È unanimemente riconosciuto che Joseph Ratzinger sia stato un grande teologo, ma egli si è distinto anche come comunicatore notevole, con una cifra propria, la cui eredità supererà senza dubbio il limite temporale dell’esistenza terrena.
Il fatto che Benedetto XVI non sia stato un comunicatore per le masse, pur avendo attratto l’attenzione di milioni di giovani nelle Giornate Mondiali della Gioventù (Gmg), non toglie affatto valore al suo stile di comunicazione.
Un Comunicatore Oltre il Teologo
La Chiarezza Teologica e la Forza della Parola
Innanzitutto, come teologo, Joseph Ratzinger ha dimostrato che anche temi di alto livello intellettuale possono essere spiegati ai semplici ed essere alla portata di un pubblico ampio e non solo degli specialisti.
Il successo del suo Introduzione al Cristianesimo, che è tutt’oggi - ad oltre 50 anni dalla pubblicazione - un best seller mondiale della pubblicistica religiosa, dimostra la sua innata capacità di rendere ragione della fede in Gesù Cristo e di farlo con argomenti chiari e con un linguaggio affascinante e convincente.
Altrettanto si può dire per la trilogia su Gesù di Nazaret, un’opera nella quale Joseph Ratzinger ha messo tutto se stesso, riuscendo a completarla prima della rinuncia, nonostante le fatiche del governo della Chiesa universale.
Si può perciò affermare che Benedetto XVI è stato un grande testimone della fede - e della sua ragionevolezza, come emerge da ultimo nel testamento spirituale - pure per il modo con il quale ha saputo comunicarla. In particolare, attraverso i suoi scritti, i suoi discorsi (alcuni memorabili, come ricordato da più parti) e le sue omelie, definite “sublimi” da padre Federico Lombardi per la sapiente armonia tra teologia, conoscenza delle Scritture e spiritualità.

L'Impegno della Chiesa e i Messaggi di Benedetto XVI per le Comunicazioni Sociali
Al fine di rendere più efficace il multiforme apostolato della Chiesa con l'impiego degli strumenti di comunicazione sociale, ogni anno in tutte le diocesi del mondo, a giudizio dei vescovi, viene celebrata una giornata nella quale i fedeli sono istruiti sui loro doveri in questo settore, invitati a speciali preghiere per questo scopo e a contribuirvi con le loro offerte.
Benedetto XVI ha contribuito a questo impegno con i suoi messaggi annuali. Tra questi, si ricordano quello del 2008: "I mezzi di comunicazione sociale: al bivio fra protagonismo e servizio" e del 2009: "Nuove tecnologie, nuove relazioni". In particolare, ben cinque dei suoi otto messaggi per le Giornate delle Comunicazioni Sociali sono dedicati a questo inedito areopago digitale.
Gesti Comunicativi e Apertura alle Nuove Tecnologie
Al Papa tedesco non sono mancati tuttavia i gesti e il coraggio di “rischiare” nel vasto campo della comunicazione.
Benedetto XVI è stato il primo Pontefice ad incontrare delle vittime di abusi sessuali da parte di esponenti del clero. Un atto di grande significato anche comunicativo, in cui Ratzinger ha messo al centro l’ascolto. Un ascoltare - lo si è visto negli incontri durante i viaggi internazionali - lontano dai riflettori e contraddistinto dalla disponibilità e dall’empatia, condizioni essenziali per avviare quel processo di conversione del cuore che oggi Papa Francesco porta avanti convintamente e che è stato alla base del Summit sulla protezione dei minori del febbraio 2019.
Pur non essendo mancate critiche da certi media per alcune sue decisioni, Benedetto XVI ha sempre mantenuto un atteggiamento positivo rispetto al mondo dell’informazione e degli operatori della comunicazione. Dalla conversazione con il giornalista tedesco Peter Seewald è nato Luce del mondo, libro che spazia su tutte le questioni più delicate del suo Pontificato, fino a toccare il tema della rinuncia.
Benedetto XVI è anche il primo Pontefice ad aver inviato degli Sms (ai giovani della Gmg di Sydney), a dialogare con gli astronauti della Stazione spaziale internazionale, a rispondere a delle domande in Tv in occasione del Venerdì Santo (quello del 2011), mentre nel Natale dell’anno dopo ha firmato un editoriale sul Financial Times incentrato sull’impegno dei cristiani nel mondo di oggi.
Benedetto XVI. La rete promuova dialogo e solidarietà
Il "Continente Digitale": Visione e Sfide dei Social Network
Soprattutto, Benedetto XVI è il primo Papa che si confronta con l’irrompere sulla scena dei Social Network che rimodellano profondamente il contesto comunicativo globale proprio negli anni del suo Pontificato.
Come accennato, ben cinque dei suoi otto messaggi per le Giornate delle Comunicazioni Sociali sono dedicati a questo inedito areopago digitale. Insieme, questi messaggi costituiscono una sorta di compendio del Magistero della Chiesa su tale nuova realtà che ha cambiato non solo il nostro modo di comunicare ma anche quello di relazionarci con gli altri.
Benedetto XVI coglie immediatamente il senso della rivoluzione dei Social, che non sono tanto un mezzo da utilizzare quanto un ambiente da abitare. Conia dunque per le Reti sociali la definizione “continente digitale”. Un continente, al pari di quelli geografici, che richiede l’impegno dei fedeli - in particolare dei laici, in linea con Inter Mirifica - per evangelizzare questo nuovo territorio di missione.
Il Papa comprende anche che va superata la distinzione tra virtuale e reale giacché quanto viene condiviso e commentato sulle nuove piattaforme ha conseguenze concrete sulla vita vissuta delle persone. Benedetto XVI incoraggia i cristiani ad essere testimoni digitali più che influencer, a trasformare le Reti sociali in “porte di verità e di fede”.
E non si limita a farlo con le parole. Un gesto significativo è stato l'apertura dell'account Twitter del Papa, che viene paragonato da alcuni all’istituzione della Radio Vaticana da parte di Pio XI. Non tutti approvarono, temendo un’esposizione del Papa a critiche e offese, ma Benedetto XVI è stato convinto di una scelta che andava nella direzione della nuova evangelizzazione. Ancora una volta un Papa ha saputo cogliere le potenzialità delle innovazioni tecnologiche per raggiungere persone che, altrimenti, sarebbero rimaste escluse dall’annuncio evangelico.

Autenticità, Discernimento e Incontro Reale nell'Era Digitale
«Le reti sociali sono alimentate da aspirazioni radicate nel cuore dell’uomo», rappresentando un aspetto nuovo di un bisogno di comunicare antico. Si conferma un giudizio positivo, che non ignora però rischi e problemi.
Rifiutando critiche indiscriminate, il Pontefice scrive che «lo scambio di informazioni può diventare vera comunicazione, i collegamenti possono maturare in amicizia, le connessioni agevolare la comunione». Tuttavia, i buoni effetti dei social network non sono automatici: «le persone che vi partecipano devono sforzarsi di essere autentiche, perché in questi spazi non si condividono solamente idee e informazioni, ma in ultima istanza si comunica se stessi».
Inoltre, «la cultura dei social network e i cambiamenti nelle forme e negli stili della comunicazione, pongono sfide impegnative a coloro che vogliono parlare di verità e di valori». Spesso «il significato e l’efficacia delle differenti forme di espressione sembrano determinati più dalla loro popolarità che dalla loro intrinseca importanza e validità. La popolarità è poi frequentemente connessa alla celebrità o a strategie persuasive piuttosto che alla logica dell’argomentazione».
Ma questa, insiste Benedetto XVI, non è una ragione per tenersi lontani dai social network, bensì «è una ragione per partecipare alla loro conversazione con consapevolezza e cautela. Guai se le persone capaci di argomentare per la verità decidessero d'ignorare questa forma oggi dominante di piazza pubblica».
Questo appello a non restare fuori dei social network vale, particolarmente per i credenti, i quali «avvertono sempre più che se la Buona Notizia non è fatta conoscere anche nell’ambiente digitale, potrebbe essere assente nell’esperienza di molti per i quali questo spazio esistenziale è importante».
«L’ambiente digitale non è un mondo parallelo o puramente virtuale, ma è parte della realtà quotidiana di molte persone, specialmente dei più giovani. Questa preparazione ai nuovi linguaggi dei social network è oggi indispensabile per i cattolici, non per smania di essere alla moda, ma perché anche da questi strumenti passa la nuova evangelizzazione.
Di quali linguaggi si tratta? «Nell’ambiente digitale la parola scritta si trova spesso accompagnata da immagini e suoni. Una comunicazione efficace, come le parabole di Gesù, richiede il coinvolgimento dell’immaginazione e della sensibilità affettiva di coloro che vogliamo invitare a un incontro col mistero dell’amore di Dio».
Non dobbiamo sentirci impreparati, perché «la tradizione cristiana è da sempre ricca di segni e simboli: penso, ad esempio, alla croce, alle icone, alle immagini della Vergine Maria, al presepe, alle vetrate e ai dipinti delle chiese. Nessuno più del cristiano è abituato a esprimersi per immagini. Occorre però che l'espressione sia autentica».
«L’autenticità dei credenti nei network sociali è messa in evidenza dalla condivisione della sorgente profonda della loro speranza e della loro gioia: la fede». E anche qui sarà spesso una questione di tratto e di stile: «nell’ambiente digitale, dove è facile che si levino voci dai toni troppo accesi e conflittuali, e dove a volte il sensazionalismo rischia di prevalere, siamo chiamati a un attento discernimento».
Molti del resto scoprono «proprio grazie a un contatto avvenuto inizialmente on line, l’importanza dell’incontro diretto, di esperienze di comunità». È fondamentale ricordare che i social network non sostituiscono mai l'incontro faccia a faccia.

La Comunicazione del Papa Emerito: Silenzio e Preghiera
Se dunque nei quasi 8 anni di Pontificato, Benedetto XVI ha comunicato utilizzando i linguaggi più differenti con creatività e coraggio, nei quasi 10 anni da Papa emerito la sua comunicazione ha assunto una forma diversa, invisibile ma non per questo meno efficace: la forma del silenzio e della preghiera.
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