Causa di Beatificazione di Fra Mario Gentili

La comunità ecclesiale si è mobilitata per l'apertura e la conclusione della fase diocesana del processo di beatificazione di Fra Mario Gentili, figura agostiniana profondamente legata al Santuario di San Nicola a Tolentino. Nato a Colmurano, Fra Mario ha trascorso ben 64 anni della sua vita nel convento annesso al santuario, divenendo per molti "il volto sorridente del santuario di Tolentino". La sua esistenza, marcata da semplicità e un profondo apostolato di prossimità verso gli ultimi, viene spesso paragonata a quella di altre figure religiose di grande impatto, come il cappuccino bergamasco Cecilio Maria Cortinovis.

Ritratto di Fra Mario Gentili con il Santuario di San Nicola a Tolentino sullo sfondo

La Fase Diocesana del Processo

Apertura dell'Inchiesta Diocesana

La fase diocesana del processo di beatificazione di Fra Mario Gentili si è aperta ufficialmente domenica 9 maggio 2021 alle ore 17 nella Basilica di San Nicola da Tolentino. L'evento ha visto la presenza del vescovo Nazzareno Marconi e di una Commissione diocesana, composta dal Delegato del Vescovo don Gianni Compagnucci, dal Promotore di Giustizia don Giacomo Pompei, dal Notaio Attuario Maria Antonietta Germondani, dal Notaio Aggiunto Leonardo Salvatori e dal Cursore Maria Federici Fenati. A supporto dei lavori, era presente anche una Commissione storica, presieduta da Padre Marziano Rondina, con Rossano Cicconi e Paolo Paoloni.

Conclusione della Fase Diocesana

La fase diocesana per la causa di beatificazione e canonizzazione dell’agostiniano Fra Mario Gentili si è conclusa venerdì 16 maggio 2025, nella Diocesi di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia. L'ultima sessione del Tribunale dell’Inchiesta si è svolta nella Basilica di San Nicola a Tolentino ed è stata presieduta dal vescovo di Macerata, Mons. Nazzareno Marconi. Per l’occasione sono stati sigillati gli atti processuali contenenti le prove sulla vita e le virtù del servo di Dio Fra Mario Gentili da Colmurano, nato il 30 maggio 1928 a Colmurano e deceduto a Tolentino il 2 maggio 2006, all'età di 78 anni.

Alla concelebrazione, in una Basilica gremita, hanno partecipato, tra gli altri, il postulatore generale delle cause di beatificazione dell'Ordine, Padre Josef Sciberras, e il segretario generale del Consiglio episcopale latinoamericano e caraibico. Erano presenti alla cerimonia anche i sindaci di Tolentino, Mauro Sclavi, e Colmurano, Mirko Mari, accompagnato dal parroco don Eugenio Tordini. Il segretario generale del CELAM ha espresso grande gioia per la cerimonia, sottolineando come Fra Mario abbia saputo trasmettere l'amore e la misericordia di Dio.

IL DONO DI SAN LEOPOLDO, DOCUMENTARIO SULLA VITA DEL FRATE CONFESSORE | 18/12/2021

La Vita e il Ministero di Fra Mario Gentili

Le Origini e la Vocazione

Fra Mario Gentili era originario di Colmurano, un piccolo paese dove la vita era scandita dal suono del campanile e la comunità si riconosceva attorno al parroco. Mario ereditò dai genitori, semplici contadini, una fede gioiosa e genuina. Negli anni dell’adolescenza, questa fede lo condusse a scegliere la vocazione religiosa, le cui radici furono nutrite dalla testimonianza e dalla preghiera di un parroco santo, don Quirico Gesuelli. Don Quirico, un prete colto e con un grande cuore di padre, fu determinante per la sua formazione cristiana, introducendolo anche alla spiritualità agostiniana.

Il giovane Mario, pur profondamente radicato nella sua terra e nella sua famiglia serena, sentì presto che la sua vera patria era Tolentino. Dopo essersi consultato con i genitori e don Quirico, decise di partire per il convento agostiniano di Tolentino, dove fu accolto da Padre Nicola Fusconi, che Fra Mario ricordava sempre per la sua paternità, benevolenza e autorevolezza morale. Così, per 64 anni, Fra Mario visse in simbiosi con il celebre Santuario di San Nicola, unendosi agli Agostiniani che vi costituivano una numerosa comunità.

Il "Volto Sorridente del Santuario"

Nel corso della sua lunga permanenza, Fra Mario divenne un vero e proprio punto di riferimento per il convento e per tutti i visitatori. Per il solo fatto di essere definito "il volto sorridente del santuario di Tolentino", egli incarnava una fede gioiosa, in contrasto con l'immagine di un cristiano in "lutto perpetuo" di cui parla Papa Francesco. La sua presenza continua in chiesa, in sacrestia o nel chiostro, fece sì che turisti e pellegrini finissero per identificarlo con il santuario stesso. Specialmente negli ultimi anni, molti arrivavano a Tolentino non solo per il Santo, ma anche per vedere e parlare con Fra Mario.

La sua affabilità e la sua capacità di comunicazione si affinarono negli anni, accrescendo la sua conoscenza storica, artistica e della tradizione orale del luogo. L'ilarità di Fra Mario era proverbiale, espressa anche attraverso barzellette che una radio locale sfruttò per un programma serale, divenuto molto popolare tra gli ascoltatori.

Il Ruolo dei Fratelli Conversi

Fra Mario era un frate converso, il che significava che non percorreva l’iter formativo degli studi che portano al sacerdozio, quindi non diceva messa, non confessava e non predicava. Si dedicava, invece, a tutti i lavori di manutenzione del convento, della chiesa e della sacrestia. Questo ruolo, sebbene non prevedesse il sacerdozio, non mortificava la persona. Al contrario, grazie a una formazione specifica e a una forte spiritualità, i fratelli conversi sviluppavano un grande attaccamento alla fede e all'Ordine, producendo persone serene e ricche di autentici valori.

Come amava dire Padre Giuseppe Giuli, priore del Seminario di Bologna-Farneto: "I fratelli sono come le mamme dei conventi". Fra Mario si formò su misura specifica del convento di San Nicola, divenendone uno strumento prezioso e rappresentandone l'immagine e l'identità di fronte alla gente.

Un Guida Spirituale e Culturale

L'Apostolato della Prossimità

Fra Mario non era solo un "cicerone" del santuario, ma piuttosto il custode di una memoria viva e di una devozione secolare. Non dimenticava mai di insegnare le "precedenze", richiamando l'attenzione dei pellegrini sulla presenza reale di Gesù nell'Eucaristia, specie quando la loro commozione era rivolta più alla statua di San Nicola che al Mistero eucaristico. Il suo apostolato era caratterizzato da gioia, rispetto, simpatia e dall'impegno nel trasmettere l'esperienza spirituale del santuario. Se non aveva persone da intrattenere, si dedicava alle mansioni di manutenzione, ma lasciava tutto non appena arrivava qualcuno, dedicandosi alla sua consapevole missione.

Iniziava il suo "accompagnamento" facendo pregare davanti all'altare del Santissimo Sacramento, sua premura fondamentale era educare alla fede e alla presenza sacramentale del Signore. Poi, faceva accomodare i visitatori o li portava nel chiostro o nel Cappellone, iniziando una spiegazione sempre storica, artistica, pastorale e spirituale. Li accompagnava poi nelle varie tappe del santuario: la cappella delle Sante Braccia, la cripta, la sala degli oggetti sacri, il museo e i diorami sulla vita di San Nicola.

Molto spesso, la sua testimonianza di fede, la sua accoglienza e la sua sapienza spingevano alcuni ad aprirgli il cuore con confidenze personali, in cerca di luce e conforto. Un pellegrino ha testimoniato: "Non posso dimenticare la gentilezza con la quale hai accolto noi pellegrini e la pazienza, unita ad un amore profondo verso Gesù e San Nicola, con la quale ci hai dato tutte le spiegazioni. Sono sicuro che, come è accaduto a noi, hai dato a tanti pellegrini momenti di profonda comunione con Dio."

Interno della Basilica di San Nicola a Tolentino

La Sua Erudizione e Passioni

Nonostante i suoi studi ufficiali si limitassero alla licenza elementare, Fra Mario possedeva uno spirito di saggia curiosità e coltivava molti interessi. Stimava la cultura, intuiva e apprezzava la competenza degli studiosi, dedicando tempo alla sua preparazione. Ogni giorno leggeva L'Osservatore Romano e L'Avvenire, oltre a diverse riviste, con particolare attenzione ai periodici dei santuari e degli Ordini religiosi.

Si era specializzato nella cultura storica, in particolare nella storia di Roma e dei Papi, e divorava libri d’arte, acquisendo una straordinaria competenza che talvolta metteva in imbarazzo gli specialisti. L'ambito in cui si concentrava con più passione era naturalmente San Nicola e ogni argomento a lui connesso. Conosceva pagina per pagina il volume "Il sesto centenario di San Nicola", una miniera di preziose informazioni sul santuario.

Era innamorato di Roma, della sua storia, dei suoi aspetti folcloristici, dei suoi aneddoti, delle vie, dei palazzi, e soprattutto delle sue chiese e dei musei. Nella sua camera conservava una ricca collezione di libri sulla storia e l'arte di Roma e quaderni pieni di appunti su curiosità rare. Era diventato una guida ricercata per gite, che organizzava solitamente il lunedì, giorno in cui a Tolentino c'era meno lavoro e a Roma meno ingorghi. I suoi viaggi erano sempre pellegrinaggi, qualificati dalla preghiera, dal Santo Rosario e dalla Santa Messa.

La Città del Vaticano era per lui un amore particolare; ne conosceva i minimi particolari, specialmente della Basilica di San Pietro. La sua conoscenza era tale da ottenere il riconoscimento di cicerone ufficiale della basilica per l’Anno Santo del 1975. Si sentiva di casa sia nella basilica che nei Musei Vaticani, come pure in Piazza San Pietro.

L'Eredità di Fra Mario

Fra Mario Gentili si spense il 2 maggio 2006, dopo un anno di lento declino. La sua morte, percepita come un ulteriore dono della Divina Provvidenza, non ha affatto cancellato la sua presenza. Ancora oggi, a Tolentino, i pellegrini continuano a cercarlo e a sussurrargli parole di affetto, riconoscendogli di aver "custodito come un tesoro lo scrigno di grandi emozioni". Il suo ricordo è vivo grazie alle sue risate, al suo saluto, al suo sorriso, alle sue battute, che hanno arricchito la vita di tantissimi.

Numerose sono le dichiarazioni lasciate nel Registro dei visitatori nei mesi successivi alla sua morte, che attestano autentica fede e sincera devozione, offrendo uno spaccato significativo delle diverse situazioni umane toccate dalla sua presenza. Fra Mario è considerato da molti un grande dono, "una lampada che il Signore ha collocato sul moggio", la cui luce continua a guidare e ispirare. La sua eredità è quella di un testimone prezioso di accoglienza, condiscendenza e premurosa attenzione ai problemi e alle difficoltà di ognuno.

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