Nell’Angelus di domenica scorsa, il Papa ha parlato nuovamente di gioia, sottolineando come vivere di cose materiali e vivere per possederle lasci un vuoto e un’insoddisfazione, la consapevolezza che non bastano alla vita del cristiano. L’uomo aspira a essere felice, un concetto talmente sentito da essere uno dei punti della Costituzione degli Stati Uniti d'America, come “diritto alla felicità”. Sentimenti di libertà, pace e solidarietà sono racchiusi e sintetizzati nel moto di gioia espresso dalla musica trascinante dell’Inno Europeo, l’Inno alla gioia, tratto dalla Nona Sinfonia di Ludwig van Beethoven e adottato per rappresentare l’Unione Europea dal 1972.

La Gioia nella Tradizione della Chiesa
Il pensiero di San Paolo VI sulla gioia
San Paolo VI, nell’esortazione apostolica Gaudete in Domino, riconosce “il bisogno di gioia nel cuore di tutti gli uomini” e vi si concentra totalmente. Egli spiega: "Vi sono diversi gradi in questa felicità. La sua espressione più nobile è la gioia, o la ‘felicità’ in senso stretto, quando l'uomo, a livello delle facoltà superiori, trova la sua soddisfazione nel possesso di un bene conosciuto e amato. Così l'uomo prova la gioia quando si trova in armonia con la natura, e soprattutto nell'incontro, nella partecipazione, nella comunione con gli altri. A maggior ragione egli conosce la gioia o la felicità spirituale quando la sua anima entra nel possesso di Dio, conosciuto e amato come il bene supremo e immutabile”.
La Distinzione tra Gioia e Allegria secondo Papa Francesco
La gioia è uno dei tratti più presenti e fondanti del magistero di Papa Francesco, che l’ha richiamata fin dal titolo delle sue tre prime esortazioni apostoliche: l'Evangelii gaudium, l'Amoris laetitia e la Gaudete et Exsultate, impiegando ciascuna volta ogni sfumatura del significato originario del termine in latino. Papa Francesco ricorda le parole di Gesù: “vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11), e ribadisce che “la gioia è il segno del cristiano: un cristiano senza gioia o non è cristiano o è ammalato, la sua salute cristiana 'non va bene' ... perché un cristiano senza gioia non è cristiano. Per il cristiano, infatti, la gioia è presente anche nel dolore, nelle tribolazioni, pure nelle persecuzioni”.
In una delle sue prime meditazioni quotidiane a Santa Marta, Papa Francesco ha affermato che “il cristiano è un uomo e una donna di gioia”. Distinguendo tra gioia e allegria, ha spiegato che la gioia “non è l’allegria? No: non è lo stesso. (…) la gioia è di più, è un’altra cosa. È una cosa che non viene dai motivi congiunturali, dai motivi del momento: è una cosa più profonda. È un dono. L’allegria, se noi vogliamo viverla tutti i momenti, alla fine si trasforma in leggerezza, superficialità, e anche ci porta a quello stato di mancanza di saggezza cristiana, ci fa un po’ scemi, ingenui, no?, tutto è allegria … no. La gioia è un’altra cosa. La gioia è un dono del Signore. Ci riempie da dentro. È come una unzione dello Spirito. E questa gioia è nella sicurezza che Gesù è con noi e con il Padre”.
Se la gioia è un dono, il cristiano possiede però gli strumenti per raggiungerla, rivelati da Gesù stesso. Introducendo il ciclo di udienze generali dedicato alle Beatitudini, Papa Francesco ha chiesto: “Ma cosa vuol dire la parola ‘beato’? Perché ognuna delle otto Beatitudini incomincia con la parola ‘beato’”? E ha spiegato: “Il termine originale non indica uno che ha la pancia piena o se la passa bene, ma è una persona che è in una condizione di grazia, che progredisce nella grazia di Dio e che progredisce sulla strada di Dio: la pazienza, la povertà, il servizio agli altri, la consolazione… Coloro che progrediscono in queste cose sono felici e saranno beati. Dio, per donarsi a noi, sceglie spesso delle strade impensabili, magari quelle dei nostri limiti, delle nostre lacrime, delle nostre sconfitte… Le Beatitudini ti portano alla gioia, sempre; sono la strada per raggiungere la gioia”.
La carta di identità del cristiano è la gioia
Benedetto XVI: Il Coraggio di Gioire e la Fonte della Vera Gioia
Ancor prima di diventare Papa, Benedetto XVI parlava del coraggio di gioire. Nel suo libro “Il sale della terra. Cristianesimo e Chiesa cattolica nella svolta del millennio” (ed. San Paolo, Milano 1997), Joseph Ratzinger affermava: “La gioia semplice, genuina, è divenuta più rara. La gioia è oggi in certo qual modo sempre più carica di ipoteche morali e ideologiche. (…) Il mondo non diventa migliore se privato della gioia, il mondo ha bisogno di persone che scoprano il bene, che siano capaci di provare gioia per esso e che in questo modo ricevono anche lo stimolo e il coraggio di fare il bene. (…) Abbiamo bisogno di quella fiducia originaria che, ultimamente, solo la fede può dare. Che, alla fine, il mondo è buono, che Dio c’è ed è buono. Da qui deriva anche il coraggio della gioia, che diventa a sua volta impegno perché anche gli altri possano gioire e ricevere il lieto annuncio”.
“Quest’anno - esordisce il Santo Padre -, il tema della Giornata Mondiale della Gioventù ci è dato da un’esortazione della Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi: “Siate sempre lieti nel Signore!” (Fil 4,4). La gioia, in effetti, è un elemento centrale dell’esperienza cristiana. (…). E vediamo la grande forza attrattiva che essa ha: in un mondo spesso segnato da tristezza e inquietudini, è una testimonianza importante della bellezza e dell’affidabilità della fede cristiana”. Approfondendo alcuni aspetti della gioia, Benedetto XVI sottolinea che “Il nostro cuore è fatto per la gioia” e che “Dio è la fonte della vera gioia”. Egli spiega ai giovani come trovare e “conservare nel cuore la gioia cristiana” attraverso, fra l’altro, la vita della Parola.
Il messaggio continua affrontando “la gioia e l’amore” che, secondo Benedetto XVI, sono intimamente legati: “L’amore produce gioia, e la gioia è una forma d’amore.” E ricorda una frase di Teresa di Calcutta: “…Dio ama chi dona con gioia. E chi dona con gioia dona di più”. Seguono due passaggi che affrontano “la gioia della conversione” e la sfida di trovare la “gioia nelle prove”. “Il dolore - afferma il Papa - può essere trasfigurato dall’amore ed essere misteriosamente abitato dalla gioia”. È a questo punto che propone come modelli di vita due giovani testimoni: Pier Giorgio Frassati (1901-1925) e Chiara Badano (1971-1990), citando una lettera di quest’ultima a Chiara Lubich, datata 20 dicembre 1989, dove la giovane beata confessa che “soffrivo molto fisicamente, ma l’anima cantava”. Il testo si conclude con l’invito ai giovani di diventare “testimoni della gioia”, perché, sempre secondo il Santo Padre, “non si può essere felici se gli altri non lo sono: la gioia quindi deve essere condivisa”.

L'Olio di Letizia: Lo Spirito Santo come Fonte di Gioia
Nella Chiesa antica l’olio consacrato è stato considerato, in modo particolare, come segno della presenza dello Spirito Santo, che a partire da Cristo si comunica a noi. Egli è l’olio di letizia. Questa letizia è una cosa diversa dal divertimento o dall’allegria esteriore che la società moderna si auspica. Il divertimento, nel suo posto giusto, è certamente cosa buona e piacevole. È bene poter ridere. Ma il divertimento non è tutto. È solo una piccola parte della nostra vita, e dove esso vuol essere il tutto diventa una maschera dietro la quale si nasconde la disperazione o almeno il dubbio se la vita sia veramente buona, o se non sarebbe forse meglio non esistere invece di esistere.
La gioia, che da Cristo ci viene incontro, è diversa. Essa ci dà allegria, sì, ma certamente può andar insieme anche con la sofferenza. Ci dà la capacità di soffrire e, nella sofferenza, di restare tuttavia intimamente lieti. Ci dà la capacità di condividere la sofferenza altrui e così di rendere percepibile, nella disponibilità reciproca, la luce e la bontà di Dio. Il racconto degli Atti degli Apostoli, secondo cui gli Apostoli, dopo che il Sinedrio li aveva fatti flagellare, erano "lieti di essere stati giudicati degni di subire oltraggi per il nome di Gesù" (At 5,41), ci fa riflettere. Chi ama è pronto a soffrire per l’amato e a motivo del suo amore, e proprio così sperimenta una gioia più profonda. La gioia dei martiri era più forte dei tormenti loro inflitti. Questa gioia, alla fine, ha vinto ed ha aperto a Cristo le porte della storia. Come sacerdoti, siamo - come dice san Paolo - "collaboratori della vostra gioia" (2 Cor 1,24). Nel frutto dell’ulivo, nell’olio consacrato, ci tocca la bontà del Creatore, l’amore del Redentore.
Prospettive Semantiche e Teologiche della Gioia
Etimologia della Gioia e della Felicità
Quante parole esistono per esprimere la felicità? Gioia, letizia, esultanza… Nelle lingue moderne come in quelle antiche questo stato è espresso con una molteplicità di termini che si declinano in diverse sfumature di significato. Nel greco antico il termine gioia e quello di felicità hanno significati diversi. Felicità è tradotta con εὐδαιμονισμός, “eudaimonía”, parola composta (eu bene e daímon spirito). Il significato etimologico è cioè quello di spirito buono. Gioia è invece εὐφροσύνη, euphrosýne, dove all’eu (buono) si unisce il verbo phraino con il significato di “rallegrarsi”.
Anche nel latino si nota la stessa differenza, dal momento che felice (felix) significa fertile, ricco, appagato ma anche fortunato, mentre gioia (gaudium) deriva da gaudeo, godo, e nell’etimologia indica gioiello, ovvero una cosa preziosa, da custodire. In termini estremamente generali, la felicità in greco o in latino, come nel significato moderno, deriva dagli agenti esterni, è la risposta a uno stimolo ed è quindi destinata ad esaurirsi, mentre la gioia è il risultato di uno stato interiore che persiste nonostante gli accadimenti.
La Ricerca della Felicità nel Pensiero Antico e la Gioia Biblica
La felicità è un concetto pervasivo di tutto il pensiero filosofico di ogni cultura, in ogni latitudine e in ogni tempo. Dai presocratici a Socrate, Platone e Aristotele il concetto di ricerca della felicità ricorre per trovare una chiave che lenisca l’angoscia dell’uomo. Ad esempio nella Lettera a Meneceo di Epicuro, la cosiddetta Lettera sulla felicità, il quadrifarmaco è in effetti una strategia che cerca di eludere il dolore, che cerca di estirparlo, di escluderlo dall’esistenza. Nel mondo antico, in fin dei conti, l’uomo è lasciato solo di fronte a se stesso e gli dei sono entità indifferenti che non intervengono direttamente nella sua vita attraverso un dialogo fatto di fiducia e di amore.
Nella Bibbia, sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, la gioia ricorre di continuo, come una sinfonia che attraversa tutte le corde musicali dell'essere. Non esprime forse gioia intensissima l'esclamazione di lode a Dio Alleluia, traslitterazione della Parola Ebraica הַלְּלוּיָהּ? Poetiche o accurate, piene di fervore o di passione, che esprimono la gioia sommessa della preghiera o quella incontenibile della gratitudine, spingendo perfino a ballare e cantare, sono parole che ricorrono moltissimo, quasi 250 volte. Lo stesso Vangelo contiene in sé la gioia: è la buona notizia, la lieta novella. Deriva dal greco εὐαγγέλιον “evangelion” ed è composto, come gli altri termini greci relativi alla felicità, dall'avverbio εὐ “bene, buono”, unito a ἄγγελος, “anghelos”, “messaggero, annuncio”.
Nei Vangeli, quindi, la gioia esplode e ricorre in modo serrato, con intensità vertiginosa. Troviamo il rallégrati dell'Angelo a Maria (Lc 1,28), l'esultanza di Giovanni nel grembo di Elisabetta (Lc 1,44) e Maria che pronuncia le splendide parole del Magnificat: “il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore" (Lc 1,47). Vi è poi la gioia del padre che ritrova il figlio e quella del pastore la sua pecora: il capitolo 15 di Luca è tutto un inno alla gioia. Anche nel resto dei Vangeli gli esempi sono davvero tanti ma di certo nelle parole di Gesù vi è il compimento più grande, si raggiungono le note più alte come quando dice “la mia gioia dimori in voi e la vostra gioia sia completa” (Gv 15,10-11), impiegando il termine greco χάρις (chàris ), che è la parola più frequente e sta a significare dono, grazia (più di 150 nelle Scritture greche e nel solo Paolo oltre 90 volte). Aristotele nella Retorica (2,7) definisce chàris un dono che si fa in modo gratuito e disinteressato e che dipende unicamente dalla generosità e dalla liberalità del donatore.

Madre Teresa di Calcutta: La Gioia nel Dono di Sé
La vita, le opere e gli scritti di Madre Teresa di Calcutta traboccano di gioia. In particolare questa poesia è l'inno toccante di una santa che ha fatto del più piccolo gesto quotidiano un gesto eroico, della povertà e del dono di sé una fonte inesauribile di amore. Con questi versi ci insegna la gioia:
- Un cuore gioioso è il normale risultato di un cuore che arde d'amore.
- La gioia non è semplicemente una questione di temperamento, è sempre difficile mantenersi gioiosi: una ragione di più per dover cercare di attingere alla gioia e farla crescere nei nostri cuori.
- La gioia è preghiera; la gioia è forza; la gioia è amore. E più dona chi dona con gioia.
- Ai bimbi e ai poveri, a tutti coloro che soffrono e sono soli, donate loro sempre un gaio sorriso; donate loro non solo le vostre premure, ma anche il vostro cuore.
- Può darsi che non si sia in grado di donare molto, però possiamo sempre donare la gioia che scaturisce da un cuore colmo d'amore.
- Se nel vostro lavoro incontrate difficoltà e le accettate con gioia, con un largo sorriso, in ciò, al pari di molte altre cose, vedrete le vostre opere buone. E il modo migliore per dimostrare la vostra gratitudine consiste nell'accettare ogni cosa con gioia.
- Se sarete colmi di gioia, la gioia risplenderà nei vostri occhi e nel vostro aspetto, nella vostra conversazione e nel vostro appagamento. Non sarete in grado di nasconderla poiché la gioia trabocca. La gioia è assai contagiosa. Cercate, perciò, di essere sempre traboccanti di gioia dovunque andiate.
- La gioia dev'essere uno dei cardini della nostra vita. È il pegno di una personalità generosa. A volte è altresì un manto che avvolge una vita di sacrificio e di donazione di sé. Una persona che possiede questa dote spesso raggiunge alti vertici. Splende come un sole in seno a una comunità.
Madre Teresa conclude invitando: “Che Dio vi renda in amore tutto l'amore che avete donato o tutta la gioia e la pace che avete seminato attorno a voi, da un capo all'altro del mondo”.
