La presunta scoperta della prima pittura realizzata da Leonardo da Vinci, un Arcangelo Gabriele dipinto su una piastrella di terracotta invetriata risalente al 1471, ha suscitato grande interesse e dibattito nel mondo dell'arte. Quest'opera, identificata dal professor Ernesto Solari e dalla grafologa Ivana Bonfantino, è stata presentata a Roma come il primo autoritratto in assoluto del genio rinascimentale e il primo a essere autografato.

La Scoperta e le Prove a Sostegno dell'Attribuzione
Secondo il professor Ernesto Solari, studioso leonardiano, e la professoressa Ivana Bonfantino, esperta di grafia leonardesca, Leonardo da Vinci si sarebbe rappresentato quale Arcangelo Gabriele nel 1471. Questa tesi è supportata da tre anni di studi, la consultazione di seimila documenti e le analisi di tre diversi laboratori.
Le Firme Nascoste e i Rebus Numerici
La firma "da Vinci lionardo", vergata da sinistra a destra (o da destra verso sinistra in alcune descrizioni), è mimetizzata nella mandibola dell'Arcangelo, accompagnata dalla data 1471. Sulla mandibola, sotto il nome "lionardo", sono presenti anche i numeri 52 (data di nascita di Leonardo) e 72, che rimanda a Gb-Gabriele. Solari interpreta questo come un'identificazione con l'Arcangelo, rafforzata dalla somiglianza con l'autoritratto sul foglio 447 degli Uffizi.
- Firma: "da Vinci lionardo" (vergata in modo mimetizzato nella mandibola).
- Data: 1471 (presente nella mandibola).
- Sigla: LDV ib (Leonardo da Vinci di Vinci), ricorrente nelle sue opere future.
- Rebus numerico: 52 (anno di nascita di Leonardo) e 72 (che rimanda a Gabriele).
Analisi Scientifiche e Provenienza
La piastrella è stata analizzata da tre laboratori diversi attraverso:
- Termoluminescenza: ha datato e autenticato l'opera al XV secolo e ha stabilito che l'ultima cottura è avvenuta dopo la pittura e la firma.
- Stratigrafie dei pigmenti e analisi XRF: hanno certificato la compatibilità dei pigmenti con il periodo.
- Analisi riflettologiche: hanno rivelato dettagli come la perdita di parte della palpebra durante la cottura.
L'argilla utilizzata, povera di quarzo, proviene da Bacchereto-Montelupo, luogo dove Leonardo visse e dove si trovava la fornace dei nonni, in cui l'artista avrebbe realizzato e cotto la quadrella subito dopo l'apprendistato nella bottega del Verrocchio.

La Tecnica e il Contesto Artistico
L'opera, una piastrella in maiolica invetriata di forma quadrata (20x20 cm), è dipinta a "simil-lustro", una tecnica descritta da Leonardo stesso nel suo Trattato della Pittura sotto il titolo "Del far pittura d’eterna vernice". Questa tecnica, che prevedeva due soli passaggi di cottura anziché tre, era usata dai maestri toscani per resistere alla concorrenza spagnola e testimonia la vocazione di Leonardo all'eternità.
Leonardo, all'età di 18/19 anni, appena uscito dalla bottega del Verrocchio, avrebbe dimostrato con quest'opera non solo le sue capacità artistiche ma anche la sua originalità e ambizione. La scelta dell'Arcangelo Gabriele come soggetto, all'epoca una "vera star" per l'apparizione concessa al Beato Amadeo da Silva, non stupirebbe la scelta di un tema tanto in voga per iniziare a farsi un nome.
La Storia dell'Opera e le Sue Incognite
L'opera appartiene agli eredi della famiglia Fenici di Ravello. Secondo un documento d'archivio "non più disponibile ma di cui si ha conoscenza", il quadretto sarebbe stato donato alla famiglia da Giovanna d'Aragona nel 1499 "per servigi resi".
Le Ipotesi sull'Arrivo a Giovanna d'Aragona
Il modo in cui la maiolica sia arrivata a Giovanna d'Aragona rimane un "giallo nel giallo". Le ipotesi suggerite includono:
- Un dono di Leonardo alla sovrana dopo il parto o per ringraziarla di aver posato per un suo ritratto, sposando la tesi di Leonardo a Napoli nel 1499.
- L'esposizione dell'opera a Firenze nel 1471, in occasione dei grandi festeggiamenti per l'Annunciazione, che avrebbe potuto farla entrare tra i beni di Galeazzo Maria Sforza e poi essere donata da sua nuora Isabella d'Aragona alla zia Giovanna.
Leonardo da Vinci — La vera storia del più grande genio del Rinascimento | Documentario
Le Controversie e le Confutazioni
Nonostante le prove presentate, la scoperta ha incontrato anche pareri contrastanti. Due esperti di ceramica, Federico Malaventura e il professor Ettore Sannipoli, hanno confutato l'attribuzione a Leonardo da Vinci. Secondo loro, l'opera non sarebbe attribuibile al genio rinascimentale, ma si tratterebbe di un manufatto molto più recente, databile intorno agli inizi del Novecento, nello specifico tra il 1920 e il 1930.
Malaventura e Sannipoli sostengono che l'autore sarebbe il ceramista Aldo Ajò, direttore della fabbrica SCU (Società Ceramica Umbra) dei Fratelli Rubboli a Gualdo Tadino. Entrambi gli esperti parlano di una maiolica di tipo industriale e notano che lo stile del dipinto sembrerebbe riconducibile proprio alla tecnica di Ajò.
L'Arte del Firmare di Leonardo
Al di là dell'attribuzione specifica dell'Arcangelo Gabriele, la ricerca ha portato alla luce un aspetto affascinante dell'arte di Leonardo: la sua tecnica nel firmare le opere. Il libro "Leonardo da Vinci L'arte del firmare" di Ivana R. Bonfantino e August Stone documenta per la prima volta come Leonardo abbia lasciato firme originali, nascoste e insospettabili in 11 opere che abbracciano un periodo di 44 anni, dal dipinto dell'Arcangelo Gabriele del 1471 all'autoritratto del 1517.
Questi tracciati grafici deliberatamente nascosti confermano il valore che la firma aveva per Leonardo: un modo per autenticare e ultimare un'opera, rendendola unica e irripetibile, quasi una filigrana visibile solo a chi sapeva come vederla. La grafologa Bonfantino ha condotto complesse perizie grafologiche comparative, inclusi gli scritti presenti nel Paesaggio con fiume del 1473 e il contratto per la Vergine delle Rocce del 1483, confermando che i tracciati grafici esaminati sull'Arcangelo Gabriele sono stati vergati di pugno dal giovane Leonardo da Vinci nel 1471.
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