Gli Altari e la Devozione a Sant'Agata

La figura di Sant'Agata, martire cristiana e patrona di Catania, è al centro di una profonda e radicata devozione che si manifesta attraverso diverse opere d'arte, altari e luoghi di culto dedicati alla sua memoria. Questi spazi non sono solo testimonianze artistiche, ma veri e propri strumenti di catechesi visiva e di espressione della fede, capaci di emozionare e coinvolgere i fedeli nel mistero della santità e del sacrificio.

L'Altare Maggiore e la Pala di Bernardino Niger

Nella Chiesa di San Domenico a Catania, una delle opere d'arte più significative è la grande tavola che adorna l’altare maggiore. Realizzata nel 1588 da Bernardino Niger, questa pala d'altare rappresenta Sant’Agata condotta al martirio, un'immagine centrale per la devozione alla Santa e per l'iconografia agatina.

Pala d'altare di Bernardino Niger raffigurante Sant'Agata condotta al martirio

L'Altare Dedicato al Martirio di Sant'Agata e la Tela di G.A. Coppola

Un notevole esempio di arte sacra è l'altare di Sant'Agata, che si distingue per le sue elaborate caratteristiche strutturali e i ricchi motivi ornamentali. Questo altare è recinto da un'articolata ed elegante balaustra marmorea a colonnine con intarsi policromi, presentando un disegno molto più elaborato rispetto a quelli degli altari precedenti.

Dai basamenti laterali, quelli più interni recano incastonati due scudi coronati con i motivi simbolici degli strumenti del martirio subito da Sant'Agata. Nella parte più alta del frontone, decorato con vari motivi ornamentali, è inserita una tabella di forma ovale e compresa tra due simboliche palme. Nello spazio compreso tra le colonne binate sono incastonati due dipinti per parte, contenuti entro leggere cornici sagomate: le rispettive leggende precisano che si tratta di dipinti raffiguranti, a sinistra, Santa Lucia e Sant'Apollonia e, a destra, Santa Cecilia e Sant'Agnese. Un grazioso putto alato completa, nella parte superiore, gli spazi. Accanto ad ognuna delle colonne esterne e addossata alla parete, una mensola a voluta regge un caratteristico riquadro in pietra sormontato da un pinnacolo e con al centro un piccolo dipinto di Sant'Andrea Corsini, a destra, e di San Gaetano Thiene sulla sinistra.

Dettaglio della balaustra marmorea policroma di un altare di Sant'Agata

A rendere l'altare ancora più interessante contribuisce la splendida tela di G.A. Coppola, che rappresenta il Martirio di Sant'Agata. In quest'opera, l’artista gallipolitano sviluppa un tema narrativo con intenso realismo, inserendolo in una classica architettura ornata di statue e in uno sfondo di cielo azzurro appena solcato da bianche nuvolette trasparenti.

Al centro della composizione, alla sommità di una scalinata, definita da Carlo Foscarini “…quasi altare del supplizio…” o da D. Pasculli Ferrara “…quasi luogo di sacra rappresentazione più che di supplizio…”, si trova la Santa Martire. Agata è raffigurata con le braccia strette all’indietro, il petto solo in parte coperto da un drappo candido come il corpo, e lo sguardo rivolto al feroce Quinziano, al quale sembra rimproverare: “Non ti vergogni di amputare in una donna quel che tu stesso succhiasti nella tua mamma?”. Agata subisce l’oltraggio eseguito con inaudita crudeltà dai suoi carnefici, una crudeltà e bestialità che la muscolosa nudità e la calvizie di uno di essi esprimono con efficacia. L'altro carnefice sembra compiacersi del suo disumano gesto di sollevare una delle mammelle già recisa e di lasciarne gocciolare il sangue sulla testa di Agata. Si tratta di una tela davvero fastosa che, per impaginazione, per movimento, per luminosità dei colori e, soprattutto, per la figura della Santa che campeggia al centro, è senza dubbio un inno alla gloria per il suo martirio. Dinanzi a tanta viva rappresentazione, l’animo viene pervaso da forti emozioni sino alla commozione.

G. A. Coppola, prima di dipingere questa tela, come ci informa l’illustre ricercatrice e studiosa D. Pasculli Ferrara, aveva preparato un bozzetto di 1,52 x 1,00 metri. Molti critici d’arte e studiosi hanno espresso lusinghieri giudizi su questo dipinto; tra i tanti, il nostro E. Vernole ha espresso un giudizio particolarmente convincente e puntuale sull'opera di G. A. Coppola.

Tela di G.A. Coppola raffigurante il Martirio di Sant'Agata

L'Altare Barocco Leccese di Sant'Agata: Un Trionfo di Fede e Arte

L'altare di Sant'Agata, un sublime esempio del Barocco leccese, ha la capacità di trasformare la pietra in narrazione sacra e la materia in preghiera visiva. Questo trionfo di sculture e stucchi esalta la figura di Sant'Agata, martire cristiana, simbolo di purezza e coraggio nella fede, raffigurata al centro dell’altare nel dipinto su tela realizzato nel 1813 dal pittore leccese Pasquale Grassi.

Teste e figure di putti si affacciano dal folto fogliame che decora la pietra, figure allegoriche che si intrecciano armoniosamente per creare un effetto di vivida teatralità. Le foglie d’acànto, che nella tradizione classica erano predilette per il rimando alla verginità, nell’arte della tradizione cristiana esaltano la purezza e la resurrezione.

Sopra la tela centrale, un piccolo dipinto raffigurante un'Adorazione dei pastori, attribuita al maestro Serafino Elmo, richiama il tema della protezione divina, sottolineando il legame profondo tra la tensione verso la santità e il cielo. Altre due figure di santi, Sant’Ignazio di Loyola a sinistra e San Francesco Saverio a destra della tela mistilinea dell’Adorazione, invitano alla contemplazione e alla riflessione. La loro presenza è un monito costante alla comunione dei santi, recitando Ad Majorem Dei Gloriam, a maggior gloria di Dio, come recita la scritta sul libro che tiene in mano Sant’Ignazio. Tutta la macchina d’altare rappresenta un potente strumento di catechesi visiva, capace di avvicinare i fedeli al mistero cristiano attraverso il sacrificio e la bellezza.

Altare barocco leccese con sculture e stucchi dedicati a Sant'Agata

Luoghi di Devozione e Reliquie della Santa

Le Sacre Orme di Sant'Agata

Sulla parete nord della navata di una chiesa, accanto alla porta del Carcere, una piccola nicchia conserva quelle che la tradizione indica come le orme di Sant'Agata, un altro segno tangibile della sua presenza e del suo passaggio.

L'Edicola Votiva dell'Antico Corso e il Progetto di Restauro

A Catania, l'edicola votiva di Sant'Agata, collocata sulla facciata del vecchio ospedale Santo Bambino nello storico quartiere dell’Antico Corso, riveste un grande valore culturale e devozionale per gli abitanti del quartiere e tutti i fedeli locali e non che seguono i festeggiamenti. La sua presenza attira innumerevoli fedeli e persone comuni che ogni anno, durante il “giro esterno” della processione di Sant’Agata del 4 febbraio, si fermano per ammirare l’immagine e renderle omaggio.

Da anni, tuttavia, l’icona agatina versa in condizioni di rischio dovute alle intemperie e allo stato di generale degrado dell’edificio su cui insiste, anch’esso sensibile alle condizioni esterne. Dopo un precedente restauro, le persone devote sperano in un recupero conservativo che consenta all’icona di essere di nuovo pienamente ammirata nella sua leggibilità artistica e quindi nella sua percezione religiosa.

In questo contesto, e in piena coerenza con l’art. 2 comma b della Convenzione di Faro, fin dal 1994 numerosi devoti e devote di Sant’Agata, residenti o nati all’Antico Corso, si prendono cura dell’icona e dell’edicola votiva. Nel 2024, la comunità costituitasi intorno all’edicola ha scelto di chiedere aiuto a diverse entità per promuovere e facilitare un nuovo restauro. Questa alleanza include Officine Culturali, il Comitato popolare “Antico Corso”, Lina Lizzio (coordinatrice del restauro) e Elisabetta Gregorio (restauratrice), tutte organizzazioni e professioniste che si occupano di patrimonio culturale.

RESTAURO SACELLO S. AGATA

Questa collaborazione ha portato a un’interlocuzione proficua con la Soprintendenza dei BB.CC. di Catania, nella persona della dott.ssa Roberta Carchiolo, pienamente reattiva e pronta alla valutazione delle proposte, e con la direzione dell’Azienda Ospedaliero Universitaria Policlinico “G.Rodolico - San Marco” (proprietaria dell’edificio), nella persona del Direttore Generale. Durante un incontro, Officine Culturali, insieme ai devoti e alle devote residenti del quartiere, al Comitato popolare “Antico Corso”, a Lina Lizzio (coordinatrice tecnica del progetto) e a Elisabetta Gregorio (restauratrice), hanno presentato il progetto di restauro. L’incontro è stato anche un prezioso momento di confronto sul ruolo fondamentale che svolgono le comunità di patrimonio per la valorizzazione e la tutela dei beni culturali.

Il presidente di Officine Culturali, Francesco Mannino, ha raccontato la genesi di questa alleanza, la richiesta di aiuto da parte della comunità dell'Antico Corso e il confronto serrato e partecipato con essi e con la dottoressa Lizzio per la costruzione della proposta progettuale da sottoporre a Soprintendenza e Policlinico. Il suo intervento ha sottolineato la natura del processo di collaborazione: una comunità di persone che attribuiscono valore a un aspetto specifico del patrimonio culturale della città e del loro quartiere, impegnandosi coralmente a tutelarlo affinché sia fruibile nel presente e nel futuro, grazie alla collaborazione con enti del terzo settore ed enti pubblici. Si prevede che l'intervento rappresenterà un momento di coesione per la comunità cittadina e di riscoperta di valori culturali fondamentali per il contesto sociale e religioso.

Il Velo di Sant'Agata: La Reliquia e la Sua Venerazione

Il Velo della Santa è la reliquia «storica» più diffusa e venerata di Sant'Agata, certamente grazie alla sua antica e comprovata efficacia protettiva. Secondo il racconto della Passione di Agata, si tratta del Velo che copriva la tomba della Martire, non di un suo indumento personale. L’ambiguità può tuttavia giocare un ruolo, perché la stessa Agata può averne avuto più d’uno, purché se ne sia disposti a riconoscerne l’autenticità. Un’allusione al Velo, ispirata al racconto della sua Passione, si trova nell’antifona Paganorum multitudo, composta per la festa della Santa e presente in quasi tutti i manoscritti del secolo XI.

Il Velo, molto venerato a Catania, è attualmente custodito in un reliquiario italiano della seconda metà del XIX secolo e si ritiene sia quello della Vergine consacrata a Cristo. Diverse manifestazioni di fede, come le processioni penitenziali (ad esempio, a Catania nella Chiesa San Domenico, come raffigurato dalla scuola di Olivio Sozzi, o a Nicolosi, con Giuseppe Barone, per fermare calamità), testimoniano la profonda devozione a questa reliquia.

Reliquiario del Velo di Sant'Agata

Il Trafugamento e il Ritorno delle Reliquie di Sant'Agata

Secondo la tradizione, nel 1040 le reliquie di Sant’Agata furono trafugate (insieme a quelle di altri santi siciliani, fra cui Santa Lucia) dal generale bizantino Giorgio Maniace e portate a Costantinopoli. Lì rimasero per 86 anni, finché Sant’Agata non apparve a due soldati - Giliberto e Goselmo - ordinando loro di riportarle nella sua patria, un evento che rafforza il legame tra la Santa e la sua terra.

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