La Basilica di San Pietro: Storia degli Architetti di un Capolavoro Eterno

La Basilica di San Pietro in Vaticano, fulcro della Cristianità e simbolo universale, è un'opera architettonica di grandezza ineguagliabile che ha richiesto più di un secolo per la sua costruzione e ha visto l'avvicendarsi dei più straordinari maestri del passato.

«Tutto è grandioso nella basilica di San Pietro. Qui ragioniamo in ettari: uno di mosaici, due di pavimentazioni, oltre tre di stucchi. Le mura perimetrali sono spesse ben 9 metri», spiega il Cardinale Angelo Comastri, a capo della Fabbrica di San Pietro, l’organo della Santa Sede preposto alla conservazione e manutenzione edilizia di quest’opera che da secoli segna la vita di Roma e della Chiesa.

La Reverenda Fabbrica di San Pietro è la storia della nascita del più celebre edificio religioso al mondo, una vicenda che narra le gesta di una moltitudine di personaggi, artisti, pontefici e geni. L’intero processo, dalla posa della prima pietra (1506) al completamento della piazza antistante con i portici (1667), è durato oltre un secolo e mezzo.

La costruzione è stata un’opera corale, in gran parte pagata con gli introiti derivanti dalla vendita delle indulgenze, e ha coinvolto i maggiori geni del Rinascimento e del Barocco Romano, tra cui Bramante, Raffaello Sanzio, Baldassarre Peruzzi, Antonio da Sangallo il Giovane, Michelangelo Buonarroti, Giacomo Della Porta, Carlo Maderno e Gian Lorenzo Bernini. Queste "archistar" dell'epoca furono unite da un obiettivo comune: far diventare la Basilica di San Pietro un riferimento universale, sia religioso che architettonico, un monumento eterno ammirato in tutto il mondo per la magnificenza dell'arte e della tecnica.

Ufficialmente istituita da Clemente VII nel 1523, la Reverenda Fabrica Sancti Petri era una commissione stabile di sessanta periti alle dirette dipendenze della Santa Sede, con il compito di curare la costruzione e l’amministrazione della Basilica.

Pianta della Basilica di San Pietro in Vaticano e della piazza con il colonnato del Bernini

Le Origini: La Basilica Costantiniana e il Suo Declino

La storia della Basilica di San Pietro affonda le radici nella sua predecessora, la Basilica paleocristiana, edificata nel 324 d.C. per volere dell’imperatore Costantino il Grande sulla tomba dell’Apostolo Pietro. Questa basilica, grandiosa per dimensioni (lunga 119×63 metri di larghezza e 37 m di altezza), era costruita in parte sui ruderi dell’antico Circo di Caligola (o Nerone) e aveva un corpo longitudinale con cinque navate, divise da 88 colonne, e un transetto terminante in un’abside.

Superando indenne numerosi secoli, intorno alla metà del XV secolo, l'antica basilica versava ormai in uno stato di degrado che ne comprometteva la stabilità strutturale, come testimoniato da Leon Battista Alberti nella prima stesura del libro De re aedificatoria, presentata a Papa Niccolò V nel 1452. Il Giubileo del 1450, promosso da Papa Niccolò V, mise in evidenza tutti i limiti spaziali e strutturali dell’antica struttura.

Ricostruzione grafica della Basilica paleocristiana di San Pietro

I Primi Tentativi di Rinnovamento (Niccolò V)

Papa Niccolò V, su suggerimento di Leon Battista Alberti, incaricò l’architetto di Pienza Bernardo Rossellino con il compito di modernizzare San Pietro. Rossellino progettò l’ampliamento della basilica verso ovest, con un nuovo coro più ampio e luminoso, e massiccio, tale da sostenere il peso delle nuove volte a crociera previste e, all’incrocio tra il più ampio transetto ed il coro, una cupola. L'intenzione era quella di avere più spazio per le celebrazioni e una maggiore visibilità, mantenendo intatto il vecchio nucleo per risparmiare tempo e denaro. Rossellino riuscì a realizzare solo un primo alzato del nuovo coro, di circa sette metri di altezza. Alla morte di Niccolò V, nel 1455, tutto si fermò per quasi cinquant’anni, fino al pontificato di Giulio II.

Il Grande Progetto di Giulio II e l'Idea Bramantesca

Donato Bramante: Il Primo Architetto della Nuova Basilica

Fino al 1503, anno di salita al soglio pontificio di Giulio II della Rovere, le idee di Niccolò V rimasero ferme. Giulio II, appena eletto papa, aveva già commissionato il cortile del Belvedere in Vaticano a Donato Bramante, celebre architetto italiano del Rinascimento, e gli affidò anche il compito di progettare e realizzare la nuova Basilica di San Pietro.

La prima pietra fu posata il 18 aprile 1506 con la benedizione di Papa Giulio II. L’unica raffigurazione prospettica del progetto bramantesco giunta fino a noi è contenuta in una faccia della cosiddetta “Medaglia del Caradosso”, coniata per commemorare la cerimonia di fondazione. Bramante prese spunto da due opere pagane simbolo dell’architettura Romana: il Pantheon, da cui rubò la cupola, e la Basilica di Massenzio, sulla cui pianta la impostò. Appena ultimato il piccolo capolavoro di San Pietro in Montorio, Bramante riprese il motivo planimetrico della pianta centrale simmetrica a croce greca inscritta in un quadrato.

In una delle sue numerose ipotesi progettuali, con braccia absidate e deambulatorio, grandiosi pilastri e volte a botta alla romana, e una grande cupola, intendeva emulare la chiesa costantinopolitana di Santa Sofia. La prima pietra fu posata in corrispondenza del “Pilone della Veronica”, uno dei quattro piloni centrali che avrebbero sostenuto la futura cupola michelangiolesca. Oltre alla Veronica, i pilastri sottostanti la cupola, che ospitano le reliquie più importanti della Basilica di San Pietro, sono dedicati a Sant’Elena, San Longino e Sant’Andrea.

Il progetto di Bramante prevedeva anche la sistemazione del terreno collinoso che separava il palazzo del Vaticano dalla villa del Belvedere. L'architetto raccordò i tre differenti livelli del terreno con grandiose scalinate, stabilendo nei due lunghi corpi di fabbrica un portico con pilastri di ordine "romano" al piano più basso, un piano intermedio finestrato, con coppie di paraste e nicchie, ed un terzo piano loggiato di altezza ridotta e architravato. L'esedra bramantesca fu poi trasformata in un "nicchione" da Pirro Ligorio nel 1560. L'intervento mirava a collegare il palazzo alla villa con un grandioso giardino architettonico, che riuscisse anche ad armonizzare due complessi di stile differente. Alla morte dell'architetto, il cortile del Belvedere era in costruzione, inclusa nell'esedra una scala d'accesso a spirale, detta "a lumaca", una realizzazione bramantesca più volte imitata, che proponeva la successione dal basso dei cinque ordini architettonici: toscanico, dorico, ionico, corinzio, composito.

Medaglia del Caradosso raffigurante il progetto di Bramante per San Pietro

Bramante morì nel 1514, prima di poter vedere i suoi progetti realizzati. Alla sua morte, solo i quattro pilastri centrali della nuova Basilica erano stati eretti. Tuttavia, la sua pianta per la Basilica di San Pietro fu motivo ispiratore per numerosi altri edifici, realizzati sotto la sua supervisione o dai suoi successori.

I Successori di Bramante: Tra Pianta Centrale e Longitudinale

Raffaello Sanzio (1514-1520)

Alla morte di Bramante, Raffaello Sanzio ne proseguì le gesta, apportando il suo personale contributo. La sua attività nelle vesti di architetto è meno nota rispetto a quella di pittore, anche a causa della scarsezza di evidenze materiali, dato che gran parte delle sue fabbriche sono state modificate o mai realizzate, e quasi l’intero corpus dei suoi disegni progettuali è andato perduto.

Per il cantiere della Basilica di San Pietro, Raffaello scelse di progettare una pianta a croce latina, ovvero a corpo longitudinale, ponendosi in controtendenza con l'idea bramantesca della pianta centrale, che nell'epoca era considerata simbolo di perfezione divina. Questa scelta fu probabilmente influenzata dall'esigenza di recuperare le origini della Chiesa Cattolica, dopo lo “strappo” di Martin Lutero, che in quegli anni criticava aspramente i dettami ecclesiastici dominanti, e dalla necessità di richiamarsi ai valori originari della Chiesa stessa.

Leone X nominò Raffaello a capo del cantiere, incaricandolo anche di vegliare sugli scavi a Roma per acquisire materiali utili alla costruzione. Tuttavia, la breve presenza di Raffaello alla Fabbrica di San Pietro, anche a causa della sua prematura scomparsa, non gli permise di affinare completamente le sue idee.

Baldassarre Peruzzi (1520-1536)

Tra i numerosi artisti toscani giunti a Roma per lavorare alla corte di Papa Giulio II, vi era anche Baldassarre Peruzzi. L’architetto senese scartò la proposta di Raffaello, tornando a ragionare sull’idea bramantesca della pianta centrale.

Antonio da Sangallo il Giovane (1520-1546)

Antonio da Sangallo il Giovane è celebre per il colossale modello ligneo realizzato per la Fabbrica di San Pietro, dalle dimensioni impressionanti: lungo 7,36 metri, largo 6,02 metri e alto 4,68 metri. Costruito in scala 1:29 in sette anni (1539-1546), costò più di 4.800 scudi d’oro. Se costruita, quella basilica avrebbe avuto una dimensione simile a quella attuale (22mila metri quadrati di superficie), ma un aspetto molto diverso. Sangallo realizzò anche le cosiddette “sale ottagone” (per la loro forma) sopra i piloni che sorreggono una grandiosa cupola a sesto rialzato e doppio tamburo, stanze private dove sono conservati, tra l’altro, progetti e modelli lignei della Basilica Vaticana. La sua Chiesa, a causa della sua morte improvvisa, non fu realizzata.

Modello ligneo della Basilica di San Pietro secondo il progetto di Antonio da Sangallo il Giovane

Il Contributo di Michelangelo: La Cupola e la Visione

Alla morte del Sangallo, nel 1546, l’incarico di portare a compimento la Chiesa venne affidato al genio di Michelangelo Buonarroti. Ormai settantaduenne, non si tirò indietro dalla chiamata di papa Paolo III e dalla necessità di dare una copertura alla tomba di San Pietro, vivendola come una missione divina e rifiutando qualsiasi compenso. Michelangelo aveva le idee chiare e apparve subito avverso al progetto di Sangallo il Giovane, che considerava troppo complesso e intricato, più vicino all’architettura gotica che non a quella moderna. Egli asserì pubblicamente che il progetto di Sangallo "aveva di fuori troppi ordini di colonne l’un sopra l’altro, e che con tanti risalti, aguglie e tritumi di membri teneva molto più dell’opera tedesca, che del buon modo antico o della vaga e bella maniera moderna".

Accantonato il progetto di Sangallo, Michelangelo andò alla ricerca di maggior semplicità, ordine, bellezza e comodità, tornando all’idea primordiale di Bramante: la pianta centrale a croce greca inscritta in un quadrato. Sistemata la Basilica, si dedicò alla maestosa cupola, facendola a doppia calotta, sull’esempio di quella fiorentina del Brunelleschi; esternamente rialzata a sesto acuto, internamente formava un emiciclo a tutto sesto. Al di sotto, l’imponente tamburo è ritmato da colonne binate, in corrispondenza dei 16 costoloni, e tra loro altrettante finestre che catturano la luce all’interno.

Dettaglio della cupola di Michelangelo per la Basilica di San Pietro

Michelangelo lavorò ininterrottamente fino al suo ultimo giorno di vita (morì a 89 anni il 18 febbraio 1564), ma non riuscì a portare a termine la cupola, la cui costruzione era arrivata al tamburo. Essendo consapevole della sua età, aveva previsto tutto, lavorando duramente a una riproduzione fedele e scrupolosa della cupola, un “modellino” in scala 1:15 in legno di tiglio, ricco di dettagli costruttivi, per lasciare istruzioni chiare per il completamento.

La sua determinazione lo portò a non volere stipendio per l'incarico, lavorando "solo per la gloria di Dio", pur percependo emolumenti da altre fonti. Questo gli fornì un'arma contro le proteste dei deputati della Fabbrica, che cercarono più volte di estrometterlo. Essi lamentavano, ad esempio, che la costruzione del catino absidale meridionale avrebbe determinato una scarsa illuminazione, ma Michelangelo, con le sue rapide e sdegnate spiegazioni, dimostrò la superficialità delle loro accuse.

In una lettera a Leonardo di Buonarroto Simoni in Firenze, Michelangelo scrisse del suo impegno: «partendo ora di qua, sarei causa d'una gran rovina della fabbrica di Santo Pietro, d'una gran vergognia e d'un grandissimo peccato». E a Giorgio Vasari ribadì: «vi prego per l'amor di Dio e di Santo Pietro ne preghiate il Duca, e racomandatemi a sua Signoria. Ma per mancamento di danari la s’è molto alentata, e allentasi quando ella è giunta in più faticose e dificil parte; in modo che abandonandola ora, non sarebbe altro che con grandissima vergognia perdere tutto il premio delle fatiche che io ci ho durate in detti dieci anni per l’amore di Dio.»

Il Completamento Barocco: Maderno e Bernini

Giacomo Della Porta (1574-1602)

Dopo la morte di Michelangelo, Gregorio XIII (papa dal 1572 al 1585) conferì la direzione della Fabbrica di San Pietro a Giacomo della Porta. Egli apportò alcune correzioni al progetto michelangiolesco, la più importante delle quali riguarda la curvatura delle due calotte: quella interna non fu più emisferica, ma venne rialzata di 8 metri, ad un rapporto tra raggio e altezza molto simile a quello della cupola del Brunelleschi. Giacomo della Porta portò la cupola a compimento.

Carlo Maderno (1607-1629)

Alla morte di Giacomo della Porta, subentrò Carlo Maderno (nipote di Domenico Fontana, che aveva fatto erigere l’obelisco nella piazza). Nel 1607 vinse un concorso per il prolungamento della chiesa e la realizzazione della facciata. Fu preferita la sua proposta tra le varie presentate. Maderno optò per una facciata bassa e larga, sormontata da statue, ma venne criticato perché dalla piazza la cupola appariva schiacciata. Le modifiche all’impianto della basilica furono felicemente risolte, con la demolizione di ciò che restava della vecchia basilica per prolungare la chiesa rinascimentale fino ai cancelli del portico.

Il 18 novembre 1626, papa Urbano VIII Barberini (1623-1644) poté finalmente consacrare la nuova Basilica Vaticana: erano trascorsi 120 anni dalla posa della prima pietra. Con la facciata del Maderno, la Basilica di San Pietro vera e propria poteva dirsi ultimata, ma la Fabbrica no; mancavano ancora tutte le decorazioni interne e la scenografica piazza.

Disegno della facciata di Carlo Maderno per la Basilica di San Pietro

Gian Lorenzo Bernini: La Piazza e il Colonnato (1657-1667)

Il prolungamento del volume della basilica, coronato dalla maestosa facciata di Maderno, aveva ridotto la visione della Cupola dal piazzale antistante. Gian Lorenzo Bernini risolse il problema dilatando la piazza e lo sguardo che, da lontano, sarebbe finalmente riuscito a cogliere la figura della cupola stagliarsi imponente nel cielo dell’Urbe. Il suo progetto definitivo prevedeva due piazze, una trapezoidale antistante la basilica (il sagrato), evocativa del Campidoglio di Michelangelo, e una più ampia di forma ellittica. Tutt’intorno un colossale colonnato coperto di tipo quadruplo, con quattro colonne allineate sormontate da un capitello dorico. La costruzione del colonnato durò quasi dieci anni, dal 1657 al 1665.

Le colonne, dalla piazza verso la città e il fiume, hanno un diametro variabile da 1,46 a 1,60 metri, aumentando verso il raggio esterno della curva per compensare l’effetto ottico dell’allontanamento tra loro. La piazza ellittica è talmente grande da poter accogliere l’intero Colosseo al suo interno. Al centro della piazza si erge un obelisco egizio, che un tempo ornava il Circo di Caligola, e che fu fatto sistemare lì da Papa Sisto V nel 1586.

Veduta aerea della Piazza San Pietro con il colonnato del Bernini

Vivere l'Architettura di Persona

Quando si entra nella Basilica di San Pietro, le sue dimensioni lasciano senza fiato. Il pavimento di marmo sembra estendersi all'infinito, attirando lo sguardo verso lo scintillante Baldacchino di bronzo del Bernini, che si trova sotto l'impressionante cupola di Michelangelo. La luce filtra attraverso l'oculo in alto, illuminando gli intricati mosaici e le statue colossali che rivestono la navata. È uno spazio che umilia ed eleva in egual misura. Alzando lo sguardo, si vedono le iscrizioni in latino che circondano la cupola, dichiarando il significato spirituale della Basilica. Ogni dettaglio, dalla simmetria della navata alle cappelle ornate, sembra una conversazione tra ispirazione divina e maestria architettonica.

BASILICA DI SAN PIETRO - La storia

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