Il tema della conoscenza della cultura islamica è sempre più rilevante, indipendentemente dalle proprie convinzioni religiose. La crescente presenza di musulmani nelle nostre terre solleva questioni di convivenza che richiedono comprensione. La visione islamica del mondo e della storia, a volte, differisce dalla nostra cultura cristiana e occidentale, che ha radici giudaico-cristiane. Una mancata conoscenza dell'antropologia culturale islamica rappresenta un limite, lasciandoci impreparati ad affrontare anche i più semplici problemi di vicinato.
In questo contesto, è fondamentale esaminare la figura di Gesù come presentata nel Corano, soprattutto in prossimità di celebrazioni cristiane come la Pasqua, che per i cristiani rappresenta il cardine teologico della Rivelazione. San Paolo ricorda: “Se Cristo non fosse risorto, inutile sarebbe la nostra fede”.
Gesù nel Corano: Identità e Missione
Nel Corano, Allah parla a Muhammad (Maometto) di Gesù, sebbene esistano differenze non sanabili tra ciò che narrano il Vecchio e il Nuovo Testamento e ciò che afferma Allah. È assolutamente importante sapere che per i musulmani (i sottomessi ad Allah e al profeta Muhammad) il Corano è la Parola di Allah, non modificabile né interpretabile. Ciò che è contenuto nel Corano, qualunque sia l’argomento narrato, è assoluta verità di fede. Chiunque metta in dubbio questo principio è un miscredente e un apostata.
Nascita e Status di Profeta
Nel Corano Gesù è figlio di Maria, considerata una santa vergine che concepisce un figlio in modo miracoloso per volere di Allah. La sura 19 al versetto 34 afferma: “Questo è Gesù, figlio di Maria, Parola di verità di cui alcuni dubitano. Non si addice ad Allah prendersi un figlio”. L’atteggiamento dell’Islam verso Gesù è contrassegnato da grande rispetto, in quanto uomo eminente, profeta e messaggero di Allah, e dalla condanna non meno categorica della sua divinità. Per ben undici volte il Corano chiama Gesù “il figlio di Maria”; il che, se da un lato indica la sua origine del tutto eccezionale, dall’altro riafferma che Gesù è un semplice uomo, non Figlio di Dio. Questo è un abisso che separa Islam e Cristianesimo.

Miracoli e Profezie
Nel Corano si parla di Gesù che opera miracoli e si narra ancora di Allah che gli ha dato il Vangelo. Tra i miracoli di Gesù va ricordata una “profezia” secondo la quale Gesù avrebbe predetto la venuta di Muhammad. Nella sura 61 al versetto 6 è scritto: “Gesù, figlio di Maria, disse: O figli di Israele! In verità io sono il messaggero di Allah, mandato a voi per confermare il Pentateuco rivelato prima di me e per dare il lieto annuncio di un messaggero che verrà dopo di me e che sarà chiamato Ahmad”.
Il Corano presenta Gesù come il più grande dei profeti inviati da Dio/Allah prima di Maometto. Racconta la sua nascita, identità e missione, affermando che egli non sia il figlio di Dio e, men che meno, Dio stesso. Un grande uomo, creato da Dio e nato da Maria Vergine. Il Corano attribuisce a Gesù una missione speciale, quella di annunciare la venuta di un successivo messaggero, Maometto, il “Sigillo dei profeti”, la culminazione della divina rivelazione.
Nella sura 5 del Corano, si mette in bocca a Gesù l’affermazione che egli non è il figlio di Dio e non è Dio: “E quando Dio gli domandò: ‘O Gesù, figlio di Maria, sei tu che hai detto agli uomini: prendete me e mia madre come dei oltre a Dio?’ La risposta di Gesù: ‘Gloria a te! Come potrei dire ciò che non ho il diritto di dire?'”. Secondo il Corano, Gesù rigetta con forza l’idea di essere Dio. Ai suoi discepoli dice: “In verità, Dio è il mio Signore e vostro Signore: adorate lui, dunque!”.
Altri passaggi coranici attribuiscono a Gesù parole come: "In verità, sono un servo di Allah. Mi ha dato la Scrittura e ha fatto di me un profeta. Mi ha benedetto ovunque sia e mi ha imposto l'orazione e la decima finché avrò vita, e la bontà verso colei che mi ha generato. Non mi ha fatto né violento, né miserabile." Si narra anche l'episodio in cui gli apostoli chiesero: “O Gesù, figlio di Maria, è possibile che il tuo Signore faccia scendere su di noi dal cielo una tavola imbandita?”. Gesù rispose: “Temete Allah se siete credenti. Dissero: “Vogliamo mangiare da essa. Così i nostri cuori saranno rassicurati, sapremo che tu hai detto la verità e ne saremo testimoni”. Gesù figlio di Maria disse: “O Allah nostro Signore, fa’ scendere su di noi, dal cielo, una tavola imbandita che sia una festa per noi, per il primo di noi come per l’ultimo, e un segno da parte Tua.”
La Negazione della Divinità e della Trinità
Per l’Islam, Gesù non è e non potrebbe essere il «terzo di una triade». Gli islamici negano il concetto di Trinità (parola intraducibile in arabo), spesso interpretata come «triteismo». La Trinità, infatti, sarebbe in contrasto con il primo “comandamento” islamico, ovvero la professione di fede (Shahādah): «Testimonio che non c’è divinità se non Dio (Allāh) e testimonio che Maometto è il Suo Messaggero». Dio non ha persone perché è in assoluto Uno ed Eterno e, come tale, è totalmente altro rispetto a ciò che è molteplice e finito. L’Islam è un monoteismo senza compromessi, il cui pressoché unico insegnamento teologico è l’unicità del divino (tawhîd).
Il Corano condanna i cristiani che credono che Gesù sia Figlio di Allah: “Il Cristo è figlio di Allah, questo è ciò che dicono con la loro bocca, imitando ciò che dicevano i miscredenti che li hanno preceduti. Allah li maledica! Come sono fuorviati!” (sura 9 vers. 30). In un altro passaggio si afferma: “Certo che sono empi quelli che dicono: “Il Cristo, figlio di Maria, è Dio”, mentre il Cristo disse: “O figli di Israele! Adorate Dio, mio e vostro Signore”. Certo chi a Dio dà compagni, Dio gli chiude le porte del Paradiso: la sua dimora è il Fuoco, e gli ingiusti non avranno alleati (Cor. 5, 72)”. Ancora: “Credete dunque in Dio e nei Suoi Messaggeri e non dite “Tre”! Basta! E sarà meglio per voi! Perché Dio è un Dio solo, troppo glorioso e alto per avere un figlio!” (Cor. 4, 171).

La Questione della Crocifissione e della Morte di Gesù
Uno degli aspetti più distintivi della cristologia coranica è il rifiuto della crocifissione e della morte di Gesù come evento storico. Nella quarta sura, versetti 156-158, si legge: “(Il soggetto sono gli ebrei). “Noi li punimmo per la loro incredulità, e per aver proferito contro Maria una calunnia orrenda, e aver dichiarato: “Sì abbiamo ucciso il Messia, Gesù Figlio di Maria, l’inviato di Dio”, mentre essi non lo uccisero né lo crocifissero, ma semplicemente così apparve loro. E quelli che a questo proposito sono in disaccordo restano nel dubbio: non hanno di ciò certezza alcuna, inseguono soltanto congetture. Chè di sicuro essi non lo uccisero, ma Dio lo innalzò a sé, e Dio è potente e giusto”.
Pertanto, per i musulmani, Gesù non è stato crocifisso né tanto meno può essere risorto da morte; al suo posto, sarebbe stato crocifisso un sosia. Di fronte all'incredulità di una gran parte dei figli di Israele e alla fedeltà dei suoi apostoli (gli Hawâriyyûn), che si dichiarano gli «ausiliari di Dio», credendo in lui ed essendogli sottomessi (muslimûn), Gesù vede avvicinarsi l'ora decisiva. La sura III, v. 54, dichiara: “[I figli di Israele] ricorsero all'astuzia [contro di lui, ma anche] Dio usò l'astuzia ed Egli è il migliore fra quanti usano astuzia”. Il v. 55 spiega dunque quale fu l'«astuzia» di Dio: “[Ricorda] quando Dio disse: "O Gesù!, sto per richiamarti (mutawaffî-ka) [a Me], innalzarti verso di Me, purificarti [dalla contaminazione] di quelli che sono increduli e, fino al giorno della risurrezione, mettere coloro che ti hanno seguito al di sopra di coloro che sono stati increduli.”
L'interpretazione di "richiamarti a Me" (mutawaffî-ka) è oggetto di dibattito tra i commentatori islamici. Alcuni dicono che significa "ti farò dormire"; altri, "ti strapperò dalla terra, con il tuo spirito (rûh) ed il tuo corpo", dove "ti innalzerò verso di Me" sarebbe un'esplicitazione di questo sradicamento. Altri ancora interpretano "ti libererò da questi aggressori ed essi non potranno ucciderti, poi ti farò morire di una morte naturale e ti innalzerò fino a Me". Secondo Muhammad 'Abduh, l'interpretazione letterale consiste nell'intendere la parola tawaffâ (richiamare) nel suo significato primo e ovvio, cioè l'azione abituale di far morire, e l'innalzamento come intervento successivo che si realizza mediante l'innalzamento dello spirito.

La Teoria del Sosia
Nel Corano, in un contesto identico al precedente, gli ebrei di Medina sono accusati per aver detto: "Abbiamo ucciso il Messia, Gesù figlio di Maria, l'Apostolo di Dio!", mentre non l'hanno ucciso né crocifisso, ma soltanto sembrò loro [di averlo ucciso]. In verità, coloro che si oppongono a [Gesù], sono certamente in un dubbio a suo riguardo. Il testo coranico è dei più formali e le sue negazioni, espresse in forma categorica, non lasciano spazio al dubbio né all'interpretazione. Il Commento del Manâr afferma: “Il fatto è che i giudei non l'hanno ucciso, contrariamente a quanto pretendevano nella loro gioia di commettere il crimine, e non l'hanno crocifisso come hanno vanamente affermato e come si è sparsa voce... ma sembrò loro soltanto (shubbiha la-hum): un'immagine o un sosia fu per loro sostituito, così essi pensarono di aver crocifisso Gesù mentre avevano crocifisso un altro; un simile sbaglio può verificarsi in tutte le epoche... essi non l'hanno ucciso con certezza (yaqînan): non l'hanno veramente ucciso, pur certi che si trattasse di lui, poiché non lo conoscevano molto bene.”
L'esegesi del termine shubbiha la-hum ("sembrò loro") è complessa e ha dato origine a diverse spiegazioni filologiche e teologiche. L'esegesi "docetista", di cui non si conosce la data di nascita, ha relegato nell'ombra molti problemi per far volgere l'essenziale delle sue ricerche sull'identità del «sosia» sostituito a Gesù. Tutta la difficoltà consiste nel determinare l'origine, il senso e la portata del termine, che può significare "una persona somigliante a Gesù fu crocifissa da essi", "un sosia si è sostituito a lui", o "essi hanno creduto di ucciderlo, ma non fanno che seguire delle congetture". La tradizione storica ed esegetica musulmana è unanime nel rifiutare la crocifissione: l'essenziale per la tradizione consisteva nello scoprire l'identità di questo sosia. Qualunque sia l'identità di tale sosia, tutta l'esegesi musulmana è oggi unanime nel rifiutare la crocifissione: il v. 157 della IV sura chiarisce meglio il v. 55 della III sura, poiché è seguito dal v. 158 in cui è detto: “Al contrario Dio l'ha innalzato verso di Sé”, prova supplementare che prima dell'ascensione non vi è stata crocifissione, anche se, secondo alcuni rari autori, vi sarebbe stata morte (ma per nulla causata dai giudei).
Leader terrorista islamico incontra personalmente Gesù Cristo in una visione.
Il Rifiuto della Redenzione
Se l'Islam rifiuta di riconoscere la crocifissione di Gesù, è perché intende negare i significati profondi che vi sono implicati. A suo avviso, è contrario alla sana ragione che qualcuno muoia per gli altri, così come è indegno di Dio lasciar morire i suoi inviati nella sconfitta. La realtà stessa di «redenzione» (fidâ') si oppone alla ragione islamica. È impossibile pensare che Dio, che è nello stesso tempo giusto e misericordioso, abbia fatto soffrire fino a tal punto un innocente. Inoltre, si teme che ciò possa portare a una gravissima conseguenza: “Se tutti quelli che confessano questa dottrina sono salvati dai tormenti della Vita Futura, di qualsiasi genere siano i loro costumi e le loro azioni, è chiaro che queste persone sono libertine” e possono permettersi ogni licenza in nome di una salvezza ricevuta senza le opere!
Nell'Islam la salvezza consiste in una "purificazione dell'anima dalle vane credenze pagane e dai costumi corrotti"; non è ammesso alcun mediatore, non è concepibile alcun ricorso ad un "mezzo" magico (come la croce). La redenzione e la salvezza nell'Islam dipendono da ciò che si trova nell'anima dell'uomo e non da ciò che è al di fuori di essa. La fede in un Redentore è considerata un modo di associare a Dio un'altra divinità; in quanto tale, questo dogma è un attacco diretto al tawhîd (Dio unico e solo). Inoltre, esso falsa la relazione di fede, fatta di sottomissione e di responsabilità, che deve esistere fra l'uomo e Dio; al suo posto, introduce una mediazione che nuoce tanto alla grandezza di Dio quanto a quella dell'uomo, dal momento che, nell'Islam, entrambi devono trovarsi "soli" l'uno di fronte all'altro, senza che alcuna solidarietà, comunione o sostituzione possa volgersi a suo favore!
Il Ritorno di Gesù nell'Escatologia Islamica
La tradizione musulmana fornisce molti altri particolari sugli ultimi istanti di Gesù e sul suo ritorno sulla terra come Mahdî, alla fine dei tempi. Secondo Damîrî, morto nel 1405, “Gesù fu innalzato nella Notte del Destino (27 Ramadân); aveva trentatré anni.” Quanto a Tabarî, morto nel 923, i suoi Annali sono pieni di informazioni che si ritrovano, riprese senza posa, negli storici posteriori: “Quando Gesù fu innalzato, aveva trentadue anni e sei mesi. La sua missione profetica era durata trenta mesi al termine dei quali Dio lo innalzò nel suo corpo. Egli è vivo fino ad oggi.” Si narra che dopo l'innalzamento, Gesù apparve a sua madre e alla donna che Dio aveva guarito dal possesso demoniaco, dicendo: “Dio mi ha innalzato fino a Sé. Non ho subìto alcun male, poiché essi ebbero soltanto la mia immagine. Ordinate dunque agli Apostoli di raggiungermi nel tal luogo!”
Ma che cosa accadrà di questo Gesù alla fine dei tempi? La letteratura religiosa tradizionale ha elencato le "condizioni dell'Ora", tra cui in primo luogo l'apparizione del falso Messia, o l'Anticristo (Dajjâl), seguita dalla discesa di Gesù (Nuzûl 'Îsâ) nel campo dell'armata musulmana. La seconda fase della lotta opporrà Gesù e gli ultimi credenti ai mostri Gog e Magog che invaderanno la terra. Dio, per la preghiera di Gesù, li sterminerà; e sarà l'èra, per un tempo indeterminato, della pace messianica. Gesù sarà il giudice, l'arbitro che riempirà la terra di giustizia come era stata colma di iniquità. Ma questo Gesù “giustiziere” è allora uno fra i numerosi testimoni dell'Islam. Le raccolte di tradizioni lo descrivono nel modo seguente: “Gesù, figlio di Maria, scenderà fra voi come giusto giudice. Egli spezzerà la croce, ucciderà il maiale, sopprimerà la capitazione, non si servirà affatto di cammelli come cavalcatura. I rancori, gli odi e le gelosie scompariranno; e nessuno vorrà più il denaro che gli si offrirà.” Si aggiunge che: “Lo Spirito di Dio, Gesù sta per scendere fra voi. Quando lo vedrete, riconoscetelo: è un uomo tozzo, dal colorito bianco e rosso. Scenderà portando due corti perizomi; i suoi capelli sembreranno sgocciolare senza essere bagnati. Egli chiamerà gli uomini all'Islam, spezzerà la croce, ucciderà il maiale, sopprimerà la capitazione. Durante la sua vita, Dio distruggerà tutte le sette religiose e farà perire l'Anticristo. La sicurezza si estenderà su tutta la terra al punto che i leoni pascoleranno coi cammelli, le tigri con i buoi, i lupi con gli agnelli.” E non mancano testi che affermano che Gesù si sposerà, farà la preghiera musulmana, si recherà in pellegrinaggio alla Mecca.
Differenze Fondamentali con la Cristologia Cristiana
Il Gesù del Vangelo e quello del Corano sono figure profondamente diverse, rivelando un'assoluta incompatibilità teologica tra le due confessioni religiose. Il Gesù del Corano, infatti, è solo “figlio di Maria”. Il Gesù del Vangelo è anche e soprattutto l’Unigenito Figlio di Dio, vero uomo e vero Dio.
La Cristologia Cristiana
Nel Simbolo apostolico i cristiani professano: “Credo in un solo Signore, Gesù Cristo, Figlio Unigenito di Dio, nato dal Padre prima di tutti i secoli: Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero, generato non creato della stessa sostanza del Padre… Per noi uomini e per la nostra salvezza discese dal cielo e per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria e si è fatto uomo…”. Gesù stesso, durante i tre anni di vita missionaria, ha svelato gradatamente la sua identità e la sua missione. È stato un Maestro incomparabile di amore e di fedeltà al Padre e di commovente dedizione a tutti, specialmente ai malati, ai poveri, ai peccatori, agli stessi suoi nemici. Ecco alcune definizioni che Gesù dà di sé stesso nei Vangeli:
- “Se voi conosceste me, conoscereste anche il Padre mio: Egli mi ha mandato”.
- “Io sono la Luce del Mondo, chi segue me non cammina nelle tenebre… Io sono il buon Pastore, io sono la Porta: chi entra attraverso me sarà salvo”.
- “Per questo il Padre mi ama, perché io offro la vita e poi la riprendo. Nessuno me la toglie, sono io che la offro di mia volontà”.
- “Come il Padre ha amato me, così io ho amato voi. Rimanete nel mio amore… Io sono la Via, io sono la Verità e la Vita”.
- “Padre, ho parlato così perché essi credano che tu mi hai mandato”.
- “Io sono la risurrezione e la vita. Chi vive e crede in me non morirà mai”.
- “Io e il Padre siamo una cosa sola”.
- “Il Padre mi ha consacrato e mandato nel mondo. Allora perché mi accusate e dite che bestemmio se affermo di essere Figlio di Dio?”.

I Miracoli e la Resurrezione
A Maometto, a quanti gli chiedevano un miracolo che confermasse la sua missione di profeta di Allah-Dio, rispondeva di non aver avuto il dono dei miracoli. Effettivamente non ne ha mai fatti. È morto nel 632 d. C. a Medina e là si trova il suo sepolcro. A Gesù i suoi avversari chiedevano ostinatamente: “Che segno ci dai per dimostrarci che parli in nome di Dio e che sei suo Figlio?”. Gesù rispondeva con i tanti miracoli che erano sotto gli occhi di tutti. Ma ha voluto darne uno di valore assoluto, che avrebbe coinvolto direttamente la credibilità di Dio: la sua Risurrezione dalla morte. La storia ha registrato che Gesù è realmente morto, che dopo tre giorni è realmente risorto, che è realmente apparso a innumerevoli testimoni che hanno testimoniato con la propria vita la loro fede in Cristo Risorto. A Gerusalemme si venera ancora il suo sepolcro, ma è vuoto.
La Prospettiva Islamica sulle Scritture Precedenti
Quando Maometto diede inizio alla sua predicazione nel 613, non presentò il nuovo credo come una religione di rottura, bensì come una Rivelazione volta a completare e rettificare l’Ebraismo e il Cristianesimo. Secondo il Profeta, il Corano avrebbe dovuto confermare sia la Torah sia i Vangeli, correggendone però i passi che erano stati «alterati» e «falsificati». Gli errori dei Vangeli riguarderebbero in particolare la figura del Cristo, profeta che nell’Islam riveste un ruolo fondamentale, subito dopo Maometto. Nel Corano, vi sono molti personaggi, episodi e riferimenti tratti dalla Bibbia, ma in una versione modificata e distorta.
Accuse di Alterazione (`Taḥrīf`) dei Testi Biblici
I teologi islamici, poiché ritengono che ci sia un’origine divina del Corano, negano che vi siano state influenze bibliche e sostengono che Maometto, essendo analfabeta (fatto non storico), non potesse conoscere la Bibbia e, in particolare, il Vangelo. I reperti storici della Bibbia precedente al Corano confermano che Maometto, persona intelligente ed esperto commerciante, ha conosciuto sia il Vangelo che gli scritti apocrifi, come ad esempio il Vangelo di Tommaso, il Vangelo dell’infanzia, ecc. Secondo alcuni autori arabi le «Genti del Libro» sarebbero intervenute direttamente sui testi, modificandone volontariamente il senso (Taḥrīf). Più tardi si sviluppò un’altra corrente che parlava sempre di alterazione, ma questa volta involontaria, sostenendo che cristiani ed ebrei sarebbero stati colpevoli di aver interpretato letteralmente alcuni passi, essendo incapaci di cogliere l’allegoria nascosta fra le righe. In questo modo, i cristiani avrebbero attribuito al “Figlio dell’uomo” una natura divina.
La tradizione islamica sostiene che i Vangeli canonici non sono giunti nella loro forma originale. Si afferma che i Vangeli, considerati interamente perduti, furono scritti molto dopo la scomparsa di Gesù (su di lui la pace), circa 80 anni dopo Cristo. I Vangeli sinottici (Matteo, Marco e Luca) sono così chiamati perché provengono dagli stessi documenti persi, mentre il Vangelo di Giovanni presenta differenze. I Vangeli, secondo questa visione, sono stati redatti per le esigenze concrete della comunità e contengono altre forme di corruzione, esprimendo gli interessi personali dei loro autori. Anche il Vangelo secondo Barnaba è citato come una fonte alternativa. Si ritiene che gli attuali Vangeli siano stati scelti e convalidati solo nel quarto secolo d.C., come al Concilio ecumenico di Nicea nel 325 d.C., seguendo desideri personali.
Le lettere di Paolo e dei suoi discepoli sono considerate opera di "nemici della dottrina di Gesù". Paolo è presentato come colui che avrebbe "perseguitato il popolo scelto e convalidato da Gesù e ordinò di metterli in prigione", e "non era un discepolo" di Gesù. Alcuni passaggi sono evidenziati per mostrare presunte contraddizioni, come la descrizione dell'evento sulla via di Damasco negli Atti degli Apostoli, o le dichiarazioni di Paolo sulla legge in contrapposizione a Matteo 5, 17-18.
Vengono citati esempi di presunte contraddizioni nel Vecchio Testamento, come l'età del re Ioachin al momento di salire al trono, che varia tra otto e diciotto anni in diversi libri. Nel Nuovo Testamento, si menzionano incongruenze tra i Vangeli riguardo alla crocifissione, la risurrezione, e affermazioni come "Nessuno è salito al cielo, eccetto colui che è disceso dal cielo".
L'Inviolabilità del Corano
A differenza della Bibbia, si afferma che il Sacro Corano, rivelato a Maometto in un periodo di ventitre anni, è rimasto intatto. Il Corano fu memorizzato dal profeta Muhammad, e segmenti di esso furono trascritti dai suoi compagni e seguaci durante la sua vita. Si sostiene che nessuna altra scrittura religiosa nel mondo sia rimasta intatta per 12 secoli come il Corano, senza alcuna aggiunta od omissione. Il Corano è interamente basato sull'Unicità di Allah Onnipotente e non presenta contraddizioni o conflitti con la ragione o la scienza. Nel (Corano 4. 82) leggiamo: "Non meditano sul Corano? Se provenisse da altri che da Allah, vi troverebbero molte contraddizioni."
Il Corano sfida coloro che accusavano Maometto di fabbricarlo egli stesso, chiedendo loro di produrre un testo simile: "Di':“Quand’anche gli uomini e i jinn si riunissero per produrre qualcosa di simile a questo Corano, non ci riuscirebbero, quand’anche si sostenessero a vicenda”" (Corano 17. 88). E ancora: "Oppure diranno: “Lo ha inventato”. Di': “Producete dieci sure inventate, simili a queste e chiamate chi potete all'infuori di Allah, se siete veritieri”" (Corano 11. 13). Oppure diranno: “E' lui che lo ha inventato”. Di': “Producete una sura simile a questa, e chiamate chi potete all'infuori di Allah, se siete veritieri” (Corano 10. 38).
In definitiva, il Corano è presentato come la Parola di Allah, il cui messaggio invita a credere nell'Unicità di Dio, a seguire i suoi comandamenti e ad evitare ciò che Egli proibisce. La missione di Gesù, secondo il Corano, non ha successo in termini di accettazione universale della sua profezia da parte dei figli di Israele, che lo accusano di magia e tramano per ucciderlo, ma Allah lo salva secondo il suo piano divino.