Il Santuario del Volto Santo di Manoppello, immerso nel paesaggio collinare dell'Abruzzo, in provincia di Pescara, è un luogo che unisce fede, mistero e arte sacra. Da quattro secoli, il Santuario del Volto Santo è meta di pellegrini provenienti dall’Italia e da tutte le parti del mondo. La basilica, costruita sul sito di un antico convento dedicato a San Michele Arcangelo, è oggi una meta di pellegrinaggio internazionale. Il santuario non è lontano dal centro di Manoppello, comune che dista da Pescara una trentina di chilometri.
Storia e Architettura del Santuario
La storia del santuario ha inizio nel XVI secolo. La basilica fu fatta costruire intorno al 1620, su un colle fuori dall’abitato di Manoppello, per volere del notaio Donato Antonio de Fabritiis, rimaneggiando un presente convento di monaci. Ubicato sul colle Tarigni, a circa 1 Km dal centro storico, il Santuario del Volto Santo venne fondato nel 1620 insieme al convento dei Cappuccini e intitolato inizialmente a San Michele Arcangelo.

Il convento che oggi domina Manoppello è frutto dei lavori che a più riprese si sono succeduti dal 1848 al 1965 e che hanno stravolto l'aspetto originario, dove i francescani si insediarono nel 1620. Nel 1811 i frati Cappuccini furono espulsi per il decreto napoleonico di chiusura degli istituti religiosi, e il santuario fu affidato alle Clarisse, che lo ricedettero nel 1816. Nel 1848 la chiesa subì altri interventi, e nel 1858 fu ampliato con una scuola di noviziato. Nel corso del tempo, il santuario ha subito restauri significativi, soprattutto dopo il terremoto del 1915.
Successivamente, la basilica fu ampliata negli anni Sessanta per favorire l’afflusso dei pellegrini. Del complesso originario della Basilica non si hanno tracce visibili: l'edificio attuale è il risultato di un grandioso intervento di ampliamento effettuato negli anni sessanta, nel quale fu realizzata anche la facciata. Oggi, oltre alla chiesa, vi sono il convento e la casa del pellegrino, che accolgono fedeli e visitatori.
Caratteristiche Architettoniche
La facciata ripropone la bicromia della pietra bianca e rosa, sul modello della Basilica aquilana di Collemaggio. La facciata a capanna è costruita con blocchetti di pietra di colore rosso sfocato e bianco, combinati in un disegno geometrico a piccole croci. La facciata e l’esterno in stile tardo barocco, in mattoni faccia vista molto rozzi e semplici nello stile decorativo, furono cambiati negli anni sessanta, imitazione della Basilica aquilana di Santa Maria di Collemaggio.

Unica testimonianza seicentesca resta la cappella che si apre a destra del coro e che edificata nel 1686 custodiva il "Volto Santo". Il maestoso altare maggiore in marmi policromi, risalente al 1914, ospita la venerata effigie di Cristo, conservata in un prezioso reliquiario in argento.
Sul fianco sinistro della basilica sorge distaccato il campanile, suddiviso in tre settori, al di sopra di un basamento, per mezzo di cornicioni di pietra bianca. Come molti campanili abruzzesi seicenteschi, è realizzato con mattoni rossi ed elementi decorativi in pietra bianca.
Il Volto Santo di Manoppello: La Reliquia
Il Volto Santo è collocato su un rialzo dietro l’altare, protetto da una teca di vetro. Si tratta di un velo tenue che ritrae l’immagine di un volto, un viso maschile con i capelli lunghi e la barba divisa a bande, ritenuto essere quello di Cristo. L’immagine, secondo una tradizione, è “acheropita” cioè “non disegnata o dipinta da mano umana” ed ha una caratteristica particolare: è ben visibile da ambedue le parti. I fili orizzontali del telo sono ondeggianti e di semplice struttura; l’ordito e la trama, visibili ad occhio nudo, si intrecciano a formare una normale tessitura. Questo velo è di 17x24 cm. L'immagine mostra un volto maschile con lunghi capelli e barba divisi in due bande. I colori sono leggeri, gli occhi sono diretti verso l'alto e le pupille sono completamente aperte, tutti i tratti sono irregolari.

L'Arrivo e la Custodia del Velo
Secondo il racconto tradizionale, nel 1506 un pellegrino sarebbe giunto a Manoppello, recando un pannello con quello che sosteneva fosse il ritratto del volto di Cristo, che avrebbe consegnato al fisico Giacomo Antonio Leonelli, e sarebbe quindi sparito misteriosamente. Seguendo la narrazione del 1640/45 fatta da Padre Donato da Bomba, l'arrivo del sacro velo raffigurante il volto di Cristo, e che alcuni vogliono sia la Veronica, è avvenuto nel 1506 quando un misterioso pellegrino lo consegnò al dottor Giacomantonio Leonelli.
Nel 1506 giunse a Manoppello il Velo di origine ignota, portato da uno sconosciuto pellegrino, scomparso senza lasciare traccia dopo averlo consegnato al fisico Giacomo Antonio Leonelli. La famiglia Leonelli lo avrebbe conservato fin quando Marzia Leonelli lo vendette, in cattive condizioni, a Donato Antonio de Fabritiis, il quale incaricò di dare alla reliquia una sistemazione più consona il padre Clemente da Castelvecchio. Trasmesso in dote a Marzia Leonelli, fu venduto dalla stessa nel 1618 al notaio Donato Antonio de Fabritiis.
Passato alla famiglia De Fabritiis, nel 1638, Donatantonio dona l'immagine sacra al convento francescano da poco fondato. Da quasi 500 anni questo sudario è custodito dai frati cappuccini. Inizialmente ospitato nella cappella della navata destra, che oggi conserva le reliquie di Santo Stefano del Lupo, il velo, di 17X24 cm, è attualmente posizionato in una preziosa teca sull'altare maggiore.
Studi e Teorie sull'Autenticità
Nel Santuario del Volto Santo, il popolo venera da più di 400 anni l’immagine che raffigura il volto di Cristo: per molti è la sola e vera icona di Cristo non fatta da essere umano, ritenuta quindi d’origine divina. Scritti scientifici, osservazioni sotto raggi ultravioletti leggeri e sotto il microscopio hanno dimostrato che non ci sono pigmenti e pitture in questo Velo.
La Sovrapponibilità con la Sindone e le Ricerche
Nel 1978, Suor Blandina Paschalis Schlömer, una suora iconoclasta e studiosa del Volto Santo, dopo ricerche ed investigazioni, dichiarò che il Volto Santo di Manoppello ed il Sacro Volto della Sacra Sindone di Torino sono esattamente sovrapponibili. Infatti, i loro lineamenti sono gli stessi: volto ovale, un po’ tondo e asimmetrico, lunghi capelli, un ciuffo di capelli in fronte, la bocca leggermente aperta e gli occhi verso l'alto.
La Sindone di Torino Focus TV
Altre ricerche sono state eseguite da Padre Pfeiffer e Padre Blust, entrambi esperti di antichi Sudari. Il Santuario è una delle mete più frequentate del turismo religioso abruzzese, soprattutto in seguito agli studi di Padre Pfeiffer, il quale, dopo aver esaminato attentamente la reliquia, è giunto alla conclusione che il Velo conservato a Manoppello sarebbe il sudario poggiato sul volto di Cristo dopo essere stato posto nel sepolcro. È stato difatti appurato, con idonee strumentazioni, che l'immagine del volto di Manoppello è perfettamente sovrapponibile al volto dell'uomo della Sindone. Inoltre, il Velo corrisponderebbe alla Veronica trafugata dalla Basilica di San Pietro.
Una conferma in tal senso sarebbe arrivata nel 2004 grazie a Chiara Vigo, tessitrice sarda esperta di bisso marino, una sorta di seta naturale pregiatissima, di colore bruno-dorato, che in passato veniva prodotta a partire dai filamenti secreti da un grosso mollusco bivalve. Secondo Chiara Vigo il velo è di bisso marino, ma c’è anche chi, come Gian Marco Rinaldi, ritiene che tale affermazione non sia provata. L’immagine è visibile da entrambi i lati del telo: il cui intreccio di tessuto non è visibile ad occhio nudo.
Le Teorie di Padre Pfeiffer e la Veronica Romana
Padre Pfeiffer ha anche provato a spiegare come il Volto Santo sia giunto in terra abruzzese, ossia compiendo un lungo periplo che lo avrebbe portato prima a Camulia, in Cappadocia (Turchia), poi nel 574 a Costantinopoli. Qui veniva usata come immagine protettrice della città e portata in battaglia per difendere l’esercito o appesa alle mura cittadine in caso di assedio, poi scomparve. Stando al gesuita, non venne distrutta in guerra, ma fu inviata a Roma durante il regno di Giustiniano II (fine del VII secolo) per essere messa in salvo. Non era però possibile esporla, in quanto apparteneva ancora alla città di Costantinopoli; quindi, fu tenuta nascosta fino alla sua caduta nel 1204 per mano dei crociati. Pfeiffer riteneva che il luogo fosse San Pietro, dove la reliquia era venerata con il nome di Veronica Romana. Dopodiché la Veronica, ossia il Volto Santo, sarebbe stata trafugata (sebbene il Vaticano non abbia mai ammesso niente del genere) e avrebbe raggiunto Manoppello.
Padre Pfeiffer è giunto a tali conclusioni grazie all’unico esame archeologico condotto nel 1907 da monsignor Joseph Wilpert sulla Veronica Romana, tuttora conservata in San Pietro. Questo religioso e archeologo rilevò che la tavola era stata restaurata più volte e che in un’occasione vi era stato applicato un velo dipinto. Padre Pfeiffer dedusse che tale velo era stato apposto sulla tavola proprio per sostituire il Volto Santo trafugato.
È importante notare che la storia del Volto Santo è documentata solo dalla metà del Seicento in avanti. Tutte le teorie elaborate dallo studioso gesuita rimangono nel campo delle ipotesi. Risale però al 1646 una pergamena, oggi conservata dai frati cappuccini dell’Aquila, intitolata Relatione historica d’una miracolosa imagine del volto di Christo. Il documento racconta la storia del Volto Santo di Manoppello risalendo fino al Cinquecento, quando vi sarebbe stato portato da un forestiero, «d’aspetto religioso e molto venerando», che giunse nella piazza del paese, prese da parte un medico del posto, Giacomantonio Leonelli, dicendogli che doveva parlargli di una cosa segreta, e lo condusse fino alla chiesa intitolata a San Nicola di Bari. Qui gli consegnò «un fardelletto» e gli disse di conservarlo con cura, «perché Dio gli avrebbe fatto molti favori e avrebbe sempre prosperato e nelle cose temporali e in quelle spirituali».
Diversi anni dopo la reliquia sarebbe stata venduta, narra ancora la Relatione, da un’erede del medico, tale Marzia Leonelli, che aveva bisogno di denari per aiutare il marito rinchiuso in carcere. L’uomo infatti aveva dapprima sottratto con la forza l’immagine sacra agli altri eredi, parenti della moglie, poi l’aveva trattata con scarsa devozione, tanto che la sua famiglia era andata in rovina e lui stesso era stato imprigionato. La donna vendette quindi il Volto Santo per farlo uscire dal carcere e fu così che l’immagine finì nelle mani di Donato Antonio De Fabritiis, notabile del luogo, che nel 1638 la donò ai cappuccini di Manoppello. Il Volto Santo è quindi sicuramente attestato a Manoppello dalla prima metà del Seicento (oppure dal Cinquecento, se vogliamo credere a quanto è scritto sulla pergamena).
Il Santuario come Meta di Pellegrinaggio
La celebrità e le grandi folle di pellegrini sono arrivate solo a partire dai primi anni Duemila, grazie anche alla visita di Papa Benedetto XVI, la cui effigie è oggi rappresentata su uno dei portali della chiesa. Il 1º settembre 2006, Papa Benedetto XVI si è recato in visita privata a Manoppello, accolto dal vescovo di Chieti-Vasto Bruno Forte e dai vescovi della Regione ecclesiastica Abruzzo-Molise, dai sacerdoti della diocesi teatina e da 7000 fedeli. Il Pontefice ha fatto visita al santuario per venerare l'immagine, senza peraltro pronunciarsi sul fatto che il Volto possa essere o meno un'immagine acheropita e che possa essere identificato con la Veronica. Dopo tale visita Papa Benedetto XVI ha elevato il santuario a Basilica minore.

Nel 1903 iniziò la pubblicazione di un periodico dedicato alla reliquia del Volto, mentre nel 1926 fu scelto come sede del seminario serafico. Al piano superiore è presente un'interessante sala del Tesoro (ex voto) con annessa sezione di Arte Sacra e delle Tradizioni Popolari. Al pian terreno è invece allestita la mostra della suora trappista Blandina Paschalis Sholmer, studiosa del Volto Santo. Vicino alla sagrestia della basilica si trova la mostra permanente “Penuel” (ebraico: “Volto del Signore”).
Periodi di Afflusso e Servizi
Il santuario è aperto tutto l’anno, ma i momenti di maggiore intensità si vivono durante la Quaresima e la Settimana Santa, quando la chiesa diventa un centro di raccoglimento e preghiera comunitaria. Il santuario celebra in particolare la principale ricorrenza nella terza domenica di maggio, la seconda il 6 agosto (festa della Trasfigurazione del Signore) e la seconda domenica di gennaio. I gruppi accompagnati dai loro sacerdoti possono chiedere di celebrare la Santa Messa e di visitare il santuario con una guida.
La Sindone di Torino Focus TV
Come afferma Padre Gentili, le questioni legate all’autenticità della reliquia sono relative, perché il punto più importante è che quando si incontra il Volto Santo di Manoppello può nascere il vero cammino di fede del cristiano.