L'Altare di Pietra nella Chiesa Cristiana: Storia, Simbolismo ed Evoluzione

Di etimologia incerta, il termine "altare" deriva probabilmente dal latino altus (elevato) o da adolere (ardere, allusivo al fuoco che consuma la vittima). Altre interpretazioni lo ricollegano ad alere (nutrito) o arere (inaridirsi), indicando un basamento atto a ricevere cibo, offerte e olocausti per le divinità. L'altare è universalmente riconosciuto come il luogo dove viene offerto il sacrificio o si compiono riti religiosi.

illustrazione antica di un altare sacrificale

L'Altare nelle Religioni Antiche

Il Mondo Pagano

Nelle religioni antiche, molte culture praticavano riti di purificazione o di offerta per ringraziare o ingraziarsi le divinità. Presso Greci e Romani, l'altare, spesso chiamato ara, era solitamente di pietra e poteva avere dimensioni ridotte, pur non escludendo esempi più ampi come l'Ara Pacis di Augusto. Era generalmente di forma quadrangolare. Vitruvio prescriveva che l'altare di un tempio dovesse essere rivolto a oriente e in posizione più bassa rispetto alla statua di culto, affinché chi pregava guardasse in alto verso la divinità. L'altezza variava a seconda della divinità: alti per quelle celesti, bassi per quelle terrestri e marine.

Gli altari potevano essere domestici o adibiti al culto pubblico, posti sia dentro che fuori il tempio. Spesso avevano una forma adatta a raccogliere il sangue degli animali sacrificati, utilizzato per riti di purificazione. In alcune religioni, come i culti Maya e Aztechi, l'altare era anche luogo per sacrifici umani. Nelle religioni legate agli elementi naturali, l'altare era spesso all'aperto, in mezzo ai boschi o presso le sorgenti, talvolta circondato da gradini per favorire la partecipazione dei fedeli.

Gli altari dell'antico Egitto e dei popoli mesopotamici traevano origine dalla mensa profana, essendo costituiti da tavole rotonde o quadrate in legno, pietra o terracotta. Nell'Induismo, gli altari sono piccoli santuari sacri dove si fanno offerte e sacrifici agli Dèi. Si distinguono altari templari (mandir), accessibili solo ai brahmani, e altari "familiari" per l'adorazione domestica delle murti.

L'Altare nell'Ebraismo

Nell'economia cultuale del popolo ebraico, l'altare rivestiva un ruolo preciso. Veniva eretto da patriarchi come Noè (Gen 8, 20), Abramo (Gen 12, 7; 13, 18), Isacco (Gen 26, 25) e Giacobbe (Gen 35,1) come memoriale del favore divino e testimonianza della Sua presenza o incontro. Mosè lo innalzò per suggellarvi col sangue l'alleanza sinaitica (Es 24). I più antichi altari ebraici erano di terra o pietra non toccati da strumenti ferrosi (Esodo 20, 24-25).

Nel Tempio di Gerusalemme vi erano diversi altari: l'altare degli olocausti o sacrifici, sistemato nel cortile, dove quotidianamente si offriva l'agnello; nel "Santo" si trovavano l'altare dei profumi e la tavola dei pani dell'offerta. Infine, nel "Santo dei santi" vi era una pietra sacra, la shethiyah, su cui poggiava l'Arca dell'Alleanza, assumendo un valore paragonabile agli altari cristiani preconciliari che sostenevano il tabernacolo. L'altare giudaico serviva per bruciare la vittima, supportando la legna su cui veniva posta la carne sezionata secondo schemi precisi.

Nel corso della storia ebraica, si assistette alla moltiplicazione degli altari, spesso adattando luoghi di culto cananei, ma anche a periodi di tolleranza per gli idoli stranieri. I profeti vituperarono tale moltiplicazione, e un rimedio fu la centralizzazione del culto a Gerusalemme. I corni dell'altare, luogo di asilo e spesso aspersi di sangue per il rito dell'espiazione, simboleggiavano la presenza di YHWH. I sacerdoti divennero ministri esclusivi dell'altare.

mappa del tempio di Gerusalemme con indicazione degli altari

L'Altare nel Cristianesimo Primitivo

Dalla "Mensa Domini" all'Altare

I cristiani dei primi secoli, coscienti della novità del cristianesimo, presero le distanze dall'idea ebraica e pagana dell'altare. «Ara et delubra non habemus» diceva Minucio Felice, significando la peculiarità del culto «in spirito e verità» (Gv 4, 23) inaugurato da Cristo, vero altare, sacrificio, sacerdote e tempio dell'eterna alleanza. L'Eucaristia, come commemorazione dell'Ultima Cena, si svolgeva inizialmente come un'autentica cena (agape).

Nella "domus ecclesiae" il pane e il vino per il sacrificio eucaristico erano posti su una tavola mobile di legno (come il tripode comune nelle case romane, raffigurato nella cappella dei sacramenti nel cimitero di Callisto). Questa mensa ha valore di altare, essendo l'Eucaristia un convito sacrificale, modellato sull'Ultima Cena. San Paolo, spiegando la comunione al sacrificio di Cristo, parla infatti di «mensa Domini» (1Cor 10, 21). L'altare cristiano deriva dunque dal tavolo di arredo domestico, non dall'ara sacrificale pagana. I primissimi altari cristiani erano probabilmente in legno, piccoli e mobili, come attestato dagli Atti di Tommaso del II secolo e dalle prime rappresentazioni archeologiche.

La Peculiarità del Culto Cristiano

Per Gesù, l'altare rimane santo, ma è tale in virtù di ciò che significa. Cristo non solo dà il vero senso del culto antico, ma vi pone termine. Nel nuovo tempio, che è il suo corpo (Gv 2, 21), non c'è più altro altare che lui (Eb 13, 10). Siccome è l'altare che santifica la vittima (Mt 23, 19), quando Cristo si offre, vittima perfetta, è egli stesso a santificarsi (Gv 17, 19); è a un tempo il sacerdote e l'altare. Comunicare con il corpo e con il sangue del Signore significa comunicare con l'altare che è il Signore, condividere la sua mensa (1Cor 10, 16-21).

La teologia cristiana, interpretando l'Eucaristia come sacrificio, ha proiettato questa concezione sulla tavola della celebrazione, che da quel momento è diventata l'altare.

L'Evoluzione dell'Altare Cristiano: Dal Movibile al Fisso

L'Avvento delle Basiliche e l'Altare Lapideo

Con l'avvento delle basiliche nel secolo IV, compare in esse l'altare fisso, di pietra o metallo prezioso. San Pier Crisologo commenta che «commutantur in ecclesias delubra, in altaria vertentur arae». All'adozione dell'altare lapideo non fu estraneo il simbolo biblico di Cristo «pietra angolare dell'edificio spirituale» (cf. Sal 117, 22; Mt 21, 42; At 4, 11; 1Cor 10, 4; 1Pt 2, 4-8). In epoca precostantiniana, l'altare era necessariamente piccolo e mobile, realizzato in legno. A partire dall'età costantiniana e con l'edificazione delle grandi basiliche, la larghezza e la profondità dell'altare aumentarono, e per esso si preferirono sempre più la pietra o il marmo.

La posizione dell'altare fin dai primi secoli era in uno spazio protetto da una barriera. Nelle chiese paleocristiane della Siria del nord, l'altare si trovava nell'abside, spesso sopraelevato. A Roma, l'altare si trovava nell'abside occidentale e il presbitero celebrava rivolto verso l'assemblea dei fedeli.

Il Legame con le Reliquie dei Martiri

Un fattore che contribuì alla diffusione dell'altare di pietra fu l'uso di celebrare l'Eucaristia sulle tombe dei martiri, i "confessori" della fede. La visione giovannea di Ap 6, 9 («Quando l’Agnello aprì il quinto sigillo, vidi sotto l’altare le anime di coloro che furono immolati a causa della parola di Dio e della testimonianza che gli avevano reso») trovò concreta traduzione nella costruzione di altari sopra i sepolcri dei martiri o nella traslazione delle loro reliquie sotto gli altari delle nuove basiliche. Sant'Ambrogio scrive: «Nel luogo in cui Cristo è vittima, vi siano anche le vittime trionfali. Sopra l’altare lui, che è morto per tutti; questi, redenti dalla sua passione, sotto l’altare» (Epistula 22, 13).

Felice I (269-274) stabilì l'usanza di celebrare il sacrificio eucaristico sulle tombe dei martiri. L'importanza dell'altare in epoca post-costantiniana si delineò anche in conseguenza dello stretto rapporto che lo legava alle reliquie dei martiri, poste in un sepolcro a nicchia nella struttura sottostante l'altare o subito sotto la mensa vera e propria, solitamente nella parte anteriore.

Forme e Tipologie Antiche (V-VI secolo)

Nel V-VI secolo l'altare, spesso posto anche sotto un ciborio per rimarcarne l'importanza, si presentava in tre forme:

  • Una lastra di marmo sostenuta da un pilastro centrale o da colonnine ai quattro angoli (come l'altare in San Vitale a Ravenna).
  • Un cubo vuoto, al cui interno erano poste le reliquie, visibili e accessibili tramite la «fenestrella confessionis».
  • Un blocco squadrato di pietra, innalzato sopra il sepolcro del martire (confessio), al quale si accedeva mediante una scala. Nelle basiliche romane di San Pietro e San Paolo, l'altare sopra la tomba dell'apostolo martire è ancora oggi chiamato della «confessione».
schema delle diverse forme di altare paleocristiano

Dall'Unico Altare alla Moltiplicazione

Di dimensioni ridotte, fino al secolo IX l'altare si ergeva al centro dell'abside o su un piano rialzato. Dal secolo VI cominciò a disattendere l'antica norma di «un solo altare» e di «una sola messa» in ogni chiesa, a motivo del crescente numero di sacerdoti e della moltiplicazione di messe, specie di suffragio per i defunti. L'epoca carolingia vide una profonda modifica della distribuzione dello spazio liturgico, con la costruzione di molti altari anche in un'unica abbazia.

L'Altare Reliquiario e Monumentale

Dal secolo IX, l'uso di porre le reliquie dei santi sulla mensa dell'altare o di elevare dietro a esso l'urna di un santo, trasformò l'altare in altare reliquiario. Non tutte le chiese disponevano di reliquie insigni, quindi si diffuse l'uso dell'altare a dossale, sul quale erano raffigurati Cristo, Maria o i santi patroni. Progressivamente, la pala si sviluppò in elaborate costruzioni, fino a giungere all'altare monumento, addossato al fondo dell'abside. In Spagna sono famosi i retablos, elevate pareti in legno policromo istoriato.

Questo portò a uno spostamento d'accento: le immagini non erano più un accessorio dell'altare, ma era la mensa dell'altare a risultare un accessorio del complesso monumentale. Di conseguenza, la mensa del sacrificio eucaristico non attirava più l'attenzione dei fedeli, e il ciborio scomparve. Lungo le pareti della chiesa o in cappelle si trovavano altari laterali o minori, in onore della Vergine e dei santi. L'idea dell'unicità era comunque custodita dall'altare maggiore.

La Collocazione del Tabernacolo sull'Altare

Un'ulteriore fase evolutiva fu la collocazione del tabernacolo al centro della mensa dell'altare. Il primo sostenitore fu il vescovo di Verona, Matteo Giberti (+ 1543), e a Milano ne fu assertore san Carlo Borromeo. Il Rituale di Paolo V (1614) lo prescriveva a Roma e lo raccomandava alle altre diocesi. Nel secolo XVIII, quest'uso era universalmente seguito - eccetto nelle cattedrali che spesso seguivano la prassi antica - fino a sviluppare l'altare tabernacolo. Tuttavia, non sempre il tabernacolo e il luogo della solenne esposizione del Santissimo Sacramento mantennero la giusta proporzione in rapporto alla mensa dell'altare.

evoluzione storica dell'altare cristiano dal tavolo al tabernacolo monumentale

Il Simbolismo e il Valore Liturgico dell'Altare

L'Altare come Cristo

Così come la chiesa è la "casa di Cristo", allo stesso modo, l'altare è Cristo. Per questo motivo l'altare viene incensato e baciato, in quanto mistero di presenza e simbolo di Cristo stesso. Ottato di Milevi (IV secolo) scriveva che colpire l'altare è colpire Cristo stesso. Guillaume Durand de Mende (Guglielmo Durante), vescovo del XIII secolo, nel suo Manuale per comprendere il significato simbolico delle cattedrali, ricorda che l'altare ha cinque significati principali, tra cui la rappresentazione di Cristo, la Chiesa spirituale e il corpo del Signore.

L'identificazione dell'altare con Cristo va trovata nella relazione tra altare e sacrificio. Nel nuovo tempio che è il suo corpo (Gv 2, 21), non c'è più altro altare che Lui (Eb 13, 10). L'altare celeste di cui parla l'Apocalisse (Ap 6, 9; 8, 3-4), sotto il quale stanno i martiri, è un simbolo che designa Cristo e completa il simbolismo dell'Agnello. È l'unico altare del solo sacrificio il cui profumo è gradito a Dio.

L'altare cristiano è anche il successore e la sintesi degli altari ebraici. Esso è l'altare degli olocausti dove è sacrificato l'Agnello di Dio e, nel contempo, la tavola dei pani dell'offerta, cioè del Pane eucaristico. È l'altare dei profumi in cui si brucia l'incenso. Infine, sostenendo il tabernacolo, l'altare maggiore ricopre il ruolo della pietra che sosteneva l'Arca, contenente la "Manna autentica", il "Pane vivo disceso dal Cielo".

C'è anche un simbolismo che associa l'altare alla montagna santa, ricorrente nella Bibbia (Sinai, Carmelo, Moria), da cui Dio parla al profeta. I gradini dell'altare ricordano che esso sorge sulla "Santa Montagna".

Il Concilio Vaticano II e la Riforma Liturgica

La riforma liturgica seguita al Concilio Vaticano II ha inteso restituire all'altare il suo significato liturgico. Tra i luoghi di una chiesa (ambone, sede, battistero, tabernacolo), solo l'altare conosce un rito di dedicazione, a sottolinearne l'eccellenza. L'altare è il centro dell'azione di grazie che si compie con l'Eucaristia, sul quale si rende presente nei segni sacramentali il sacrificio della croce, ed è anche la mensa del Signore alla quale il popolo di Dio è chiamato a partecipare (Institutio generalis Missalis Romani, 296).

Perciò, come ha ricordato Papa Francesco, «verso l’altare si orienta lo sguardo degli oranti, sacerdote e fedeli, convocati per la santa assemblea intorno ad esso» (Discorso del 24 agosto 2017). Il Concilio Vaticano II ha esplicitamente richiesto che l'altare sia staccato dalla parete, per potervi girare attorno e celebrare rivolti verso il popolo, e che sia collocato in modo da attirare l'attenzione. Si invita a dare rilievo a un unico altare.

Si chiede che l'altare sia normalmente fisso e dedicato, con la mensa di pietra (non è esclusa altra materia degna, solida e ben lavorata). Sotto l'altare si possono porre reliquie di santi; sia coperto da una tovaglia e sopra o accanto a esso vi siano una croce e i candelieri (cf. Institutio generalis Missalis Romani, 298-308).

Riti di Dedicazione e Venerazione

Il valore dell'altare è espresso anche dai riti che, nella dedicazione, ne esplicitano il simbolismo: l'unzione con il crisma, l'incensazione, l'illuminazione. Stendendovi la tovaglia, il nuovo altare è preparato quale mensa del sacrificio: lì ci si nutre del Pane della vita e ci si disseta al Calice della salvezza; lì risplende e da lì si diffonde la luce che illumina i commensali e i familiari di Dio. Nel Medioevo la consacrazione obbligatoria dell'altare denotava l'alta considerazione in cui era tenuto, con un rito che riprendeva l'iniziazione dei battezzandi.

La venerazione per l'altare (si bacia, lo si incensa, davanti a esso ci si inchina) è motivata dal suo legame col sacrificio di Cristo, al quale nel sacramento si associa il sacrificio della Chiesa orante. Su di esso viene deposta l'offerta spirituale dei fedeli, perché lo Spirito Santo li renda sacramento del corpo e sangue di Cristo. Sull'altare si depone anche l'Evangeliario. Davanti all'altare si compiono i riti di ordinazione, matrimonio, professione religiosa, consacrazione della verginità, e nelle esequie si depone la bara del defunto. Nella liturgia delle Lodi e del Vespro, l'altare può essere incensato. Sempre, anche al di fuori dell'azione liturgica, l'altare è invocazione e attesa della presenza di Colui che fa nuove tutte le cose (cf. Ap 21, 5).

Rito di dedicazione della Chiesa e dell'altare-Chiesa di San Nicola dei Canali-Ardore

Tipologie Strutturali dell'Altare

Dal punto di vista tipologico, gli altari possono essere suddivisi in tre gruppi principali, oltre agli altari portatili.

Altare a Mensa

La forma a mensa è la più antica dal punto di vista storico e liturgico. Consiste di un piano con relativi sostegni (quattro o cinque, o anche uno solo per esemplari piccoli) o con due lastre ortogonali. Questa è la tipologia più consueta in epoca precarolingia e fino a tutto il Medioevo. Spesso, tra i sostegni anteriori, veniva inserito un antependium per conferire una visione più omogenea e compatta, che ricorda l'altare a cassa.

Altare a Cassa

L'altare a cassa, particolarmente adatto alla custodia di reliquie in epoca tardoantica, aveva come punto di partenza il tavolo. Al di sotto dell'altare partiva un incavo verticale (cataracta) che arrivava fino alla sepoltura del santo o del martire (confessio) o al reliquiario posto in profondità. La struttura "a cassa" creava un vano che sulla fronte spesso era corredato di un'apertura richiudibile con una grata (fenestella confessionis), permettendo il contatto visivo o fisico con le reliquie. Entrò in disuso quando le reliquie cominciarono a essere conservate tra la mensa e il sostegno, e infine nella mensa stessa.

Altare a Blocco

L'altare a blocco derivò il suo nome dal sostegno chiuso, di forma compatta, con misure coincidenti o di poco inferiori a quelle della mensa. Questa fu la tipologia più diffusa a partire dall'epoca carolingia, probabilmente grazie alla sua solidità e all'impressione monumentale. Le ampie superfici del blocco, specie quella frontale, si prestavano bene alla decorazione ornamentale o figurata. Molto usati come rivestimenti erano anche gli antependia di stoffa o di metallo. Nella parte posteriore di questo tipo di altare, sin dall'Alto Medioevo, era presente un piano rialzato per lampade e reliquiari, che dal XIV secolo spesso avevano la forma di busti. Nel Tardo Medioevo si diffusero grandi pale d'altare dipinte o scolpite.

L'altare a blocco, fissato al pavimento, dotato di confessione e consacrato dal vescovo (altare fixum), costituì il luogo deputato per la celebrazione dell'eucaristia. Nel Medioevo, era ritenuto impossibile celebrare la messa su un altare non consacrato.

Altare Portatile

Per esigenze particolari, come durante i viaggi o nelle missioni, si sviluppò l'altare portatile o mobile. Era un vero e proprio altare a blocco in miniatura, una cassetta di circa 20 cm di altezza che custodiva reliquie. Nella parte superiore era coperto da un piano di marmo o altro materiale prezioso, di dimensioni adatte all'appoggio del calice e della patena da viaggio.

Un Esempio Moderno: L'Altare della Chiesa Madre

Dopo 40 anni dal terremoto che rovinò l'antica matrice, l'attuale Chiesa Madre ha il suo Altare. Il 5 Dicembre 2009, dopo un'attenta organizzazione e costruzione, l'altare è stato dedicato solennemente dal Vescovo Domenico Mogavero.

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