Introduzione alla Missione: Ascoltare, Fare, Pregare
La missione si ascolta! I missionari condividono le loro esperienze, raccontando situazioni, abitudini e riti delle culture in cui sono immersi. Questo permette di entrare in contatto con realtà diverse e di ampliare la propria prospettiva sul mondo.
La missione si fa! Un esempio concreto di come vivere la missione insieme è la costruzione di un mappamondo di cartapesta. I ragazzi, unendo le forze, realizzano la struttura e la decorano secondo la loro fantasia. L'obiettivo è far sperimentare che, collaborando, si può creare un mondo bello, colorato e gioioso.
La missione si prega! Il dialogo con Gesù è fondamentale per vivere la missione. La preghiera aiuta ad aprirsi agli altri, ad andare oltre le apparenze, ad ascoltare il proprio cuore e coloro che hanno bisogno di aiuto.

Comunione Senza Confini: Il Gruppo Aperto sul Mondo
Un tempo, la visuale dal campanile della chiesa era limitata a un piccolo gruppo di case e campi. Oggi, grazie alla tecnologia, possiamo penetrare nei destini di tutto il mondo, osservando sia la crisi della civiltà occidentale sia la fame e la guerra in altri continenti. Questa consapevolezza ci porta a riconoscere che non siamo più cittadini di una singola patria, ma del mondo intero, costretti a camminare sulla strada della cooperazione tra i popoli.
Questo è lo spirito dell'essere missionari oggi: uno scambio di Vangelo vissuto nei nostri gruppi per dare senso alla storia universale che ci accomuna in un unico destino di morte o di vita. Siamo consapevoli che l'eucaristia celebrata ogni domenica nelle nostre parrocchie è un simbolo che ci unisce solidalmente attraverso i continenti, conducendoci alla risurrezione.
Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa, la sua identità più profonda. Come il suo Signore, la Chiesa si sente inviata dallo Spirito ad annunciare il lieto messaggio ai poveri, la liberazione ai prigionieri, la vista ai ciechi, e a predicare un anno di grazia del Signore (cfr Lc 4, 18-19).
Questa buona novella mira a suscitare nel cuore e nella vita dell'uomo la conversione, che nasce dall'ascolto gioioso del Regno di Dio, provoca l'adesione a Cristo, dispone al battesimo e all'eucaristia, e si consolida nel proposito di una vita nuova. È un cammino continuo che accompagna l'intera esistenza umana.
La predicazione missionaria della Parola genera nuove comunità: "La parola di Dio si diffondeva e si moltiplicava grandemente il numero dei discepoli" (At 6,7).
Le chiese protestanti hanno affermato che la missione esiste ovunque, in sei continenti. Se si intraprenderanno nuove vie e non si insisterà su soluzioni obsolete per i problemi attuali, il senso della missione diventerà più chiaro. Non siamo alla fine della missione, ma piuttosto all'inizio di una nuova e straordinaria epoca missionaria, un invito globale a realizzare la missione di Cristo nel mondo contemporaneo.

I Laici e la Missione: Nuove Figure di Missionari Oggi
I laici, la cui vocazione specifica li pone nel cuore del mondo e nella gestione di compiti temporali, esercitano una forma singolare di evangelizzazione. Il loro compito primario non è l'istituzione della comunità ecclesiale (ruolo dei pastori), ma la messa in atto delle potenzialità cristiane ed evangeliche presenti nelle realtà del mondo.
Il loro campo d'azione spazia nel mondo della politica, della realtà sociale, dell'economia, della cultura, delle scienze, delle arti, della vita internazionale e degli strumenti di comunicazione sociale. Si estende anche a sfere come l'amore, la famiglia, l'educazione, il lavoro e la sofferenza.
Più laici saranno permeati dallo spirito evangelico e impegnati in queste realtà, più queste ultime, pur mantenendo la loro dimensione umana, manifesteranno una dimensione trascendente al servizio dell'edificazione del Regno di Dio e della salvezza in Gesù Cristo (Evangelii nuntiandi, n. 70).
I documenti presentati in questo sussidio sono solo spunti di conversazione. Ogni gruppo è invitato a reperirne altri e a riflettere su di essi.
Spunti per la Conversazione sui Documenti
- Cosa non condividiamo di questi documenti?
- Esperienza dello Spirito: At 2,1-41 (Pentecoste: unità, universalità, comunicazione); At 4,19; 5,29-32 (libertà cristiana); At 4,31 (libertà dell'annuncio).
- Esperienza della parola: At 3,1-26.
- Partire dai fatti e dai bisogni della gente.
- Confronto con Gesù Cristo.
- Conseguenze pratiche e operative.
Domande per la Riflessione del Gruppo
- Quale percentuale degli argomenti trattati nelle serate del nostro gruppo riguarda "gli altri", esterni al gruppo?
- Le nostre iniziative mirano solo alla coesione interna o anche all'occuparsi dei problemi del mondo? Perché?
- Su quali argomenti "missionari" o mondiali potremmo offrire un contributo costruttivo? Su quali non sappiamo nulla o non riusciremmo ad esprimerci?
Oscar Farinetti - La fortuna di nascere in Italia. Il video che tutti dovrebbero vedere.
Iniziare la Sensibilizzazione del Gruppo
Per avviare un percorso di sensibilizzazione missionaria, si possono cogliere diverse occasioni:
- Sfruttare "ottobre missionario" o la "quaresima di fraternità" per proporre incontri, esperienze e cineforum.
- Promuovere la diffusione delle riviste missionarie, la raccolta di nuovi abbonamenti e la vendita di libri missionari.
- Pianificare un incontro di preghiera mensile per le missioni.
- Suscitare nel Consiglio Pastorale Parrocchiale il tema di un'apertura missionaria locale e verso il Terzo Mondo.
- Allestire una mostra missionaria.
- Cercare persone da avviare a una formazione missionaria più approfondita per animare gli adolescenti.
Rendersi Conto della Propria Condizione e Condividere
È fondamentale rendersi conto di essere privilegiati e di dover restituire materialmente ciò che si possiede al Terzo Mondo. Si può preparare un cartellone diviso in due parti:
- Da una parte, elencare tutte le cose che "noi sviluppati" possediamo.
- Dall'altra, elencare le cose che i poveri hanno (escludendo i valori umani, concentrandosi sui beni materiali).
Una volta compilate le liste, si analizza la lista che ci riguarda. Con un segno convenzionale, si indicano le cose che provengono dagli altri, specialmente dai paesi poveri. Con un altro segno, si evidenziano le cose che causano povertà e sottosviluppo nel Terzo Mondo. Un terzo segno serve a identificare ciò che possiamo e dobbiamo condividere o restituire per praticare almeno la giustizia a livello umano. Opzionalmente, un quarto segno può indicare gli sprechi.
Di fronte a questo cartellone, le considerazioni diventano spesso ovvie. Il testo prosegue con una riflessione poetica sul tempo e la fretta della vita moderna, contrapposta alla lentezza e all'eternità di Dio.
"Sono uscito, Signore: fuori tutti andavano venivano, camminavano correvano. Correvano le bici, le macchine, i camion, la strada, la città, tutti... Arrivederci scusi... non ho tempo. Non posso attendere, ripasserò... non ho tempo. Termino questa lettera perché non ho tempo. Avrei voluto aiutarti... ma non ho tempo. Non posso accettare perché non ho tempo. Non posso riflettere, leggere non ho tempo. Vorrei pregare, ma non ho tempo. Tu comprendi, Signore, vero?... non abbiamo tempo..."
La riflessione sottolinea come tutti, dai bambini agli anziani, siano presi dalla fretta e dalla mancanza di tempo, fino a quando non è troppo tardi. La conclusione è una richiesta a Dio di agire saggiamente nel tempo a disposizione.

La Missione ai Laici: Nuove Figure di Missionari Oggi
Duemila anni di storia della Chiesa e della missione hanno visto milioni di missionari con volti, esperienze e stili diversi: missionari anonimi, grandi fondatori di chiese, monaci, martiri che hanno raggiunto territori sconosciuti.
Esiste un primo modo di essere missionari oggi, che si attua nel contesto della propria chiesa d'origine, raggiungendo gruppi umani e ambienti culturali che non sono più "chiesa". Questo non è tanto un'azione di recupero, quanto un'azione per far nascere la chiesa in realtà umane e culturali nuove, come nel caso della realtà operaia. È la missione tipica dei preti operai e di coloro che, laici, religiosi o sacerdoti, operano come "gente di frontiera" nei settori familiare, sociale, assistenziale e politico.
La condizione minoritaria della Chiesa, anche nelle vecchie comunità europee, e le rapide trasformazioni sociali richiedono che tutti i cristiani siano "gente di frontiera". Ogni cristiano, in forza del battesimo e della confermazione, è un inviato, un missionario nella propria realtà locale. È chiamato a vivere la sua vocazione personale, secondo i vari ministeri e carismi, in funzione dell'unica vocazione della comunità ecclesiale alla missione, in modo attivo e con una tensione evangelizzatrice verso i "lontani" del proprio ambito, affinché diventino "vicini" nella fede.
Ogni cristiano è oggi chiamato ad essere animatore dei propri fratelli nella fede, affinché si rompano continuamente le barriere dell'istituzione per divenire "chiesa-missione".
Il secondo modo di essere missionari oggi è quello di coloro che si recano presso un'altra chiesa locale come collaboratori pastorali (sacerdoti, religiosi, laici), per dare e accogliere esperienze di vita cristiana e di fede, esprimendo così la tensione missionaria della chiesa d'origine come intercomunione di persone e beni con le altre chiese sorelle. La finalità di questo servizio è aiutare la crescita pastorale di una comunità ecclesiale, affinché diventi adulta.
Il terzo modo di essere missionari è quello di coloro che si recano presso un'altra chiesa locale per la prima evangelizzazione, cioè per quei gruppi umani e ambiti culturali in cui Cristo non è ancora annunciato. Sono i missionari "ad gentes", che esprimono la corresponsabilità delle chiese locali per l'annuncio del Vangelo a tutte le genti.

Il Mito della Frontiera e l'Essere Uomo di Frontiera
Il mito della frontiera, tipico dell'Ottocento americano, sembra aver contagiato il mondo, spingendoci a superare ogni tipo di confine. L'ignoto diventa luogo di conquista, il diverso è un'opportunità di espansione. Non ci sono barriere, solo la ricerca incessante del nuovo.
Questo spirito, sebbene apparentemente positivo, può portare a disoccupazione, all'eliminazione di culture e conoscenze, e beneficiare solo pochi. Non è da questo spirito che dobbiamo imparare ad essere uomini di frontiera.
Se si è inviati, in movimento, se si accetta la missione stessa di Cristo, allora si è uomini di frontiera. Ancor di più, si è uomini "oltre frontiera", disposti ad attraversare non solo i confini geografici, ma tutte le frontiere che separano, isolano, discriminano e chiudono: frontiere di religione, razza, ideologia, classe sociale, cultura.
Essere in movimento significa andare oltre la propria casa, la comunità cristiana, il proprio popolo. Questo cammino missionario non ha confini, come disse Gesù: "Mi sarete testimoni a Gerusalemme, in tutta la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra" (At 1,8).
Gesù ha liberato i suoi discepoli dal "guscio" nazionale, etnico e religioso per farne uomini in movimento oltre le frontiere, fino agli estremi della terra: "Andate in tutto il mondo e predicate il Vangelo ad ogni creatura" (Mt 16,15).
Il proprio impegno non ha frontiere, le sorpassa tutte perché è a misura dell'impegno di Cristo. Non bisogna lasciarsi imprigionare da nessuna frontiera che significhi chiusura nel proprio piccolo mondo, rigidità, immobilità o discriminazione.
La favola della rana nel pozzo illustra questo concetto: una rana che non era mai uscita dal suo pozzo non crede alle storie di un'altra rana che viene dal mare, un luogo vasto e apparentemente infinito. La morale è che l'esperienza di ciò che è più grande e sconosciuto può essere difficile da accettare per chi è abituato a una realtà limitata.

Il Volontariato Internazionale e il Mal-sviluppo
Stiamo assistendo a cambiamenti sostanziali nel volontariato internazionale, che toccano motivazioni e contenuti. Tuttavia, il vero problema non è il volontariato in sé, ma il mal-sviluppo, che affligge sia i paesi poveri che quelli ricchi.
Il mal-sviluppo si manifesta in problemi come fame, malnutrizione, mancanza di libertà, tossicodipendenza, disoccupazione e contaminazione ambientale, presenti sia nell'emisfero nord che in quello sud. Questa è la piattaforma comune che accomuna i paesi del Nord e del Sud.
Le ONG, nel vasto panorama della Cooperazione Internazionale, hanno un ruolo specifico da esprimere e potenziare: la loro radice popolare, che fornisce linfa vitale e permette di concretizzare la loro filosofia e la loro politica.
La riflessione si conclude con un elenco di percorsi e schede di animazione e formazione missionaria per giovani e ragazzi, suddivisi per anno pastorale e tematiche specifiche, dimostrando la ricchezza di materiale disponibile per approfondire la missione.
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