L'iconografia del Crocifisso nella storia dell'arte: dagli albori al Settecento

Il crocifisso rappresenta l'espressione più dolorosa, forte e rivoluzionaria della religione cristiana. Per secoli è stato oggetto di numerose committenze artistiche, poiché considerato rappresentativo della condizione umana, della sofferenza nella vita terrena e come via di accesso alla vita eterna.

Il Maestro dei Crocifissi Francescani

Attivo in Italia centrale tra il 1260 e il 1270 circa, il cosiddetto Maestro dei Crocifissi Francescani deve il suo nome allo studioso Osvald Sirén. La sua attività si svolse prevalentemente in ambito francescano, partendo dalla basilica di San Francesco ad Assisi. Miklós Boskovits ne ha riunito il corpus artistico includendo anche le opere attribuite al “Maestro del Crocifisso di Santa Maria del Borgo” e al “Maestro dei crocifissi blu”.

L'artista mostra una forte influenza di Giunta Pisano. La sua formazione risente del cantiere assisiate, come testimoniano i primi due crocifissi processionali opistografi conservati presso il Museo del Tesoro di Assisi e il Wallraf-Richartz Museum di Colonia. Successivamente, il suo stile subisce una svolta con il trasferimento in area umbro-romagnola, dove inizia a guardare alle croci giuntesche di San Ranierino a Pisa e di San Domenico a Bologna. A questa fase matura si collegano tre croci bolognesi provenienti dalla chiesa di San Francesco e la croce di Faenza.

Schema cronologico delle influenze stilistiche nel corpus del Maestro dei Crocifissi Francescani

L'evoluzione del Cristo: da Mastro Guglielmo a Cimabue e Giotto

Uno dei crocifissi più antichi giunti fino a noi è la Croce di Guglielmo conservata nel Duomo di Sarzana (1138). In quest'opera, Cristo viene rappresentato come Christus Triumphans, ovvero trionfante sulla morte.

Tuttavia, tra il Due e il Trecento, artisti come Giunta Pisano, Cimabue e Giotto operarono una trasformazione radicale. Con Cimabue, autore della croce per Santa Croce a Firenze (1280), il sentimento umano e il dolore entrano prepotentemente nell'iconografia: il volto di Gesù si reclina, il corpo è inarcato e anatomicamente definito dal chiaroscuro. Successivamente, Giotto con il Cristo di Santa Maria Novella ha rivoluzionato il modo di dipingere, presentando un corpo naturale, con testa e busto abbandonati verso il basso, inaugurando un'arte di straordinaria carica emotiva.

Capolavori dal Rinascimento al Barocco

Il Rinascimento ha introdotto nuove regole prospettiche e una diversa idealizzazione del corpo. Un esempio cardine è la Trinità di Masaccio in Santa Maria Novella, dove la scena è inserita in un ambiente prospettico perfetto, con Cristo crocifisso come punto focale assoluto.

Anche la scultura ha esplorato il tema con maestria. Il Crocifisso di Giambologna nella chiesa della Santissima Annunziata a Firenze rappresenta un vertice espressivo: il corpo di Cristo, abbandonato e asciutto, trasmette un'umanità carica di rassegnazione e serenità. Di tenore differente è il Cristo in croce di Diego Velasquez (1632), capolavoro del barocco conservato al Museo del Prado, che riesce a caricare l'immagine di un'aura divina nonostante il corpo appaia martoriato.

Confronto tra la prospettiva della Trinità di Masaccio e la scultura del Crocifisso di Giambologna

Simbolismo e contemporaneità

Nel Novecento, il crocifisso è diventato simbolo delle tragedie moderne. La Crocifissione bianca di Marc Chagall (1938) denuncia le persecuzioni degli ebrei in Europa. Al centro, Cristo è coperto dal Tallit, lo scialle di preghiera ebraico, trasformando la croce in un simbolo universale di sofferenza e ingiustizia.

In Sardegna, l'artista Pinuccio Sciola ha ripreso la tradizione del "gotico doloroso" realizzando imponenti crocifissi in legno di olivastro. Le sue figure, caratterizzate da una materia tormentata e tagli profondi, evocano un destino di dolore e speranza, legandosi idealmente ai rituali della Settimana Santa.

La produzione bolognese: Simone dei Crocifissi

Simone di Filippo, noto come Simone dei Crocifissi (XIV secolo), fu un pittore bolognese di grande successo. Il soprannome, derivante dalla sua prolifica produzione devozionale, sottolinea la sua importanza nel panorama trecentesco. La sua attività, documentata in affreschi e tavole, riflette il dialogo tra le influenze di Vitale da Bologna, le novità neogiottesche e il tardogotico.

DOCUMENTARIO - I SEGRETI DELLA CROCIFISSIONE

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