Il titolo "Atto di dolore" è stato adottato da due opere letterarie molto diverse tra loro, ognuna esplorando sfaccettature uniche della condizione umana e della realtà. Mentre una si addentra nel profondo dell'animo umano attraverso l'autofiction e la spiritualità, l'altra si concentra su un mistero irrisolto di cronaca, diventando un'indagine giornalistica minuziosa. Questa dualità riflette la ricchezza e la complessità che un semplice titolo può celare.
"Atto di dolore" di Antonio Gurrado: Autofiction e Redenzione
Il romanzo "Atto di dolore" di Antonio Gurrado si presenta come un'opera complessa e stratificata, spesso definita come un romanzo gemellare eterozigote e un'esplorazione profonda dell'autofiction. Nella visione egotistica dello scrittore narcisista, non c’è conflitto tra l’opera e chi la scrive: è lui a vincere a priori. Il libro è solo fonte di approvvigionamento dell’io. Gurrado ne moltiplica l’effetto, rende quell’io uno e trino, e in un gioco di specchi loopa la propagazione prospettica di sé per un fine rimirarsi mai.
Genesi e Pluralità Narrativa del Romanzo
Il processo di creazione di "Atto di dolore" è esso stesso parte integrante della narrazione. Gurrado menziona un romanzo giacente tra le sue carte, dal titolo "Atto di dolore", del quale nemmeno lui sarebbe in grado di dire se è compiuto o incompiuto, tante sono le versioni che si sono avvicendate. Queste versioni variano nella forma e nel nome del protagonista:
- In prima o in terza persona.
- Con il protagonista ora anonimo, ora chiamato Antonio come l'autore (spesso tra parentesi quadre, quasi a metterlo in dubbio).
- A volte dotato dello stesso cognome dell'autore, il Gurrado, sostantivato per porre formale distanza.
- Altre volte Sebastiano Gravinese, come il protagonista di un'epopea pluripremiata della sua adolescenza.
- Più frequentemente, il nome immaginifico di Giustino Sperandìo, tratto da fonti disparate. Il cognome Sperandìo, di probabile ma non chiarita matrice ispanica, è stato ispirato da un servizio del TG5, mentre il nome Giustino germina sia da Sade sia dai Padri della Chiesa.

Temi Centrali: Corpo, Sesso e Cattolicesimo
"Atto di dolore" è un romanzo incentrato sul peso del corpo, sui suoi limiti e sulle sue pulsioni. Il protagonista, Giustino Sperandìo, è al centro della duplice forza di gravità esercitata dalla carne sotto forma di sesso e di malattia. Il romanzo esplora una vasta gamma di esperienze sessuali, dalla masturbazione parossistica alla pornografia, dall'adulterio allo scambismo, dalla prostituzione a innumerevoli rapporti occasionali. Queste sfaccettature sono progressivamente sperimentate nel tentativo di sottrarsi all’impulso corporale negativo che lo ossessiona, mediante il quale si sente vincolato tanto all’ingombrante presenza del padre quanto all’ipotetica possibilità di un figlio.
Il Protagonista Giustino Sperandìo
Giustino Sperandìo è un romanziere di bassa lega, nevrotico, sessuomane ma sempre indefettibilmente fedele alla Chiesa di Roma. È un personaggio che dipinge un tao, mescola il bianco e il nero, il bene e il male, cose giuste e sbagliate, egoismo e altruismo fino a costruire un grigiore in cui collocarsi e vivere da perfetto impiegato della diatriba interiore. La sua sessuomania è presentata come l'effetto di un conflitto irrisolto tra due "io": come era e come doveva essere, come poteva e come voleva comportarsi, quanto voleva concedere all'amore e quanto voleva preservarsi nell'egoismo. Questi opposti sono diramazioni della biforcazione fondamentale, quella fra il piccolo Giustino e il grande Dio. Il sesso, per Giustino, è come un atto praticato da una "bad company", una proiezione negativa della sua identità che si impossessa del suo corpo, ma serbando un distacco dell'animo. Questo da un lato innalza sempre più l’asticella del piacere, rendendolo incontentabile, dall’altro allontana sempre più il desiderio dalla felicità, rendendolo a priori immune alla delusione.
La Tradizione della Pornografia Cattolica
Il romanzo intende rifarsi alla tradizione della pornografia cattolica, che pur praticando il peccato lo riconosce come tale, senza sterilizzarlo né annullarlo in un culto del corpo del tutto immanente e vacuo. In questo contesto, il cattolicesimo, apparentemente religione vessatoria volta a precludergli il breve sollievo del piacere fisico, finisce così per diventare via di fuga e di salvezza. Offre a Giustino la possibilità di un amore completamente asessuato per una giovane che, dopo essere stata nel corso degli anni il massimo idolo irraggiungibile nelle sue variegate e surreali fantasie onanistiche, viene ritrovata disincarnata.
La Struttura della Redenzione
Proprio in quanto storia di una redenzione, "Atto di dolore" si divide in tre parti ben distinte che corrispondono ai diversi livelli di preparazione al sacramento della confessione:
- Piena avvertenza e deliberato consenso: Espone, secondo criteri oggettivi, la contritio cordis, ossia l’abiezione nel sapersi schiavi dei propri istinti e al contempo impossibilitati a liberarsene.
- Calendario delle Bestialità: Corrisponde alla soggettività della confessio oris, ossia il nudo elenco delle tappe che hanno progressivamente portato all’impossibilità di convivere con se stessi.
- Specchio di Vera Penitenza: Riporta la satisfactio operis, ossia il procedimento di riparazione e purificazione che consente di intraprendere il percorso di risalita.
I Tre Gradini della Confessione
La confessione, per Giustino, è un atto di fuga dal se stesso terreno per ambire alla sua versione ideale, scevra da ogni contatto fisico. Un prete gli aveva spiegato che confessarsi è come salire tre gradini:
- Il primo è di marmo riflettente ed è la contrizione del cuore che, specchiandosi, si rende conto di avere peccato e di non poter più andare avanti così.
- Il secondo è ruvido, nero, ed è la confessione delle labbra le quali, ammettendo i peccati commessi, li purificano.
- Il terzo è macchiato di scarlatto ed è la soddisfazione delle opere, con la successiva penitenza. Questa penitenza non è solo l'Ave Maria che si recita dopo l'assoluzione, ma l'impegno a una preghiera più intensa, la rinuncia a qualcosa di cui si pensa di non poter fare a meno, il sacrificio di ciò che serve agli altri più che a sé. Regolare la propria vita sulla sua, farsi piccolo e servo anziché padrone megalomane, è l'unica cosa che ridimensiona i peccati in una nuova scala, trasformandoli in un intralcio di cui liberarsi sbrigativamente per correre a fare qualcosa di bello e di grande a cui si tiene veramente.
La storia di Giustino è una redenzione in fieri, con il cognome stesso che porta il tentativo di ottenerla; eppure la redenzione mai si compie, neanche dopo la confessione. Il suo è un desiderio profondo di tornare alle origini, alla fonte battesimale per operare la remissione del peccato originale.

Il Romanzo Meta-Narrativo e l'Autore
"Atto di dolore" non è solo una storia, ma anche una profonda riflessione sull'atto di scrivere e sull'identità dell'autore. Antonio Gurrado (1980) è il narratore del romanzo, un uomo che parla di sé prima ancora che del personaggio nato dalla sua penna. È un uomo che vive e scrive, e di sicuro desidera portare a termine un romanzo che gli garantirebbe il successo necessario ad abbandonare la saggistica di nicchia e le poco fruttuose collaborazioni con diverse testate giornalistiche.
Antonio Gurrado: Scrittore e Personaggio
Gurrado inserisce la propria biografia, spesso alterata o in conflitto, all'interno del romanzo. Tenta di "limare e talvolta gonfiare" la sua biografia, quasi a voler rendere la sua vita e la sua identità più rilevanti degli eventi raccontati. Le varie versioni della sua biografia all'interno del testo riflettono un'insicurezza e un tentativo di definire se stesso attraverso le sue realizzazioni e fallimenti:
- Nato a Santeramo in Colle (BA) nel 1980, cresciuto a Gravina e diplomato ad Altamura.
- Laureato in Filosofia a ventun anni (laurea quadriennale a ciclo unico, ante decreto ministeriale 509/99).
- Ha ricoperto posizioni accademiche a Napoli (borsista dell’Istituto Italiano per gli Studi Storici), Modena (Scuola Internazionale di Alti Studi in Scienze della Cultura), e Oxford (Voltaire Foundation).
- Attualmente è assegnista di ricerca presso l’Università degli Studi di Pavia, dove guadagna meno di quanto guadagnava a Oxford, definendosi un "cervello di ritorno".
- Scrive sul «Il Foglio», dove cura dal 2016 la rubrica quotidiana online Bandiera bianca e piazza articoli cartacei una volta a settimana.
- Autore di diversi libri, tra cui:
- Ho visto Maradona (Ediciclo, 2014)
- La religione dominante. Voltaire e le implicazioni politiche della teocrazia ebraica (Rubbettino, 2018)
- Il romanzo del Giro 1909 (Bolis, 2020)
- Il saggio Voltaire cattolico e il pamphlet Rivoluzione a Oxford (interrotto dal suo editore).
- Ha scritto anche Aboliamo il matrimonio.
L'autore si interroga sulla propria identità: è l'arguto escogitatore della formula del cattolicesimo di Voltaire o il boccaccesco estensore di un romanzo pop? Si vergogna di aver pubblicato saggi, romanzi e articoli, e vorrebbe essere uno pseudonimo. La "Premessa (filosofica)" che apre il romanzo, "non fosse per quel lieve impedimento del Giudizio Universale, la strategia che mi converrebbe di più è morire", si presenta come una confidenza intima al lettore, introducendolo in una zona segreta di riflessione sulla vita, la morte, e il peso degli "atti impuri, dei peccati e delle colpe che non si possono in alcun modo nascondere".
"Atto di dolore" di Tommaso Nelli: Il Mistero Orlandi-Gregori
Un'altra opera che porta il titolo "Atto di dolore" è il libro di Tommaso Nelli, un'approfondita inchiesta giornalistica sulla scomparsa di Emanuela Orlandi e Mirella Gregori. Questo libro è considerato il più completo finora scritto su questo mistero, sopravvissuto a ben due inchieste giudiziarie e lungo più di trent'anni.
L'Indagine Giornalistica sulla Scomparsa di Emanuela Orlandi
Tommaso Nelli, giornalista, ha iniziato a interessarsi al caso di Emanuela Orlandi durante il periodo degli studi universitari, nell'inverno del 2008. Dopo aver acquistato un libro sul caso, si è trovato davanti un mondo che non conosceva, incredulo di come una ragazzina di quindici anni potesse scomparire così nel centro di Roma. Ha avuto l'opportunità di scrivere la tesi di laurea sperimentale sulla scomparsa di Emanuela, un lavoro che lo ha portato a incontrare le persone che l'avevano conosciuta e a consultare gli atti conservati in Procura. Nel 2016, questa ricerca ha culminato nella pubblicazione del suo libro.

I Dettagli del Caso: Mirella Gregori e il Documento SISDE
Emanuela Orlandi, cittadina vaticana di quindici anni, è scomparsa apparentemente nel nulla il 22 giugno 1983, senza lasciare traccia. Da quel giorno sono trascorsi quarant'anni, un tempo in cui la storia della sua sparizione si intreccia, talvolta per puro caso, alla vita di tante altre persone. Durante la raccolta del materiale per il suo libro, Nelli si è imbattuto in un cospicuo numero di documenti, inclusa una rivelazione cruciale: un documento del S.I.S.De. (servizi segreti italiani) relativo alla scomparsa di Mirella Gregori, avvenuta poco più di un mese prima di Emanuela, nel maggio 1983. Questo documento, che non è mai stato approfondito dalle autorità competenti, fa capire che la migliore amica di Mirella, Sonia De Vito, potesse essere al corrente di informazioni sulla persona dalla quale si diresse Mirella il giorno che scomparve. Sonia pronunciò queste parole: "Noi non lo conoscevamo, lui ci conosceva. Come ha preso Mirella poteva prendere me". Nelli, per dare il giusto risalto a questo documento, preferì pubblicarlo separatamente sulla testata per cui lavorava, Cronache & Dossier, qualche mese dopo la pubblicazione del libro, dato che non ci fu nessun interesse da parte degli organi inquirenti. Mirella in termini di ricerche è sempre stata penalizzata dall'accostamento con il caso di Emanuela, quasi come se fosse un satellite statico del pianeta Orlandi, abbandonata a sé stessa e confinata nell'oblio.
Analisi delle Piste: Dalla Banda della Magliana al Vaticano
Nel suo libro, Nelli analizza criticamente le varie piste e teorie sulla scomparsa di Emanuela Orlandi:
- Pista inglese: Nelli la considera un binario morto, perché non sono vere le spese che la Santa Sede avrebbe sostenuto per l’allontanamento di Emanuela. Il nome del destinatario è scritto in maniera sbagliata, alcuni nominativi presentano degli errori nella dicitura, manca la firma a mano dell’estensore (il cardinale Antonetti). Anche una lettera tra l’Arcivescovo di Canterbury e il cardinal Poletti, a sostegno di questa pista, mostra evidenti errori d'inglese e una mancanza di discrezione che non si addice a personalità di tale rango.
- Banda della Magliana: L'ipotesi che Emanuela sia stata rapita dalla Banda della Magliana e riconsegnata al Vaticano da Sabrina Minardi, amante del boss Enrico De Pedis, viene smentita da Nelli. La Minardi, nel decreto di archiviazione della Procura, è definita come un personaggio del tutto inattendibile, le cui deposizioni sono all’insegna delle contraddizioni e di una complicata collocazione nella realtà. Dalle intercettazioni telefoniche è emerso che lei cercava di ottenere solo visibilità e denaro, arrivando a contattare Don Piero Vergari nella speranza di ottenere una casa dal Vaticano con un affitto irrisorio.
- Terrorismo internazionale: Wojtyla, nel Natale del 1983, sei mesi dopo la sparizione di Emanuela, disse che si trattava di un caso di terrorismo internazionale, affermazione poi smentita e definita solo un depistaggio.
EMANUELA ORLANDI: L'INZIO DELLA STORIA. INTERVISTA A TOMMASO NELLI
Le Ombre della Reticenza
Avvicinarsi alla storia di Emanuela è come avvicinarsi ai fili dell’alta tensione. Nelli riscontra di persona che amiche di Emanuela ancora oggi non ne vogliono parlare. A suo avviso, la soluzione ha a che fare con l'ambiente di provenienza di Emanuela. È presumibile che qualcuno del Vaticano abbia a che fare con questa storia, viste la reticenza del Vaticano per quarant’anni e il rifiuto a collaborare con le autorità italiane. Wojtyla, come Ratzinger, hanno anteposto la ragione di stato alla verità su Emanuela, con un atteggiamento di reticenza ed omertà, che Nelli suggerisce essere stato voluto da Bergoglio e dopo la morte di Ratzinger.