La figura di Santa Benedetta Cambiagio Frassinello rappresenta un esempio unico di flessibilità e obbedienza alla volontà divina, distinguendosi per una vita interamente dedicata a Dio e al prossimo. La sua missione non è stata lineare: ha vissuto la sua vocazione prima come sposa, condividendo con il marito un cammino di castità e dedizione, per poi passare alla fondazione di una congregazione religiosa.

Le Origini e la Vocazione Spirituale
Benedetta Cambiagio Frassinello nacque a Langasco (Genova), un paesetto dell’entroterra attualmente frazione di Campomorone, il 2 ottobre 1791 da Giuseppe e Francesca Ghiglione, venendo battezzata due giorni dopo. Il padre Giuseppe e la madre Francesca Ghiglione erano contadini e la famiglia ebbe altri cinque figli. Dopo i rivolgimenti napoleonici, la famiglia vide aggravarsi i problemi economici e, insieme ad altre famiglie di Langasco, emigrò a Pavia nel 1804, quando Benedetta aveva tredici anni. A Pavia i Cambiagio si occuparono di un piccolo commercio di verdure e granaglie.
Verso i 20 anni, Benedetta ebbe una forte esperienza interiore che accrebbe l'amore per la preghiera e la penitenza e, in modo speciale, il desiderio di abbandonare tutto per consacrarsi interamente a Dio. Il cammino di Benedetta alla ricerca della volontà di Dio fu abbastanza arduo e difficile, spinta com'era dall'impulso interiore per una vita verginale, coltivata fin dall'adolescenza. Per lei il futuro si presentava problematico: da un lato si sentiva attratta verso un modello di vita religiosa ed ascetica, dall’altro avvertiva la spinta a calarsi nell’azione concreta dell’amore che nutriva per i poveri, i diseredati, gli emarginati.
Il Matrimonio Singolare e la Scelta di Castità
Il 7 febbraio 1816, presso la basilica di San Michele, Benedetta sposò Giovanni Battista Frassinello, contadino e falegname, nativo di Ronco Scrivia e trasferitosi dalla Liguria a Vigevano, dotato anche lui di un’intensa e viva fede cristiana. Insieme aprirono una bottega per la vendita di frutta e verdura in Strada Nuova. Il matrimonio fu vissuto da entrambi come una scelta libera e poco dopo inconsueta: poiché dopo due anni di vita coniugale non avevano avuto figli, di comune accordo scelsero di vivere come fratello e sorella.
A tal proposito, Benedetta Cambiagio nelle sue Memorie racconta: «Vissi per due anni a lui soggetta, come comanda il Signore. Ma il mio desiderio era di vivere come fratello e sorella. Il perché un dì pregai il marito a secondarmi in questo mio desiderio, che ebbi fin da fanciulla: il che subito mi concesse con infinita consolazione dell’anima mia, che altro non desiderava». In pieno accordo con lo sposo, che attratto dalla santità di Benedetta ne abbracciò l'ideale, le visse accanto come sorella. Questa dimensione spirituale, rarissima anche nelle vicende dei santi, fece in modo che i due coniugi decidessero entrambi di consacrarsi a Dio.
Nel frattempo era tornata a Pavia sua sorella Maria, affetta da un cancro intestinale, e i due coniugi Frassinello l’accolsero in casa per accudirla fino alla sua morte. Si occuparono entrambi, con singolare amore, della sorella Maria, ospitata in casa loro fino alla sua morte, avvenuta nel 1825. In seguito a questo evento, Giovanni Battista entrò nella comunità dei Somaschi come fratello laico e Benedetta, dopo un tentativo fallito di ritirarsi presso le suore cappuccine di Genova, riuscì ad entrare nel monastero delle Orsoline a Capriolo nel bresciano, dove erano ospitate alcune monache disperse dalle soppressioni napoleoniche.
L'Inizio dell'Opera Educativa a Pavia
Nel 1826, a motivo della salute, Benedetta tornò a Pavia. Iniziò quindi un periodo di preghiera, durante il quale si narra che ebbe la visione di San Girolamo Emiliani che intercedette per la sua guarigione; effettivamente questa si compì in modo rapido e prodigioso. Da allora ella si ispirò a questo grande santo, che aveva particolarmente avuto attenzione per l’aspetto educativo delle persone.
Guarita prodigiosamente, Benedetta si occupò delle fanciulle con il benestare del Vescovo, monsignor Luigi Tosi. Avendo bisogno di un aiuto, che suo padre le rifiutava, il Vescovo richiamò Giovanni Battista, il quale lasciò il Noviziato e tornò dalla sposa-sorella, rinnovando insieme il voto di castità perfetta nelle mani del Vescovo stesso. Nel 1826 Benedetta cominciò la sua opera con una scuola festiva nella casa paterna, per poi prendere un’abitazione in affitto il 29 settembre 1826 in vicolo Porzi. Attraverso l’educazione, Benedetta era intenzionata a contrastare la solitudine, l’ignoranza e la povertà, che sono alla base del malcostume e dello sfruttamento.
L'opera di Benedetta si inserì nella vita sociale di Pavia in un periodo in cui l'istituzione della scuola era accolta come la vera apportatrice di benessere. È la prima donna della città e della provincia ad avvertire questo bisogno e l'Imperiale Regio Governo Austriaco le riconobbe il titolo di "Promotrice della Pubblica Istruzione". Coadiuvata subito da alcune giovani volontarie, alle quali diede un Regolamento approvato dall'Autorità Ecclesiastica, unì all'insegnamento scolastico la formazione catechistica e al lavoro. Sono questi gli ambiti di cui si servì per trasformare le fanciulle in "modelli di vita cristiana" e assicurare in tal modo la vera formazione delle famiglie.
Un “pio cittadino”, Angelo Domenico Pozzi, signore ricco e filantropo, donò un palazzo di sua proprietà all'”Istituto” che stava sorgendo dall’intuizione di Benedetta Cambiagio. Il dono di questa grande casa, situata in via San Giovanni in Borgo, offrì spazio e solidità all’istituto. Esso non nacque propriamente come un orfanotrofio, ma come una casa e una scuola, perché Benedetta Cambiagio sapeva bene che la libertà e la dignità si appoggiano anche sull’istruzione. Alle ragazze insegnava, con l’aiuto di molte maestre, a leggere, a scrivere, a lavorare, insomma a vivere. Benedetta dirigeva l’istituto in piena autonomia, con rispetto dell’autorità civile e obbedienza a quella ecclesiastica, con lo spirito pratico della negoziante, ma con abbandono alla Provvidenza.

La Fondazione delle Suore Benedettine della Provvidenza
Tuttavia, non tutto scorreva liscio. La singolarità dell'opera e il programma educativo di Benedetta furono duramente contrastati dall'opposizione di alcuni potenti, che si vedevano frastornati nei loro torbidi disegni, e anche dall'incomprensione di alcuni membri del clero. Le furono fatte pesanti accuse e fu denigrata pesantemente, forse per l'ostilità di famiglie altolocate alle quali negò le sue alunne come domestiche, non fidandosi dell’ambiente che avrebbero trovato. A questo punto della sua biografia mancano documenti che dicano con certezza perché ad un certo momento la Cambiagio rimase sola e malvista.
Sembrò la fine, ma fu un altro inizio. Benedetta si recò a Ronco Scrivia ed aprì, con cinque maestre e l’aiuto del marito, una nuova scuola per fanciulle. Acquistò alcune case e finalmente fondò, il 28 ottobre 1838, l'Istituto delle "Suore Benedettine della Provvidenza", per le quali scrisse le Regole-Costituzioni. Esse rivelano lo sviluppo del suo carisma pavese, estendendo a tutte le fanciulle e giovani l'educazione, l'istruzione e la formazione cristiana, con l'inconfondibile suo spirito di illimitata fiducia e abbandono alla divina Provvidenza, di amore a Dio attraverso la povertà e la carità.
Nel 1847 fondò una sede anche a Voghera. Questa sede, quarant'anni dopo la morte di Benedetta, per opera del Vescovo diocesano, divenne di diritto un Istituto indipendente. In tale circostanza le Suore assunsero la denominazione di "Benedettine della Divina Provvidenza" in memoria di Benedetta loro piissima Fondatrice. Nel 1851 Benedetta ritornò a Pavia, in una località diversa dalla prima fondazione e nel 1857 aprì una scuola in un paese della Valpolcevera, San Quirico. Nel 1851 Benedetta vi ritornò, chiamata dal conte Giovanni Dessi, preoccupato dall’aumento delle condizioni di miseria dopo le guerre del 1848. In incognito il conte comprò l’ex-monastero di San Gregorio. Qui Benedetta aprì una nuova casa per fanciulle, mentre continuava a dirigere quella di Ronco Scrivia.
La Morte e l'Eredità Spirituale
Il 21 marzo 1858, intorno a mezzogiorno, all’età di 67 anni, Benedetta morì santamente a Ronco Scrivia, in giorno e ora da lei previsti. Attorno alla sua salma accorse un grande afflusso di gente per l'ultima manifestazione di stima e di rimpianto a colei che considerava una "Santa".
La missione di Santa Benedetta Cambiagio Frassinello è un esempio di misericordia che si manifesta come “accoglienza generativa”. Ella non si limitò a provare compassione per le giovani emarginate, ma tradusse la misericordia in una struttura di sostegno che donasse loro un futuro. La sua misericordia fu profondamente concreta: vendette i suoi beni, affrontò l’opposizione e i pregiudizi per farsi madre di chi era stata rifiutata dalla società. Insieme al marito, visse una misericordia che “ripara” le ferite dell’abbandono attraverso il calore di una famiglia spirituale. La sua missione fu quella di proteggere la dignità femminile, offrendo educazione e una casa a chi non aveva nulla, dando vita a un’opera di accoglienza per le ragazze abbandonate e in pericolo, le “Sperandine”. Ella poggiava la sua azione su basi fortemente teologiche: l’Eucaristia, fonte di coraggio, di luce e di costanza; il pieno abbandono alla “amorosa divina Provvidenza”, il fare tutto e solo per amore di Dio e per piacere a lui.
Il Riconoscimento della Santità: Beatificazione e Canonizzazione
Il percorso verso la canonizzazione di Benedetta Cambiagio Frassinello ha seguito diverse tappe importanti:
- Beatificazione: 10 maggio 1987, Roma, da Papa Giovanni Paolo II.
- Canonizzazione: 19 maggio 2002, Roma, da Papa Giovanni Paolo II.
È solo nel 1961 che le Suore Benedettine della Provvidenza ebbero la possibilità di iniziare a condurre l’antico istituto della loro fondatrice, che già nel 1956 aveva assunto il nome di “Istituto Benedetta Cambiagio”. Viene commemorata il 21 marzo nel Martirologio Romano, lo stesso giorno della sua morte.
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