L'inizio del ministero pubblico a Cafarnao
Quando Gesù seppe che Giovanni era stato arrestato, si ritirò nella Galilea, lasciò Nàzaret e andò ad abitare a Cafàrnao. Questa scelta, descritta da San Matteo, segna l'adempimento di una promessa messianica: il popolo che abitava nelle tenebre vide una grande luce. Da allora, Gesù iniziò la sua predicazione itinerante, invitando alla conversione poiché il Regno dei Cieli era vicino.

Sebbene Cafarnao contasse poco nella storia d'Israele e non sia citata nell'Antico Testamento, divenne la dimora stabile di Gesù. La cittadina si trovava sulla Via Maris, una strategica rotta di comunicazione tra Damasco e l'Egitto, e ospitava un distaccamento di soldati romani sotto il comando di un centurione, la cui fede fu lodata dal Signore.
La casa di Pietro e la Sinagoga
Gli scavi archeologici condotti tra il 1905 e il 2003 hanno permesso di identificare con precisione due luoghi chiave del ministero di Gesù: la casa di Pietro e la sinagoga. La casa di Pietro, situata in un complesso di stanze comunicanti, divenne un luogo di culto già nel I secolo, trasformandosi successivamente in una basilica bizantina. Oggi, sui suoi resti, sorge il moderno Memoriale di San Pietro.

La sinagoga, costruita in pietra calcarea bianca, rappresenta l'edificio più importante della città. Sebbene l'attuale struttura risalga a un'epoca successiva, essa sorge esattamente sul luogo in cui si trovava la sinagoga del I secolo, dove Gesù insegnava e operava guarigioni miracolose, come quella del paralitico o la cacciata di uno spirito impuro.
L'ingresso trionfale a Gerusalemme
In occasione della sua ultima Pasqua, Gesù entrò nella città santa di Gerusalemme. Questo evento, noto come Domenica delle Palme, vide Gesù cavalcare un asinello - cavalcatura simbolo di pace - mentre una folla festante stendeva mantelli e agitava rami di palma, gridando "Osanna!".

Il corteo, diretto verso il Tempio, richiamava i salmi della liturgia ebraica, in particolare il Salmo 118. L'evento fu percepito come un segno di regalità messianica. Mentre gli evangelisti sottolineano l'umiltà di Gesù nel presentarsi come un re mite, gli studiosi dibattono sul significato politico e sulla reazione delle autorità romane e giudaiche di fronte a quella che appariva come un'acclamazione messianica pubblica.
Significato teologico dell'evento
L'ingresso a Gerusalemme non fu un tumulto sedizioso, ma l'apertura della Settimana della Passione. Gesù, attraverso questo gesto, confermò la sua missione di liberazione dal peccato. Come insegna Benedetto XVI, la Croce, che sarebbe seguita pochi giorni dopo, è il vero "trono" da cui Cristo manifesta la regalità di Dio Amore. Per estendere la pace di questo Regno, Cristo richiede innanzitutto di poter regnare nel cuore di ogni credente.