Il Significato di "Andate e Portate la Buona Notizia del Vangelo"

L'espressione "andate e portate la buona notizia del Vangelo" racchiude l'essenza della missione cristiana e il profondo significato del messaggio di salvezza. Questa frase, centrale nella narrazione biblica, si riferisce all'imperativo divino di diffondere il messaggio di Gesù Cristo, un invito che ha risonanze profonde sia nell'Antico che nel Nuovo Testamento, e che continua a guidare l'azione dei credenti.

Il Mandato di Gesù ai Discepoli

Nel Vangelo di Luca (Lc 10, 1-12), il Signore Gesù designò settantadue discepoli e li inviò a due a due in ogni città e luogo dove stava per recarsi. Il suo messaggio era chiaro: "La messe è abbondante, ma sono pochi gli operai! Pregate dunque il signore della messe, perché mandi operai nella sua messe!". Egli li avvertì: "Andate: ecco, vi mando come agnelli in mezzo a lupi; non portate borsa, né sacca, né sandali e non fermatevi a salutare nessuno lungo la strada."

Le istruzioni erano precise: "In qualunque casa entriate, prima dite: “Pace a questa casa!”. Se vi sarà un figlio della pace, la vostra pace scenderà su di lui, altrimenti ritornerà su di voi. Restate in quella casa, mangiando e bevendo di quello che hanno, perché chi lavora ha diritto alla sua ricompensa. Non passate da una casa all’altra." Il loro compito era anche quello di guarire i malati e annunciare: "È vicino a voi il Regno di Dio." Per coloro che non li avrebbero accolti, l'indicazione era di uscire nelle piazze e proclamare: "Anche la polvere della vostra città, che si è attaccata ai nostri piedi, noi la scuotiamo contro di voi; sappiate però che il Regno di Dio è vicino."

La Chiamata all'Apostolato

Gesù scelse settantadue uomini con lo scopo di precederlo e annunciare nei villaggi un messaggio preciso: il Regno di Dio è vicino. Prima di inviarli, li avvertì che la messe è molto estesa, indicando che le persone cui deve arrivare il Regno di Dio sono molte, ma coloro che devono proclamare il messaggio sono pochi. Di fronte a questa realtà, la prima cosa che si deve fare è chiedere a Dio che invii più operai alla sua messe.

Questo insegnamento di Gesù rende chiaro che il protagonista della salvezza è Lui, non gli uomini, e che i mezzi più importanti per portare ai cuori la fede non sono quelli umani, ma quelli soprannaturali. La prima cosa da fare non è iniziare attività apostoliche, ma pregare. L’apostolato sarà efficace solo se è fondato nell’orazione e nell’unione di amore con Dio.

Chi sono questi operai che tanto mancano? Tutti i cristiani: laici, sacerdoti, religiosi. Tutti sono chiamati da Dio a portare nel mondo intero la buona notizia della salvezza: Gesù è il Cristo, il Messia; è morto ed è risuscitato per noi; è venuto a instaurare il Regno di Dio nel mondo e nel cuore di ogni uomo.

Il Concilio Vaticano II ha voluto fare un particolare richiamo ai laici, ricordando loro che è il Signore stesso che li invita "ad unirsi sempre più intimamente a lui e, sentendo come proprio tutto ciò che è di lui, si associno alla sua missione salvifica; è ancora lui che li manda in ogni città e in ogni luogo dove egli sta per venire, affinché gli si offrano come cooperatori nelle varie forme e modi dell'unico apostolato della Chiesa, che deve continuamente adattarsi alle nuove necessità dei tempi, lavorando sempre generosamente nell'opera del Signore".

Che cos'è un vangelo?

Il Significato Profondo del Termine "Vangelo"

La parola "Vangelo" deriva dal latino evangelium, adattamento del greco εὐαγγέλιον, che si traduce come "buona novella", essendo composto di εὐ «bene, buono» e ἄγγελος «messaggero, annuncio». Incompreso, mal interpretato o addirittura falsato nel corso della storia, il Vangelo ha una sua essenza profonda, rintracciabile sin dalle prime pagine dell’Antico Testamento.

Vangelo non indica soltanto il genere letterario del Nuovo Testamento che raccoglie la vita e le parole di Gesù di Nazareth ma, prima di tutto, Cristo stesso che resta il centro della fede cristiana. Per i cristiani, fede non significa credere in Dio ma che Dio ci ama. Anche quando sembra che non ci sia più nulla da fare, è lì che avvengono i miracoli migliori.

Il Vangelo nell'Antico Testamento e nel Mondo Greco

L'espressione "buona notizia" in ambito biblico, soprattutto nel Nuovo Testamento, traduce il termine greco euaggelion e il corrispettivo verbo euaggelizomai ("annunciare una buona notizia"). Questa espressione deriva dall'utilizzo di termini corrispondenti in ebraico. Nell’Antico Testamento è prevalente l’utilizzo del verbo bsr sul sostantivo besora, usato in connessione all’annuncio di messaggi di gioia, sia di natura politico-militare che religiosa. La radice del verbo comprende già in sé la connotazione della bontà dell'annuncio.

Soprattutto nel Secondo Isaia (Is 40-55) si trova l'annuncio di buone notizie con un connotato religioso, che aiuta a comprendere il significato del termine "Vangelo" nel Nuovo Testamento. Qui si attende la vittoria del Signore (Yhwh), la sua ascesa al trono, la sua regalità e l'inizio di una nuova era. Il mebasser, colui che annuncia liete notizie, ha la massima importanza. Egli è l'araldo che precorre il popolo sulla via del ritorno da Babilonia. Il messaggero non proclama un evento che giungerà, ma qualcosa che è già effettivamente in atto: il regno di Dio è già presente. Questa buona notizia non è più soltanto per Israele, ma anche per i pagani.

Il mondo greco conosceva il verbo euaggelizomai per indicare l’annuncio della vittoria. L'euaggelos era l'annunciatore di liete notizie, colui che "viene dal campo di battaglia per nave, a cavallo […] e annuncia alla città, che attende trepidante, la vittoria dell’esercito". Tuttavia, nel mondo greco, l'uso di euaggelizomai non aveva la rispondenza con l’accezione di annuncio divino che gli avrebbero dato gli evangelisti.

Nel culto imperiale, l'euaggelion annunciava che il soter, il salvatore (cioè l'imperatore), era nato o era salito al trono, e che pertanto ora avevano inizio i tempi nuovi, nei quali egli avrebbe portato la pace. Questa era una vera e propria "buona notizia".

Il "Vangelo" nel Nuovo Testamento e la Cristologia

La ripresa del termine euaggelion da parte dei primi utilizzatori nell'ambito neotestamentario (Marco e Paolo) ne costituisce di fatto un neologismo. Il "Vangelo" nei testi sinottici e paolini contiene un'affermazione cristologica: Cristo sostituisce la Torah, essendo Vangelo di Dio nelle proprie azioni e parole, vita, morte e risurrezione. Questo distingue la vita dei cristiani dalla tradizione rabbinica.

Il Vangelo di Marco inizia con l'espressione "Inizio del Vangelo di Gesù Cristo [Figlio di Dio]". Con queste parole, il redattore evangelico ha voluto dichiarare sia il contenuto che il protagonista del testo: Gesù Cristo. Il termine euaggelion si riferisce sia alla predicazione, cioè alle parole e ai fatti che riguardano Gesù Cristo, sia alla persona stessa di Gesù Cristo, che è il Vangelo in persona. Il Vangelo di Gesù non è una nuova dottrina, ma la sua stessa persona che si manifesta attraverso ciò che egli dice e fa. Gesù è colui che porta il Regno di Dio, che si attualizza nella sua parola.

Mappa delle regioni in cui si diffuse il Vangelo

L'Urgenza e la Diffusione del Messaggio

Fin dalla fine dei Tempi dei Gentili nel 1914, si è aggiunta una cosa di urgentissima importanza alla "buona notizia di Dio" che Gesù Cristo predicava: la nascita del messianico regno di Dio nei cieli alla fine dei Tempi dei Gentili nel 1914. Questa è stata una gioiosa aggiunta o estensione della buona notizia che ora si deve predicare: il vittorioso regno di Dio è venuto insieme all’autorità del suo Cristo, il suo Messia. Tutte queste addizionali meravigliose informazioni si sono avverate dalla fine dei "fissati tempi delle nazioni" nel 1914, e particolarmente da quando la prima guerra mondiale finì nell’anno 1918.

La profezia di Gesù in Marco 13:10, "E in tutte le nazioni si deve prima predicare la buona notizia", è in adempimento solo dal secondo decennio del ventesimo secolo. Questo cominciò a essere compreso dall’Associazione degli Studenti Biblici Internazionali e dalla Società Torre di Guardia di Bibbie e Trattati dalla fine del secondo decennio del secolo scorso. L'articolo "Vangelo del Regno", pubblicato nel luglio 1920, basato su Matteo 24:14, spiegava che la buona notizia riguardava "la fine del vecchio ordine di cose e l’istituzione del regno del Messia."

La Proclamazione del Regno e l'Opera di Insegnamento

Dalla proclamazione di questo nuovo intendimento delle parole profetiche di Gesù Cristo, si è accumulata sempre più evidenza negli avvenimenti mondiali e nell'esperienza degli Studenti Biblici Internazionali che il regno messianico di Dio nacque veramente nei cieli nel 1914. Questa "buona notizia del regno" significa le recenti, nuovissime informazioni che parlano dell'istituito regno di Dio. Per tale ragione il mondo intero del genere umano meritava di udire questa buona notizia. "In tutte le nazioni si deve . . . predicare la buona notizia."

In obbedienza a questo comando profetico, a metà della guerra, nell’anno 1943, anno in cui fu aperta la Scuola Biblica Torre di Guardia di Galaad per l’addestramento di missionari, c’erano cinquantaquattro Paesi dai quali la Società Torre di Guardia riceveva rapporti sulla predicazione di "questa buona notizia del regno". Alla fine del 1967, i testimoni di Geova facevano rapporto in 197 Paesi. I cristiani testimoni di Geova sono decisi a raggiungere tutti gli altri paesi con "questa buona notizia del regno" finché c'è ancora tempo, poiché Gesù Cristo non escluse alcuna nazione dall’udire la buona notizia.

Questa predicazione compiuta dai fedeli seguaci di Cristo in così tanti Paesi e nazioni è una parte rimarchevole del "segno" che attesta che si vive nel "tempo della fine". La parola "prima" contiene grande urgenza, perché dal termine dei Tempi dei Gentili nel 1914, le nazioni marciano alla "guerra del gran giorno dell’Iddio Onnipotente", ad Armaghedon. Si devono avvisare le nazioni del mondo dell’imminente guerra e della loro sicura distruzione per mano dell’unto Giustiziere di Dio, Gesù Cristo. Le nazioni devono essere informate che il regno stabilito di Dio è un fatto, che è il legittimo governo per dominare tutta la terra.

Il messaggio del regno messianico non significa "vangelo" o "buona notizia" per tutte le persone della terra. Per coloro che rifiutano il regno di Dio, il messaggio predicato dai testimoni di Geova non è buona notizia, e molti non lo prendono seriamente o cercano di ignorarlo, mentre altri vi si oppongono. Per coloro che hanno perduto la fiducia nei governi umani e che si affliggono per le condizioni morali, religiose, sociali e politiche del mondo, il messaggio dell’istituito regno messianico di Dio è la buona notizia che desideravano.

Gesù Cristo disse che "in tutte le nazioni si deve predicare la buona notizia", non che "in tutte le nazioni si deve insegnare la buona notizia". Il verbo greco tradotto "predicare" è kerýssein, che significa basilarmente "fare una proclamazione come araldo; essere un araldo". Gesù profetizzò che, dopo l’istituzione del regno messianico, la buona notizia sarebbe stata divulgata, annunciata, proclamata, e in questo modo sarebbe stato dato l’avviso a tutte le nazioni. Almeno tutte le nazioni avrebbero ricevuto la testimonianza.

La predicazione fatta da tutto il clero religioso della cristianità per oltre sedici secoli non ha portato la conversione del mondo, né ha dato al popolo il corretto intendimento intorno al regno di Dio. La predicazione della buona notizia del regno di Dio ora istituito, compiuta dai testimoni di Geova dal 1919, non ha portato la conversione del mondo, né i cristiani testimoni di Geova se l’aspettano. Tuttavia, i cristiani testimoni di Geova non solo annunciano, proclamano e predicano per dare testimonianza, ma insegnano anche a tutti quelli che accettano il messaggio del Regno come buona notizia. Quest’opera di insegnamento fu pure predetta da Gesù.

La Trasformazione Attraverso il Vangelo

Il Vangelo è prima di tutto una notizia, una buona notizia: siamo stati riconciliati con Dio e possiamo avere pace con Lui. Dio stesso è l’autore di tutto ciò, a motivo del suo amore: "Dio invece mostra la grandezza del proprio amore per noi in questo: che, mentre eravamo ancora peccatori, Cristo è morto per noi". L’iniziativa non è certamente nostra: noi non abbiamo nulla da offrire come giustificazione. L'uomo, in quanto peccatore, risulta imperfetto moralmente. Tuttavia, si può essere giustificati gratuitamente mediante il sacrificio di Cristo.

L'elemento centrale del Vangelo è che Cristo è morto per i nostri peccati, è stato seppellito, è risuscitato ed è apparso a più di cinquecento discepoli. Il Vangelo è una notizia riguardante fatti storicamente attendibili. Il dio di questo mondo, Satana, ha accecato le menti di chi non crede, affinché non risplenda loro la luce del Vangelo della gloria di Cristo. Ecco perché Paolo chiama la predicazione del Vangelo "potenza di Dio", perché esso è capace di portare luce nelle menti accecate e di trasformare le vite di uomini e donne. Questa potenza trasformatrice è un atto misericordioso di Dio verso un’umanità perduta e immeritevole, e la misericordia di Dio è un dono che si può ricevere perché Cristo ha pagato con il suo sangue.

Il Vangelo invita con insistenza alla gioia. "Rallegrati" è il saluto dell’angelo a Maria. La visita di Maria a Elisabetta fa sì che Giovanni salti di gioia. Nel suo canto Maria proclama: "Il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore". Gesù stesso "esultò di gioia nello Spirito Santo", e il suo messaggio è fonte di gioia: "Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena". Papa Francesco, nell'esortazione apostolica Evangelii Gaudium, sottolinea che "la gioia del Vangelo riempie il cuore e la vita intera di coloro che si incontrano con Gesù".

Il Vangelo è vita, gioia, speranza. Dobbiamo sempre coltivare la speranza di un domani migliore, perché fiducia (fede) e speranza sono le due condizioni che Dio ci chiede per intervenire nella nostra vita e modificarla, migliorarla, trasformarla. Se si parte disperati, si impedisce a Dio di operare il miracolo che potrebbe salvare. Come ha detto Gesù: "Misericordia io voglio e non sacrificio".

Papa Francesco invita ogni cristiano a rinnovare il proprio incontro personale con Gesù Cristo o, almeno, a prendere la decisione di lasciarsi incontrare da Lui, di cercarlo ogni giorno senza sosta. "Chi rischia, il Signore non lo delude, e quando qualcuno fa un piccolo passo verso Gesù, scopre che Lui già aspettava il suo arrivo a braccia aperte."

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