Il Calice nella Liturgia e la Cultura del Bere Medievale

La celebrazione dell'Eucaristia, momento culminante e "misterioso" della Santa Messa, rappresenta il memoriale dell'Ultima Cena di Cristo. Durante questo rito, vengono recati all'altare, talvolta in processione, il pane e il vino che saranno offerti dal sacerdote in nome di Cristo nel sacrificio eucaristico, divenendo il Suo Corpo e il Suo Sangue. Questo gesto, che richiama l'atto stesso di Cristo nell'ultima Cena quando prese il pane e il calice, assume il gesto di Melchisedec, ponendo i doni del Creatore nelle mani di Cristo. Il sacerdote, nel pronunciare le parole della consacrazione, innalza due "oggetti" ben visibili a Dio, mostrandoli così al "popolo dei fedeli" e all'intera assemblea: la patena e il calice.

illustrazione di una messa medievale con calice e patena

La Patena: Dalla Mensa Domestica all'Altare Sacro

La patena, dal latino patĕna, variante di patĭna, è un piattello di oro, argento o metallo dorato, a largo orlo, usato per coprire il calice e per deporvi l’Ostia prima e dopo la consacrazione durante la celebrazione della messa. La sua origine è collegata al vasellame domestico, come suggerito anche dall'etimologia del suo nome. Normalmente è di argento dorato o d'oro, di forma circolare con un diametro di circa 15 - 20 centimetri. Una curiosità: eventuali scritte e cesellature sono consentite solo nella faccia inferiore o esterna.

Il Calice: Simbolo di Salvezza e Ira nella Tradizione Biblica e Liturgica

Significato Biblico del Calice

Il calice, vaso sacro usato per la celebrazione dell'Eucaristia in cui si pone il vino che diventa il sangue di Cristo, deriva dal latino calix, che significa "tazza, coppa". I versetti del Salmo 115, "Alzerò il calice della salvezza e invocherò il nome del Signore", sebbene semplici, sono profondamente teologici. Nel "mondo biblico", si possono trovare tre accezioni principali di calice:

  • Calice della comunione
  • Calice dell'ira: L'empietà attira l'ira di Dio; per esprimerne gli effetti, i profeti riprendono il simbolo del calice, che versa il vino che rallegra il cuore dell'uomo (Salmo 104), ma il cui abuso porta all'ebbrezza vergognosa. Tale ebbrezza è il castigo riservato da Dio agli empi (Geremia 25; Salmo 75; cfr. Zaccaria 12).
  • Calice di salvezza

Già nell'Antico Testamento, i sacrifici di espiazione esprimevano il pentimento del convertito; il sangue delle vittime, raccolto nei calici d'aspersione (Numeri 4), veniva versato sull'altare e sul popolo, rinnovando così l'alleanza tra il popolo purificato e YHWH (cfr. Esodo 24). Tali riti prefiguravano il sacrificio in cui l'offerta del sangue di Cristo doveva realizzare l'espiazione perfetta e l'alleanza eterna con Dio.

Uso e Materiali del Calice nell'Antichità Cristiana

Il calice fu utilizzato fin dai primi tempi del Cristianesimo per consacrare il vino durante la liturgia eucaristica. Poiché i primi luoghi di culto furono ambienti comuni in case private, la sua origine fu certamente legata all'ordinaria suppellettile domestica, senza particolari prescrizioni riguardo alla materia o alla forma. Non esistono calici di sicuro uso liturgico anteriori al VI secolo; un esempio conservato nel museo di arte sacra a Feltre (Belluno) è il calice del diacono Orso, risalente a quel secolo.

Il Liber Pontificalis cita molti esempi di calici sotto la duplice terminologia di calices e scyphi, relativi alle diverse funzioni di vasi per la consacrazione del vino, per la distribuzione dell'Eucarestia o anche semplici arredi santuari votivi. Quanto alla materia, sono prevalentemente ricordati calices o scyphi aurei o argentei, qualche volta anaglyphi, ossia lavorati a sbalzo e cesello con figure a rilievo e spesso ornati con perle e gemme. Questa varietà, mantenutasi nel corso del primo millennio, era giustificata da esigenze rituali e liturgiche e soprattutto dall'uso della comunione sotto le due specie del pane e del vino.

Nel documento "Redemptionis Sacramentum" sono presenti dettagliate disposizioni riguardo il materiale della patena e del calice: "I vasi sacri destinati ad accogliere il Corpo e il Sangue del Signore, siano rigorosamente foggiati a norma di tradizione e dei libri liturgici. (...) Si richiede strettamente che tali materiali siano davvero nobili secondo il comune giudizio di ciascuna regione, di modo che con il loro uso si renda onore al Signore e si eviti completamente il rischio di sminuire agli occhi dei fedeli la dottrina della presenza reale di Cristo nelle specie eucaristiche. È pertanto riprovevole qualunque uso, per il quale ci si serva nella celebrazione della Messa di vasi comuni o piuttosto scadenti quanto alla qualità o privi di qualsiasi valore artistico, ovvero di semplici cestini o altri vasi in vetro, argilla, creta o altro materiale facilmente frangibile. Ciò vale anche per i metalli e altri materiali facili ad alterarsi." Le norme liturgiche esigono che almeno la coppa del calice sia in metallo prezioso, oro o argento e che, comunque, l'interno sia sempre dorato.

Evoluzione delle Forme del Calice

I calici del periodo romanico si presentano a coppa larga e poco profonda, quasi semisferica, poggiante direttamente sul nodo in cui s'innestava la base a campanula rovesciata. Nel XVI secolo si affermò una tipologia più semplice, con coppa svasata, fusto ovoidale e base circolare, secondo proporzioni che si mantennero fino al XIX secolo. Esiste anche il "calice del seminarista", generalmente non consacrato, utilizzato dai seminaristi per imparare a celebrare la Messa.

evoluzione dei calici liturgici attraverso i secoli, schema

L'Unione di Acqua e Vino: un Gesto Ricco di Simbolismo

Il gesto di unire l’acqua al vino nel momento della preparazione dei doni è uno di quei piccoli gesti della liturgia eucaristica, apparentemente poco comprensibili, ma carichi di significato simbolico. Questa semplice azione rituale è di antichissima data, nata dall’uso comune sia nel mondo greco sia in quello semitico di mescolare il vino con l’acqua, soprattutto se si trattava di vini corposi. Sebbene non vi siano testimonianze nei racconti dell'Ultima Cena, alcune tradizioni suggeriscono che lo stesso gesto sia stato compiuto da Gesù.

San Cipriano di Cartagine (III secolo) associa a questo gesto la mescolanza dell’umanità con il Cristo. In una delle sue lettere, quella indirizzata a Cecilio (Epistola 63,13), afferma: "Se qualcuno offrisse solo vino, il sangue di Cristo inizierebbe a essere senza di noi. Se invece ci fosse solo acqua, allora il popolo inizierebbe a essere senza Cristo." Anche San Tommaso D’Aquino (XIII secolo), nella Summa theologiae (III, qu. 74, a. 7), difende quest’uso, fornendo quattro ragioni differenti. Il senso contenuto in questo gesto è lo stesso di oggi: infatti, pur non essendo udibile, il sacerdote o il diacono, quando versano una goccia d’acqua nel vino, dicono sottovoce: "L’acqua unita al vino sia segno della nostra unione con la vita divina di colui che ha voluto assumere la nostra natura umana."

Connessione tra Vino, Spirito e Remissione dei Peccati

Origene di Alessandria (prima metà del III secolo), commentando 1Cor 2,13 ("accostare cose spirituali a cose spirituali"), spiegava l’espressione paolina in questo modo: «Come si venga istruiti dallo Spirito lo si deve capire dalle parole di Paolo: accostando cose spirituali a cose spirituali. A forza di esaminare una parola con un’altra e di riunire i passi simili, si svela il senso della Scrittura.» Tutta la grande tradizione patristica ha fatto propria questa regola, che postula di interpretare la Scrittura con la Scrittura.

Il riferimento alla nuova alleanza si ritrova in Mc 14,24 ("sparso"), verbo che si ritrova in Rm 5,5 ("la carità di Dio è sparsa nei vostri cuori per lo Spirito che vi è stato dato"). Anche in Atti 2,17, dove Pietro ripropone la profezia di Gioele (Gl 3,1), ritroviamo il medesimo verbo: "ecco verranno giorni, io spargerò il mio Spirito su tutti e profetizzeranno…" E ancora in Tt 3,6: "Lo Spirito Santo Dio lo ha sparso su di noi a profusione per mezzo di Gesù Cristo." Mt 26,28 aggiunge: "in remissione dei peccati." E in Gv 20,23 si dichiara che il dono dello Spirito è collegato alla remissione dei peccati: "a chi rimetterete i peccati saranno rimessi a chi li riterrete saranno ritenuti…" Anche in Eb 9,14 il sangue è connesso con lo Spirito: "quanto più il sangue di Cristo che con uno spirito eterno (cf. nota Bibbia di Gerusalemme: con lo Spirito Santo) offrì se stesso…" Il vino, menzionato nella formula liturgica e implicitamente indicato nel «calice» nominato nei testi evangelici, è anch'esso connesso allo Spirito.

In Gv 2,9, quando si dice che i servi portano a tavola il vino del miracolo, si afferma che il capo del banchetto non sapeva di dove venisse. Al capitolo seguente, in Gv 3,8, Gesù rivela a Nicodemo che "Lo Spirito soffia dove vuole e non si sa da dove viene né dove va." Quindi, nella Scrittura, sia il vino sia lo Spirito sono realtà che non si sa "da dove" vengano. Sant'Ambrogio, in Sacramentis V,17, conferma questa interpretazione: «La giocondità del comunicarsi non viene turbata dalle macchie di nessuna colpa. Infatti tutte le volte che bevi di questo vino, i tuoi peccati ti sono perdonati e ti inebri dello Spirito.»

La Cultura del Bere nel Medioevo: uno Specchio della Società

I recipienti per bere medievali documentano l'ordine sociale, l'abilità artigianale e le usanze culturali del loro tempo. Dai semplici bicchieri di legno ai magnifici calici d'oro, in essi si manifestava l'intera struttura della società.

Recipienti per Bere come Espressione della Posizione Sociale

Lo sviluppo e l'uso dei recipienti per bere nel Medioevo rivelano un quadro complesso delle strutture sociali. Questi oggetti non erano semplici utensili, ma svolgevano molteplici funzioni sociali e culturali. Nella società medievale, fortemente gerarchica, i recipienti per bere servivano come indicatori visibili del rango sociale. L'uso di determinati materiali e decorazioni seguiva rigide convenzioni sociali: mentre la nobiltà beveva da preziosi calici di metallo, il popolo comune utilizzava recipienti di legno o argilla. Questa distinzione non era solo di natura pratica, ma rifletteva e al tempo stesso consolidava l'ordine sociale. I recipienti per bere assumevano un'importanza particolare durante le festività e le cerimonie, facendo parte di un complesso sistema di rituali e usanze che regolavano la convivenza sociale.

I Bicchieri del Popolo Comune

I recipienti per bere della popolazione comune erano di design semplice ma ben pensato. I bicchieri di legno rappresentavano la forma più comune, prodotti da tornitori specializzati che lavoravano il legno di alberi locali come tiglio, acero o faggio. Questi bicchieri si distinguevano per la loro robusta costruzione e praticità d'uso, con gli artigiani che svilupparono tecniche raffinate per renderli impermeabili e durevoli. Oltre ai bicchieri di legno, erano ampiamente diffusi i recipienti di argilla, prodotti in gran numero dalle botteghe di ceramica locali, con differenze regionali nella forma e nella decorazione che riflettevano la diversità culturale dell'Europa medievale. I bicchieri di argilla erano spesso dotati di semplici motivi che servivano sia a scopi decorativi che pratici, migliorando la presa e impedendo che i recipienti scivolassero dalle mani umide. Aspetti pratici come l'isolamento termico del legno e la freschezza delle bevande nell'argilla erano ben pensati, e la forma dei recipienti era spesso adattata al tipo di bevanda, con forme speciali per birra e idromele che permettevano la sedimentazione delle particelle in sospensione.

Recipienti per Bere della Borghesia Medievale

Le brocche di peltro del Medioevo incarnavano la crescente prosperità e la posizione sociale della borghesia. La lavorazione del peltro richiedeva particolari abilità artigianali, rendendo i fonditori di peltro tra gli artigiani più rispettati nelle città medievali. I recipienti in legno e metallo si distinguevano per le loro forme robuste e i coperchi artisticamente progettati. Lo sviluppo dei marchi di peltro si affermò come una prima forma di garanzia della qualità e permetteva di risalire alla bottega di produzione.

I Bicchieri di Corno e la Loro Tradizione

La produzione dei bicchieri di corno affonda le sue radici profondamente nella storia del Medioevo, realizzati con le corna di varie specie animali, principalmente bovini e buoi. Il processo di produzione richiedeva una straordinaria abilità artigianale: dopo un'accurata pulizia e levigatura, il corno veniva reso malleabile riscaldandolo in acqua calda e modellato nella forma desiderata. Tali recipienti giocavano un ruolo centrale soprattutto nella cultura dei Vichinghi e dei Normanni. Molti di questi bicchieri ricevevano ulteriori raffinatezze con guarnizioni metalliche in argento o rame dorato, che ne sottolineavano il valore e l'importanza.

Bicchieri di Metallo nella Vita Urbana

I bicchieri di bronzo e rame godevano di grande popolarità tra la popolazione urbana benestante. Questi recipienti metallici si distinguevano per la loro durevolezza e le molteplici possibilità di design. I bicchieri di rame spesso portavano impressionanti incisioni con stemmi familiari o rappresentazioni religiose. I recipienti di bronzo colpivano per la loro caratteristica colorazione e permettevano l'applicazione di complessi lavori in rilievo che combinavano abilità artigianale e maestria artistica.

Recipienti per Bere dell'Alta Società Medievale

I calici d'argento del Medioevo incarnavano potere e perfezione artistica. Nelle camere del tesoro delle case nobiliari e delle ricche famiglie patrizie si conservavano esemplari particolarmente elaborati, utilizzati esclusivamente in occasioni importanti. Il design di questi recipienti seguiva un complesso linguaggio visivo, che andava dai motivi religiosi alle rappresentazioni araldiche, sottolineando la posizione dei loro proprietari.

illustrazione di un calice d'argento medievale con dettagli decorativi

Recipienti di Lusso Dorati

I recipienti per bere dorati rappresentavano l'apice dell'arte orafa medievale. La tecnica della doratura a fuoco permetteva di ottenere superfici particolarmente durevoli e luminose attraverso l'applicazione e il riscaldamento di un amalgama di oro e mercurio. Il valore di questi recipienti non si misurava solo dal materiale utilizzato, ma anche dalla magistrale esecuzione artigianale. La doratura poteva essere applicata in modo mirato per ottenere diversi effetti di design.

L'Arte Decorativa degli Orafi e i Centri Artigianali

Gli orafi medievali padroneggiavano un vasto repertorio di tecniche decorative. Attraverso il lavoro a sbalzo, modellavano il metallo dall'interno verso l'esterno per creare rappresentazioni plastiche. Fini incisioni e cesellature creavano strutture superficiali ricche di dettagli. I maestri combinavano diverse tecniche, unendo inserti smaltati con rilievi sbalzati e ornamenti incisi. Questa precisione artigianale testimonia una straordinaria comprensione tecnica e artistica che ancora oggi suscita ammirazione.

Alcune città divennero importanti centri di produzione di recipienti. Le città imperiali di Norimberga e Augusta acquisirono importanza in tutta Europa per i loro lavori di oreficeria. Altre città si specializzarono nella lavorazione di determinati materiali e svilupparono caratteristiche stilistiche distintive. Questi centri artigianali mantenevano un vivace scambio, combinando tradizioni regionali con influenze sovraregionali. La trasmissione delle conoscenze avveniva sia all'interno delle botteghe che attraverso apprendisti itineranti, che diffondevano nuove tecniche e forme di design.

Garanzia di Qualità attraverso i Regolamenti delle Corporazioni

La qualità dei recipienti prodotti era soggetta al rigoroso controllo dei regolamenti delle corporazioni. Questi non solo regolavano la formazione degli artigiani, ma anche l'uso dei materiali e l'ispezione dei pezzi finiti. Per i lavori in metalli preziosi, vigevano norme particolarmente precise sul contenuto di metallo fino e sulla marcatura delle opere. I maestri delle corporazioni supervisionavano il rispetto di questi standard e punivano le violazioni con severe sanzioni. Questo sistema di controllo della qualità contribuì in modo significativo all'alta qualità artigianale dei recipienti per bere medievali e assicurò la reputazione dei centri di produzione.

Recipienti Speciali nel Medioevo e Rituali Sociali

Corno Potorio e Coppe Cerimoniali

La cultura del bere medievale produsse una notevole varietà di recipienti speciali che andavano ben oltre il puro scopo utilitario. Il corno potorio occupava una posizione di rilievo. Questi recipienti, realizzati con corna di bovini o bufali, non servivano solo come contenitori pratici, ma portavano un profondo significato simbolico, essendo considerati un segno di connessione con gli antenati germanici e utilizzati soprattutto in occasioni festive e rituali. La lavorazione artistica delle corna, decorate con guarnizioni d'argento o ottone, sottolineava il loro status speciale. Le coppe cerimoniali di benvenuto costituivano una categoria a sé stante: questi recipienti, generalmente di grandi dimensioni e con capacità di diversi litri, servivano per l'accoglienza rituale degli ospiti e presentavano decorazioni impressionanti. Il loro uso era soggetto a regole rigorose: il padrone di casa offriva il primo sorso, l'ospite doveva berne un po' e poi passare il recipiente, evidenziando il ruolo centrale dell'ospitalità.

I Calici delle Corporazioni e il Loro Significato Sociale

I calici delle corporazioni incarnavano l'identità e la posizione sociale delle gilde artigiane medievali. Questi calici, realizzati principalmente in argento, servivano come oggetti rituali centrali durante le riunioni e le celebrazioni delle corporazioni. Il loro design seguiva un complesso sistema di simboli: emblemi artigianali, stemmi e iscrizioni documentavano la storia della rispettiva corporazione. I calici erano considerati oggetti di prestigio e rappresentavano il successo economico e la posizione sociale della corporazione all'interno della società urbana.

Rituali Sociali del Bere

Il bere in comunità si sviluppò nel Medioevo come un importante rituale sociale con molteplici manifestazioni. Il brindisi di benvenuto da un recipiente condiviso si affermò come simbolo di ospitalità e fiducia reciproca. Durante le feste delle corporazioni e gli incontri di corte si svilupparono elaborate cerimonie del bere. Il brindare, accompagnato da un brindisi, era uno dei gesti sociali fondamentali di questo periodo. Una forma particolare era il 'Minnetrinken' - un brindisi commemorativo fatto in onore di persone defunte o assenti. Queste tradizioni plasmavano l'interazione sociale e rafforzavano i legami sociali.

Banchetti che Presero Vita: Il Teatro della Tavola Medievale

La Comunione Sotto le Due Specie: Storia e Teologia

La questione della comunione sotto le due specie per i fedeli laici ha una lunga storia, non esente da aspetti polemici. Gesù, nell'ultima cena, ha nutrito gli apostoli del suo corpo e del suo sangue, dicendo di fare questo in memoria di Lui. È vero che Gesù ha detto: «Se non mangerete la carne del Figlio dell’uomo e non berrete il suo sangue, non avrete in voi la vita» (Gv 6,53). Non è solo il sacerdote che celebra nella Messa; l'intera assemblea partecipa al sacrificio eucaristico.

Pratica Storica e Sue Mutazioni

Nei primi secoli della vita cristiana era cosa normale fare la Santa Comunione sotto le due specie, una pratica che è rimasta costante fino ai giorni nostri nei riti orientali non latinizzati. In Occidente, invece, tale pratica ha avuto una storia travagliata, passando progressivamente alla comunione sotto la sola specie del pane. Le ragioni di questo cambiamento furono molteplici, alcune d'ordine pratico, altre d'ordine teologico. Tra le ragioni pratiche vi erano le difficoltà logistiche legate alle grandi assemblee, la prolissità del rito, e il timore di profanazione. Sul piano teologico, la dottrina della presenza reale di Cristo conobbe in questo periodo un grande sviluppo, portando alla convinzione che Cristo è presente in tutta la sua integrità sia sotto la specie del pane che sotto quella del vino, come affermato da San Tommaso d'Aquino (Somma Teologica III, q. 76, a. 2). Inoltre, Gv 6,51 ("Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno...") veniva utilizzato per sostenere la sufficienza della sola specie del pane.

La Riforma del Concilio Vaticano II e il Significato del Segno

La decisione del Concilio Vaticano II ha significato un importante passo verso la pienezza di manifestazione e di comprensione del segno sacramentale. La Costituzione sulla sacra liturgia del Vaticano II afferma al n. 55 che "si raccomanda vivamente la più perfetta partecipazione alla messa, che si attua quando i fedeli, dopo la comunione del sacerdote, ricevono il Corpo del Signore dal medesimo sacrificio." Le edizioni successive dei libri liturgici hanno riempito questo vuoto, e l'edizione del Messale Romano dell’anno 2000 riassume la teologia al n. 281 (n. 281), affermando che il segno della comunione è "più completo e più perfetto" se viene fatta sotto le due specie. Risulta infatti più evidente il segno del banchetto eucaristico e si esprime più chiaramente la volontà divina di ratificare la nuova ed eterna alleanza nel Sangue del Signore ed è più intuitivo il rapporto tra il banchetto eucaristico e il convito escatologico nel regno del Padre.

Ricevere la comunione sotto le due specie ripristina la struttura originale con la quale Cristo l’ha istituita, mostrando più chiaramente il mistero eucaristico come banchetto sacrificale che anticipa il banchetto escatologico della fine dei tempi. Questo evidenzia anche il carattere festivo del banchetto biblico (cf. Mt 9,13; Pr 9,2) e la dimensione escatologica di questo calice, in quanto il futuro convito dei discepoli sarà il banchetto escatologico che la cena anticipa. La comunione sotto le due specie è un segno efficace dell’alleanza nuova ed eterna nel sangue di Cristo (cf. Eb 9,15-22).

Già il 7 marzo 1965, con un unico Decreto della Sacra Congregazione dei Riti, fu concessa la facoltà di distribuire la Santa Comunione sotto le due specie in determinate occasioni. Nello stesso tempo, però, si esortano i fedeli a partecipare più intensamente al sacro rito, nella forma in cui è posto in maggior evidenza il segno del banchetto. Circa il modo di distribuire ai fedeli la sacra Comunione sotto le due specie e circa l’estensione delle facoltà, le Conferenze Episcopali possono stabilire delle norme, approvate dalla Sede Apostolica. Il Tempo di Pasqua è quello tradizionale per la prima Comunione o partecipazione all'Eucaristia dei ragazzi e delle ragazze. In alcune situazioni, qualche sacerdote ha anche amministrato la comunione intingendo l’ostia nel calice, una prassi nota come comunione per intinzione, specialmente utile per i fedeli che non possono bere il vino direttamente dal calice.

Eredità Storica della Cultura del Bere

La cultura del bere medievale ha lasciato tracce durature nello sviluppo sociale. Numerosi costumi e tradizioni esistono in forma modificata fino ai giorni nostri. Il desiderio di recipienti per bere rappresentativi persiste, anche se in un contesto sociale mutato. Le tecniche artigianali di produzione dei recipienti hanno influenzato lo sviluppo dell'artigianato artistico per secoli. Gli artigiani contemporanei si ispirano ancora oggi ai metodi e ai principi di design tramandati. I recipienti per bere originali conservati servono come importanti fonti storiche che forniscono informazioni sulle strutture sociali, le abilità tecniche e le forme di espressione artistica del loro tempo di origine. Nelle collezioni museali, offrono un'immagine autentica della cultura medievale e permettono un accesso diretto a questo periodo storico.

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