Il Perizoma negli Antichi Crocifissi: Simbolismo e Variazioni Iconografiche

Il perizoma, elemento apparentemente secondario nella rappresentazione del Cristo crocifisso, riveste in realtà un'importanza iconografica e teologica profonda, la cui evoluzione attraversa secoli di arte cristiana. Le sue differenze stilistiche e le simbologie ad esso associate offrono uno spaccato affascinante sull'interpretazione della Passione e della figura di Gesù in diverse epoche e contesti culturali.

Origini e Significato del Perizoma (Linteus o Drappo della Purezza)

Il termine perizonium deriva dal greco περίζωμα (peri "attorno" e zoma "cintura, fianco") e indica un tipo di biancheria intima originario della civiltà minoica a Creta. Era composto da una o più fasce di lino avvolte attorno alla vita, annodate con un vistoso nodo al fianco o sul fronte, da cui pendevano i capi della stoffa. In ambito cristiano, è anche detto linteus, drappo della purezza o Santo panno, in riferimento al suo uso figurativo per Cristo sulla croce.

Sebbene il perizonium sia raffigurato nella maggior parte delle crocifissioni, la consuetudine romana prevedeva che le vittime fossero crocifisse completamente nude, un'ulteriore umiliazione per il condannato. Nei vangeli canonici non vi è traccia dell'uso del perizonium da parte di Gesù, mentre il vangelo apocrifo di Nicodemo, composto nel IV secolo, lo menziona brevemente. Le prime raffigurazioni di un perizonium nell'arte cristiana risalgono all'VIII secolo, adottato per preservare la pudicizia della figura sacra, assumendo così la medesima funzione della foglia di fico.

Precedentemente, in un dipinto di origine orientale nella Cattedrale di Narbona, Cristo veniva presentato imberbe e circondato solo da un subligaculum, il perizoma tipico degli atleti romani. Questa figura di crocifisso, raffigurato quasi come un nudo ellenistico, scomparve dall'iconografia cristiana già dal VI secolo. Durante il Medioevo, il perizoma venne alternato nelle raffigurazioni al colobium, una lunga tunica con maniche in uso nella tradizione romana dell'epoca, a causa del passo evangelico di Giovanni (Gv, 19, 23-24) che narra la spartizione della tunica di Cristo tra i soldati. Dall'XI secolo si imposero poi diversi stili di drappeggio.

Una delle reliquie più significative legate al perizoma si trova nella Cattedrale di Aquisgrana, conservata nel reliquiario di Marienschrein. Secondo la leggenda narrata nel "Pellegrinaggio di Carlomagno", l'imperatore franco ricevette in dono dall'imperatore d'oriente, durante un viaggio in Terrasanta e Costantinopoli, diverse reliquie della Passione di Cristo, tra cui il perizonium.

illustrazione storica dell'evoluzione del perizoma nei crocifissi antichi, dal subligaculum al perizonium drappeggiato

Il Perizoma e la Rappresentazione Simbolica di Cristo

Il perizoma non è solo un elemento di modestia, ma veicola anche profondi significati simbolici e teologici. Il suo stile, colore e drappeggio riflettono diverse interpretazioni della figura di Cristo:

  • Crocifisso vivo e trionfante (Christus triumphans): Nelle raffigurazioni precedenti, dominate dal colore rosso, il Cristo era rappresentato vivo sulla croce, sottolineando la sua regalità e vittoria sulla morte.
  • Crocifisso sofferente o morto (Christus patiens): Con la devozione francescana, a partire dall'VIII secolo, l'attenzione si spostò sull'umanità di Gesù e la sua sofferenza. La croce di colore blu è tipica di queste raffigurazioni, dove il colore livido della pelle, gli occhi chiusi e il corpo pesante rimandano alla passione e alla morte del Cristo.

Il Perizoma Prezioso e il Simbolismo Eucaristico-Regale

Un particolare richiamo eucaristico è dato dal perizoma dorato, simile a quello che portavano gli antichi sacerdoti sotto le vesti. Questo "perizoma prezioso" evoca anche un panno regale, paragonabile a quello indossato dall'Imperatore di Bisanzio dopo l'immersione nella piscina dell'acqua santa delle Blacherne. Questo simbolismo si lega anche all'immagine della Vergine Platytera ("Madre di Dio del Segno"), che, in alcune iconografie, è sormontata dalla Madonna orante fiancheggiata da due angeli. La Platytera, che accoglie il Verbo incarnato e lo rivela all'umanità, viene sostituita sull'apice del Crocifisso con il Cristo in Croce che, aprendo le mani, diventa simbolo del corpo e del sangue di Cristo, annunciato e custodito sul petto della Madre Chiesa.

Questo concetto-immagine si sviluppò e concluse in circa trent'anni, tra il crocifisso di Giunta Pisano a Bologna e quello di Cimabue ad Arezzo, in un arco cronologico tra il 1230 e il 1270. In questo periodo, il perizoma prezioso contraddistingue un gruppo iconografico specifico, come evidenziato in alcune croci del "Maestro dei crocefissi francescani". Già nel crocifisso di Cimabue in Santa Croce, tuttavia, inizia a riapparire un perizoma di stoffa più semplice, segnando un primo passo verso un realismo rappresentativo che verrà pienamente espresso da Giotto.

infografica sui simbolismi del perizoma (modestia, eucaristico, regale)

Differenze Stilistiche e Iconografiche negli Antichi Crocifissi

L'analisi dei perizomi e delle figure del Cristo rivela significative differenze stilistiche tra i maestri e le scuole artistiche del Medioevo italiano.

Il Gruppo Alessandrino

Un esempio di variazione regionale si trova nel cosiddetto "gruppo alessandrino" di crocifissi lignei dei secoli XIV-XV, presenti in Piemonte, tra la pianura alessandrina e le colline monferrine di Acqui. Le Cattedrali di Alessandria e Acqui, insieme a località come Cassine, offrono diversi esempi di queste opere, caratterizzate da un perizoma tipico di quest'area, visibile in luoghi come il Museo della Chiesa di San Francesco, l'oratorio della SS. Trinità e la chiesetta di Sant'Anna a Cassine.

foto di un crocifisso ligneo del gruppo alessandrino con perizoma caratteristico

L'Innovazione di Giunta Pisano e Cimabue

Maestri come Giunta Pisano e Cimabue introdussero importanti novità nella rappresentazione del corpo di Cristo e del perizoma. Il Cristo di Giunta Pisano mantiene una postura composta, con il corpo solo leggermente arcuato, e spesso presenta un ventre tripartito. Rispetto alla croce di Assisi, ad esempio, opere come quella in San Colombano mostrano un perizoma molto più ricco nel panneggio, caratterizzato da un ampio risvolto centrale, e un nodo centrale particolarmente virtuoso. Altrettanto originali sono le labbra, aperte, a differenza delle labbra chiuse a cuoricino e quasi contratte, tipiche del Maestro dei crocifissi francescani. La guancia, in Giunta, è più larga ed evidenziata dai capelli che lasciano scoperta la tempia scostandosi molto dall'occhio, in contrasto con la guancia che tende a contrarsi nel dolore nelle opere del Maestro dei crocifissi francescani.

Il crocifisso di San Ranierino a Pisa, l'ultimo tra quelli firmati da Giunta, appare stilisticamente il più maturo. Qui, il volto è più arrotondato, la barba fusa ha riassorbito il doppio riccio sul mento e la ripartizione del ventre è, per la prima volta in Giunta, bipartita, annunciando tempi nuovi nell'iconografia.

dettaglio comparativo dei perizomi e dei volti nei crocifissi di Giunta Pisano e del Maestro dei crocifissi francescani

La Rivoluzione di Giotto e l'Imago Pietatis

Con il Crocifisso di Santa Maria Novella, probabilmente eseguito nella prima metà del 1390, Giotto realizzò una vera rivoluzione: per la prima volta, i fedeli videro un corpo reale sulla croce. Quest'opera, che risale alla fase iniziale del percorso artistico di Giotto, rappresenta il Christus patiens (Cristo sofferente) in modo inedito. Giotto, come notato da Cennino Cennini, "rimutò l'arte del dipingere di greco in latino e ridusse al moderno", portando il realismo a un livello superiore. I chiodi trafiggono la carne, il corpo tende a cadere sotto il proprio peso, divenuto visibile nella tridimensionalità dello spazio. Questo segna un allontanamento dal concetto del perizoma prezioso, che, pur essendo concettualmente forte e trasmesso per qualche tempo, lasciò il posto a una rappresentazione più cruda e umana della sofferenza.

immagine del Crocifisso di Giotto a Santa Maria Novella, evidenziando il realismo del corpo e del perizoma

Altri Dettagli Iconografici: Il Teschio sotto la Croce

Parallelamente alle differenze nel perizoma, altre variazioni iconografiche distinguono gli antichi crocifissi. Ad esempio, nel gruppo delle croci con il perizoma prezioso, spesso manca il teschio sotto il suppedaneo. Il significato del teschio, che tornerà in modo dirompente nella croce di Giotto a Padova, è spiegato da San Tommaso nella Questio 46, punto 3. Egli afferma che il luogo della crocifissione, il Golgota (luogo del teschio), era così chiamato non dal teschio del primo uomo (Adamo), ma perché era il sito delle condanne capitali. Gesù scelse di essere crocifisso lì per innalzare il vessillo del martirio dove prima c'era il campo dei condannati, mostrando che la sua croce riparava i peccati di tutto il mondo, non solo quello personale di Adamo.

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