il loro impegno. Un nuovo racconto dell'alleanza di tradizione sacerdotale (Genesi 17,1-14) sigilla le stesse promesse della tradizione jahvista del capitolo 15. Questi capitoli si devono alla tradizione jahvista e si possono intitolare: il significato dell'alleanza. L'apparizione di Mamre (Genesi 18-19,29), dove il Signore scende all'uomo in forme umane, quasi affidandosi alle sue cure per offrirgli la speranza in un bene creduto impossibile, vuole dimostrare che l'alleanza è un grande atto di amore e di fiducia verso l'uomo. Fortemente sottolineato è il tema dell'ospitalità, elemento importante della tradizione dell'antico oriente. Il racconto della distruzione di Sodoma e Gomorra prende forse le mosse da leggende antiche circa la fine di queste città. Dal punto di vista scientifico, si può pensare che le città siano state distrutte e successivamente ingoiate dal Mar Morto a seguito di un'apertura maggiore della faglia che corre in quelle zone. La Bibbia lega la distruzione delle città con una perversione grave che lì si sarebbe manifestata: l'omosessualità, dalla Bibbia chiamata sodomia. Tale comportamento era in abominio presso gli ebrei e veniva punito con la morte. Il piccolo brano sulla nascita di Isacco (Genesi 21,1-5) risulta dalla fusione delle tre fonti: sacerdotale, jahvista ed eloista, e rappresenta l'avverarsi della promessa. Isacco viene chiamato così perché Sara aveva riso quando era stato preannunciato e perché la sua nascita è motivo di letizia.
Il Sacrificio di Isacco
Il racconto di tradizione eloista (Genesi 22,1-18) narra che, dopo i successi, ritorna inaspettata la prova. Il fatto inspiegabile non è che Dio chieda il sacrificio di un figlio, ma che pretenda la morte di quello che era stato un grande motivo di speranza; viene così maggiormente messa in risalto la fede di Abramo. Il racconto tende a giustificare perché il popolo ebraico non preveda sacrifici umani. Inoltre, offre la spiegazione perché era previsto il riscatto e non il sacrificio dei primogeniti, dato che tutte le primizie erano previste per il Signore.

Il Ciclo di Giacobbe (Genesi 25,19-37,1)
Nel «ciclo di Giacobbe» la figura e le vicende di questo patriarca occupano un posto preminente rispetto al padre Isacco e al fratello Esaù, al quale carpisce con un inganno il diritto di primogenitura (Genesi 27,1-40). Può far problema il modo disonesto con cui Giacobbe carpisce la primogenitura al fratello Esaù; è un racconto jahvista che vanta l'astuzia di Giacobbe. Nella sua redazione finale il vanto per l'astuzia è sfumato da discreta riprovazione per l'astuzia di Rebecca e da pietà per Esaù. Per sfuggire all’ira del fratello, Giacobbe emigra in Aram, vi trova fortuna e una famiglia numerosa con la quale ritorna in Canaan e si rappacifica con il fratello. A Giacobbe vengono riconfermate le promesse fatte ad Abramo (Genesi 28,10-22). La scala che sale al cielo ricorda le ziggurat mesopotamiche. La pietra localizza la presenza di Dio: diventa una betel (casa di Dio, oppure, in senso più spirituale una porta del cielo).
La Storia di Giuseppe (Genesi 37,2-50,26)
La storia di Giuseppe è un vero e proprio romanzo storico, il cui protagonista domina la scena dall’inizio alla fine. Viene narrata la storia del «fratello minore» che supera in gloria e potere tutti gli altri fratelli, ma è pure la vicenda di un «umile pastore» di un clan sperduto nel deserto, che riesce ad arrivare al vertice dell’apparato statale egiziano, il più ricco e famoso dell’antichità. Il racconto mette inoltre in scena la presenza provvidenziale di un «saggio» che salva il re e il suo popolo da una disgrazia. Questa storia si svolge senza un intervento visibile di Dio, senza una nuova rivelazione, al contrario di tutte le altre parti della Genesi.
Valore Storico e Interpretazione Letteraria
I racconti delle origini (capitoli 1-11) non sono il resoconto storico di quanto è avvenuto all'alba dell'umanità, ma affermazioni di fede sull'origine del mondo e dell'umanità e sul loro rapporto con Dio. Le vicende relative ai patriarchi (capitoli 12-50) non sono storicamente verificabili nei particolari, tuttavia la ricerca archeologica in Palestina e nell'Antico Vicino Oriente ha dimostrato che le descrizioni bibliche che li riguardano non possono essere ritenute invenzioni o essere messe da parte come prive di fondamento storico. Il tipo di vita dei patriarchi descritto dalla Genesi va storicamente d'accordo con quanto conosciamo del modo di vivere seminomade nel Bronzo Medio (2000-1550 a.C.) e di cui abbiamo esempi nelle tavolette rinvenute nelle città stato di Mari, Ebla e Nuzi. Il libro della Genesi non è né un manuale di scienze naturali né un manuale di storia, ma una riflessione teologica sulla condizione e sul destino del mondo e dell'uomo, una interpretazione teologica della storia.
Secondo la maggiore corrente, a cui appartengono i creazionisti (Victor P. Hamilton e Walter C. Kaiser), la Genesi è da intendersi come reale resoconto fattuale, fedele alla realtà anche dal punto di vista cronologico (i giorni della Genesi sono giorni solari, la donna fu creata da una costola dell'uomo e il frutto del male fu materialmente offerto da Satana a Eva). Il genere letterario sarebbe quello della prosa storica che racconterebbe in modo realistico, accurato e sequenziale come, quando e cosa successe nei giorni della creazione. Secondo i creazionisti, tale posizione sarebbe anche corroborata dalla presenza di genealogie neotestamentarie (cfr. Luca 3:38 e Matteo 1).
Secondo altri studiosi (come Charles H. Hummel, Hermann Gunkel, S. H. Hooke, Gordon Wenham e Karl Barth), il libro non è propriamente storia nel senso corrente del termine. Si può dire che è un libro di storia religiosa, per alcuni allegorico e didascalico dove, pur probabilmente non essendo veri i particolari, sono importanti le idee fondamentali di relazione con Dio.
La Genesi nella Tradizione Testuale e nelle Traduzioni
Nel campo della critica testuale relativa all'Antico Testamento, sono stati compiuti notevoli progressi. La Biblia Hebraica Stuttgartensia (4ª ed.), curata da K. Elliger e W. Rudolph e terminata nel 1977, è stata più volte ristampata. È in corso di realizzazione una 5ª edizione completamente nuova della Biblia Hebraica, il cui primo fascicolo è stato pubblicato nel 1998. Questa nuova edizione intende rinunciare a segnalare le congetture proposte, limitandosi a registrare solo una scelta di vere e proprie varianti, quali appaiono in antichi manoscritti ebraici, nel Pentateuco samaritano (del quale manca finora un'edizione critica) e nelle antiche traduzioni.
Manoscritti e Antiche Traduzioni
L'edizione diplomatica del textus receptus (masoretico) è basata sul Codex Petropolitanus (già Leningradensis) B 19 A del 1008. Un altro manoscritto fondamentale è il Codex Halepensis, proveniente dalla sinagoga caraita di Aleppo, della prima metà del X secolo, giunto incompleto in Israele nel 1948. Altri codici, tutti limitati a determinate sezioni della Bibbia, vanno dal IX all'XI secolo. Il fatto che la redazione di questi testi risalga, con buone probabilità, a un'epoca piuttosto tarda, spiega l'importanza di testimonianze anteriori, quali i manoscritti di Qumrān.
Le antiche traduzioni includono:
- Quella greca detta 'dei Settanta';
- Frammenti di altre traduzioni greche (Aquila, Simmaco e Teodozione), conservati soprattutto nei resti degli Esapla di Origene;
- La Vulgata latina;
- Quella siriaca (la Pĕsḥittā, "la semplice").
La pubblicazione dell'edizione critica della traduzione dei Settanta curata dall'Accademia delle scienze di Gottinga prosegue regolarmente. A cura di J.W. Wevers sono stati pubblicati i volumi relativi al Levitico (1987) e all'Esodo (1991). I frammenti delle altre traduzioni sono studiati e pubblicati soprattutto in Spagna. È infine in progetto una nuova edizione dei resti degli Esapla. La pubblicazione della traduzione siriaca (Pĕsḥittā) prosegue alacremente presso il Peshitto Institute di Leida.
Un esempio di testo della Vulgata per la Genesi è: «Genesis 1:2 VULG Terra autem erat inanis et vacua, et tenebræ erant super faciem abyssi : et spiritus Dei ferebatur super aquas.»
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Traduzioni e Commentari in Italiano
Per quanto riguarda le traduzioni della Bibbia in lingua italiana, l'ottima traduzione curata dalla Conferenza Episcopale Italiana (CEI) e pubblicata nel 1973 (che sta alla base praticamente di tutte le traduzioni cattoliche contemporanee) è in fase di revisione per quanto riguarda il Vecchio Testamento, mentre nel 1997 è stato pubblicato il testo rivisto del Nuovo Testamento. La versione CEI, seconda edizione (1974), è un riferimento importante. Alcune volte un versetto o frase è spostato nel testo della CEI, il che porta a riferimenti non in ordine, come si può notare in Isaia 7:8-9; 10:16-18; 33:21-23; e 41:6-7/40:19. Lo stesso discorso vale per le addizioni al libro di Ester (capitoli 1, 3, 4, 8), che hanno riferimenti con lettere.
La Traduzione in lingua corrente è stata completata nel 1995 da parte di un comitato misto cattolico-protestante. Anche la Riveduta protestante è stata rivista, modernizzata nella lingua e parzialmente aggiornata. La Nuova Riveduta è il frutto di un intenso lavoro di ricerca, di confronto sui testi ebraici e greci e di aggiornamento linguistico sulla base della Riveduta del 1924, la quale a sua volta si colloca nella linea della tradizione del testo tradotto da Giovanni Diodati nel 1607 a Ginevra. Per quanto concerne la traduzione del Tetragramma (YHWH), si è preferito ricorrere alla traduzione orale, quella corrispondente a «SIGNORE» (scritto in maiuscoletto per distinguerlo dalla parola Signore, che è la traduzione del termine ebraico 'adhonai). Un'altra revisione ha preferito conservare la parola Eterno, che sembra essere più vicina al significato originale "Io sono colui che sono" (Esodo 3:14).
I traduttori della Bibbia dispongono attualmente di migliaia di manoscritti di varia provenienza, ed era inevitabile che fra di loro risultassero varianti, sebbene rare. Talvolta sono semplici frasi riportate da un Vangelo all'altro da copisti medioevali troppo zelanti. In varie edizioni, questi passi sono stati soppressi o figurano come note a piè di pagina. Le parentesi quadre racchiudono dei passi o espressioni del Nuovo Testamento che non figurano nei manoscritti più antichi.
Tra i commentari di rilievo, si segnala il Commento alla Genesi di Rashi di Troyes (Trad. L. Cattani) e traduzioni della Vulgata a cura di Giuseppe Bonaccorsi, Giovanni Castoldi, Giovanni Giovannozzi, Giacomo Mezzacasa, Felice Ramorino, Giuseppe Ricciotti, e G. M. Zampini, con introduzione e note di Giuseppe Ricciotti.