Ogni anno, il 25 dicembre, giorno di Natale, Papa Francesco impartisce la tradizionale Benedizione Urbi et Orbi dal Vaticano, un momento culminante per la Chiesa Cattolica. Questa benedizione papale è accompagnata da un messaggio di pace e speranza rivolto al mondo intero.
Il Significato della Benedizione Urbi et Orbi
La locuzione latina “Urbi et Orbi”, tradotta come “alla città (di Roma) e al mondo”, si riferisce a una speciale benedizione papale che viene estesa a tutti i fedeli nei momenti più importanti per la Chiesa Cattolica. Questo gesto solenne porta con sé un profondo significato spirituale, annuncia pace e speranza, ed è un momento di unione per la comunità cattolica mondiale e per tutte le persone in cerca di consolazione.
Questa benedizione viene solitamente impartita dal Pontefice dal celebre balcone della facciata centrale della Basilica di San Pietro in Vaticano. I momenti principali in cui il Papa conferisce l’Urbi et Orbi sono:
- Il giorno di Natale
- La domenica di Pasqua
Oltre a queste due date fondamentali, la benedizione può essere impartita anche in altre circostanze straordinarie, come un Giubileo in favore dei pellegrini o l’elezione e l’insediamento di un nuovo Papa. Un esempio straordinario è stato il 27 marzo 2020, quando Papa Francesco ha impartito una benedizione Urbi et Orbi in un momento drammatico per il mondo: la pandemia di COVID-19. In quella storica occasione, il Santo Padre presiedette un momento di preghiera straordinario in una Piazza San Pietro deserta, simbolo del dolore e dell’incertezza globale. Con questa benedizione, accompagnata dall’indulgenza plenaria, Papa Francesco chiese la fine della pandemia e offrì parole di conforto e speranza ai fedeli di tutto il mondo. Attraverso questa benedizione, i fedeli ricevono anche l’indulgenza plenaria alle condizioni abituali, un dono spirituale che rappresenta la remissione delle pene dovute ai peccati confessati e perdonati.
I Temi Centrali del Messaggio di Natale del Papa
Nel suo messaggio natalizio, Papa Francesco ricorda terre e popoli scossi da guerre e violenze, bambini vittime di abusi, gli anziani soli, i profughi, i rifugiati e quanti soffrono a causa della pandemia. In effetti, mentre risuona l'annuncio della nascita del Salvatore, sorgente della vera pace, vediamo ancora tanti conflitti, crisi e contraddizioni che sembrano non finire mai. Ci siamo abituati a tal punto che immense tragedie passano ormai sotto silenzio, rischiando di non sentire il grido di dolore e di disperazione di tanti fratelli e sorelle.
L'Incarnazione come Via all'Incontro e al Dialogo
Papa Francesco sottolinea che “La Parola di Dio, che ha creato il mondo e dà senso alla storia e al cammino dell’uomo, si è fatta carne ed è venuta ad abitare in mezzo a noi”. Nel messaggio di Natale, dalla loggia centrale della Basilica Vaticana, il Pontefice evidenzia che “il Verbo si è fatto carne per dialogare con noi”, mostrandoci “la via dell’incontro e del dialogo”. Questa è una strada da intraprendere anche e soprattutto “in questo tempo di pandemia”, in cui “si rafforza la tendenza a chiudersi, a fare da sé, a rinunciare ad uscire, a incontrarsi, a fare le cose insieme”. Anche a livello internazionale, osserva il Papa, “c’è il rischio di non voler dialogare, il rischio che la crisi complessa induca a scegliere scorciatoie piuttosto che le strade più lunghe del dialogo”. Nella parte conclusiva del messaggio natalizio, il Santo Padre indica che, sebbene siano tante “le difficoltà del nostro tempo”, più forte “è la speranza, perché un bambino è nato per noi”. “Lui - ricorda Francesco - è la Parola di Dio e si è fatto in-fante, capace solo di vagire e bisognoso di tutto”, e “ha voluto imparare a parlare, come ogni bambino, perché noi imparassimo ad ascoltare Dio, nostro Padre, ad ascoltarci tra noi e a dialogare come fratelli e sorelle”.
Il Richiamo alla Pace e il Grido contro le Guerre
Il Pontefice ha lanciato un forte appello per la pace, sottolineando che "il nostro tempo sta vivendo una grave carestia di pace anche in altre regioni, in altri teatri di questa terza guerra mondiale". Ha affermato con dolore che, mentre ci viene donato il Principe della pace, "venti di guerra continuano a soffiare gelidi sull’umanità". Nella Scrittura, al Principe della pace si oppone «il principe di questo mondo» che, seminando morte, agisce contro il Signore, «amante della vita». Lo vediamo in azione a Betlemme quando, dopo la nascita del Salvatore, avviene la strage degli innocenti. Quante stragi di innocenti nel mondo: nel grembo materno, nelle rotte dei disperati in cerca di speranza, nelle vite di tanti bambini la cui infanzia è devastata dalla guerra.
Allora dire “sì” al Principe della pace significa dire “no” alla guerra, e questo con coraggio: dire “no” alla guerra, a ogni guerra, alla logica stessa della guerra, viaggio senza meta, sconfitta senza vincitori, follia senza scuse. Questo è la guerra: viaggio senza meta, sconfitta senza vincitori, follia senza scuse. Ma per dire “no” alla guerra bisogna dire “no” alle armi. Perché, se l’uomo, il cui cuore è instabile e ferito, si trova strumenti di morte tra le mani, prima o poi li userà. E come si può parlare di pace se aumentano la produzione, la vendita e il commercio delle armi? Oggi, come al tempo di Erode, le trame del male, che si oppongono alla luce divina, si muovono nell’ombra dell’ipocrisia e del nascondimento: quante stragi armate avvengono in un silenzio assordante, all’insaputa di tanti! La gente, che non vuole armi ma pane, che fatica ad andare avanti e chiede pace, ignora quanti soldi pubblici sono destinati agli armamenti. Eppure dovrebbe saperlo! Isaia, che profetizzava il Principe della pace, ha scritto di un giorno in cui «una nazione non alzerà più la spada contro un’altra nazione»; di un giorno in cui gli uomini «non impareranno più l’arte della guerra», ma «spezzeranno le loro spade e ne faranno aratri, delle loro lance faranno falci» (2,4).

La Preoccupazione per le Terre Martoriate e i Popoli Sofferenti
Il pensiero del Pontefice torna, come già avvenuto in più occasioni durante il Pontificato, alle laceranti sofferenze dei popoli di Siria, "ancora martoriata da un conflitto che è passato in secondo piano ma non è finito", dove gli sfollati sono oltre 7 milioni. Guarda all’Iraq, che fatica ancora a rialzarsi dopo un lungo conflitto, Paese al centro del viaggio apostolico dal 5 all'8 marzo del 2021. Ascolta il grido dei bambini che si leva dallo Yemen, dove un’immane tragedia, dimenticata da tutti, da anni si sta consumando in silenzio, provocando morti ogni giorno.
Il Papa ricorda le continue tensioni tra israeliani e palestinesi, che si trascinano senza soluzione, con sempre maggiori conseguenze sociali e politiche, e invita a volgere lo sguardo verso Betlemme, il luogo in cui Gesù ha visto la luce e che vive tempi difficili anche per le difficoltà economiche dovute alla pandemia, che impedisce ai pellegrini di raggiungere la Terra Santa, con effetti negativi sulla vita della popolazione. Ha espresso dolore per le vittime dell’esecrabile attacco del 7 ottobre scorso e ha rinnovato un pressante appello per la liberazione di quanti sono ancora tenuti in ostaggio. Ha supplicato che cessino le operazioni militari, con il loro spaventoso seguito di vittime civili innocenti, e che si ponga rimedio alla disperata situazione umanitaria aprendo all’arrivo degli aiuti. Ha esortato a non continuare ad alimentare violenza e odio, ma ad avviare a soluzione la questione palestinese, attraverso un dialogo sincero e perseverante tra le Parti, sostenuto da una forte volontà politica e dall’appoggio della comunità internazionale. Il suo pensiero va anche al Libano, che soffre una crisi senza precedenti con condizioni economiche e sociali molto preoccupanti, "perché possa finalmente risollevarsi, con il sostegno della comunità internazionale".
Francesco ha ricordato il popolo afgano, che da oltre quarant’anni è messo a dura prova da conflitti che hanno spinto molti a lasciare il Paese. Il suo pensiero è rivolto anche al Myanmar, Paese scosso dalle violenze, dove intolleranza e violenza colpiscono non di rado anche la comunità cristiana e i luoghi di culto, e oscurano il volto pacifico di quella popolazione. Ha implorato la pace per l’Ucraina, dicendo che le armi non sono la strada e non si deve permettere che "dilaghino in Ucraina le metastasi di un conflitto incancrenito". Ha auspicato che si avvicini il giorno della pace definitiva tra Armenia e Azerbaigian. Anche l’Africa è nel cuore del Santo Padre, che esorta ad ascoltare il grido di dolore di popolazioni afflitte da violenze e da profondi squilibri. Ha assistito l’Etiopia nel ritrovare la via della riconciliazione e della pace attraverso un confronto sincero che metta al primo posto le esigenze della popolazione. Ha ascoltato il grido delle popolazioni della regione del Sahel, che sperimentano la violenza del terrorismo internazionale. Ha volto lo sguardo ai popoli dei Paesi del Nord Africa che sono afflitti dalle divisioni, dalla disoccupazione e dalla disparità economica, e ha alleviato le sofferenze dei tanti fratelli e sorelle che soffrono per i conflitti interni in Sudan e Sud Sudan.
Un altro passaggio del messaggio natalizio è dedicato al continente americano, dove ha espresso preoccupazione per "le tensioni politiche e sociali", pensando in particolare alla popolazione haitiana. Ha invocato che prevalgano nei cuori dei popoli del continente americano i valori della solidarietà, della riconciliazione e della pacifica convivenza, attraverso il dialogo, il rispetto reciproco e il riconoscimento dei diritti e dei valori culturali di tutti gli esseri umani.
Papa Leone XIV: "Il Natale del Signore è il Natale della Pace"
La Tutela dei Vulnerabili e l'Indifferenza
Nel suo messaggio, il Papa scandisce parole che compongono una supplica: “A Lui chiediamo la forza di aprirci al dialogo. In questo giorno di festa lo imploriamo di suscitare nei cuori di tutti aneliti di riconciliazione e di fraternità”. Chiede al Bambino Gesù di confortare le vittime della violenza nei confronti delle donne, che dilaga in questo tempo di pandemia, e di offrire speranza ai bambini e agli adolescenti fatti oggetto di bullismo e di abusi. Da’ consolazione e affetto agli anziani, soprattutto a quelli più soli, e dona serenità e unità alle famiglie, luogo primario dell’educazione e base del tessuto sociale.
Il Pontefice, riferendosi a questo tempo scosso dall'emergenza non solo sanitaria, ricorda anche il dramma della pandemia e la speranza dei vaccini. Chiede a Dio-con-noi di concedere salute ai malati e di ispirare tutte le persone di buona volontà a trovare le soluzioni più idonee per superare la crisi sanitaria e le sue conseguenze. Ha esortato a rendere i cuori generosi, per far giungere le cure necessarie, specialmente i vaccini, alle popolazioni più bisognose. Ha ricompensato tutti coloro che mostrano attenzione e dedizione nel prendersi cura dei familiari, degli ammalati e dei più deboli.
Per prigionieri, profughi e rifugiati, Francesco rivolge parole al Bambino nato a Betlemme esortando tutti gli uomini a non restare indifferenti. “Non ci lasciare indifferenti di fronte al dramma dei migranti, dei profughi e dei rifugiati. I loro occhi ci chiedono di non girarci dall’altra parte, di non rinnegare l’umanità che ci accomuna, di fare nostre le loro storie e di non dimenticare i loro drammi”. Ha anche ricordato la necessità di accogliere i rifugiati: "Oggi come allora, Gesù, la luce vera, viene in un mondo malato di indifferenza, che non lo accoglie, anzi lo respinge, come accade a molti stranieri, o lo ignora, come troppo spesso facciamo noi con i poveri. Non dimentichiamoci oggi dei tanti profughi e rifugiati che bussano alle nostre porte in cerca di conforto, calore e cibo. Non dimentichiamoci degli emarginati, delle persone sole, degli orfani e degli anziani che rischiano di finire scartati, dei carcerati che guardiamo solo per i loro errori e non come esseri umani".
La Cura della Casa Comune
Papa Francesco, toccando temi al centro dell'enciclica Laudato si', ricorda il grido di dolore della terra, scossa dai cambiamenti climatici e, in molti casi, maltrattata dall’uomo. Invocando il Verbo eterno che si è fatto carne, chiede di renderci premurosi verso la nostra casa comune, anch’essa sofferente per l’incuria con cui spesso la trattiamo, e di spronare le autorità politiche a trovare accordi efficaci perché le prossime generazioni possano vivere in un ambiente rispettoso della vita.
Il Messaggio di Gioia e Speranza di Betlemme
Lo sguardo e il cuore dei cristiani di tutto il mondo sono rivolti a Betlemme; lì, dove regnano dolore e silenzio, è risuonato l’annuncio atteso da secoli: «È nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore» (Lc 2,11). Sono le parole dell’angelo nel cielo di Betlemme e sono rivolte anche a noi. Ci riempie di fiducia e di speranza sapere che il Signore è nato per noi; che la Parola eterna del Padre, il Dio infinito, ha fissato la sua dimora tra noi. Quello di Betlemme è l’annuncio di «una grande gioia» (Lc 2,10). Non la felicità passeggera del mondo, non l’allegria del divertimento, ma una gioia “grande” perché ci fa “grandi”. Oggi, infatti, noi esseri umani, con i nostri limiti, abbracciamo la certezza di una speranza inaudita, quella di essere nati per il Cielo. Gesù nostro fratello è venuto a fare del Padre suo il Padre nostro: fragile Bimbo, ci rivela la tenerezza di Dio; e molto di più: Lui, l’Unigenito del Padre, ci dà il «potere di diventare figli di Dio» (Gv 1,12).
Il Papa invita a rallegriamoci di questa grazia: "Gioisci tu, che hai smarrito fiducia e certezze, perché non sei solo, non sei sola: Cristo è nato per te! Gioisci tu, che hai deposto la speranza, perché Dio ti tende la mano: non ti punta il dito contro, ma ti offre la sua manina di Bimbo per liberarti dalle paure, sollevarti dalle fatiche e mostrarti che ai suoi occhi vali come nient’altro. Gioisci tu, che nel cuore non trovi la pace, perché per te si è compiuta l’antica profezia di Isaia: «Un bambino è nato per noi, ci è stato dato un figlio […] e il suo nome sarà: […] Principe della pace» (9,5)». Il vescovo di Roma ha ricordato le origini umili del Messia, nato al freddo, povero tra i poveri. E ha richiamato tutti sull'importanza del giorno di Natale per lo nutrire spirito: "Vinciamo il torpore del sonno spirituale e le false immagini della festa che fanno dimenticare chi è il festeggiato. Usciamo dal frastuono che anestetizza il cuore e ci induce a preparare addobbi e regali più che a contemplare l'Avvenimento: il Figlio di Dio nato per noi".

Gli Appuntamenti Natalizi in Vaticano
Gli appuntamenti principali durante il periodo natalizio in Vaticano, presieduti da Papa Francesco, sono i seguenti:
- 24 dicembre: Messa nella notte di Natale, presieduta da Papa Francesco, con inizio alle 21:30 nella Basilica di San Pietro.
- 25 dicembre: Il Pontefice rivolge il suo messaggio natalizio al mondo, impartendo la solenne benedizione “Urbi et Orbi”, alle ore 12:00 dalla Loggia centrale della Basilica Vaticana.
- 31 dicembre: Celebrazione dei primi Vespri della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, alle ore 17:00, sempre nella Basilica di San Pietro.
- 1° gennaio: Il nuovo anno si apre con la Messa della solennità di Maria Santissima Madre di Dio, nell’ottava di Natale, ricorrendo la LIII Giornata mondiale della pace, alle ore 10:00 nella Basilica Vaticana.
Fratelli e sorelle, si avvicina il tempo di grazia e di speranza del Giubileo, che inizierà tra un anno. Queste parole si sono compiute in Gesù (cfr Lc 4,18), nato oggi a Betlemme. Accogliamolo, apriamo il cuore a Lui, il Salvatore!
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