Il Centro Studi e Archivio della Comunicazione - CSAC dell’Università di Parma dal 2007 è situato nella splendida Abbazia di Valserena, un complesso trecentesco cistercense il cui pregio e bellezza attirano visitatori da tutto il mondo. Situata a Paradigna, una zona industriale di Parma distante dieci minuti dal centro, l'abbazia a seguito dei restauri svolti alla fine del secolo scorso è rimasta una delle poche abbazie cistercensi ancora visitabili del territorio.

Storia e Origini del Monastero di San Martino de' Bocci
L’antico monastero di San Martino de’ Bocci, detto anche certosa di Paradigna, si erge sulla strada verso il Po, in direzione Colorno, a pochi chilometri dalla città. Questo complesso ha da lunghissimo tempo perduto la sua funzione religiosa. Così come strategica era la via Romea verso la Toscana e oltre, altrettanto lo era la via verso il grande fiume del Nord, ove i monaci costruirono il loro monastero, Santa Maria in Valle Serena, in una località oggi denominata Paradigna.
L’appellativo di certosa è improprio, in quanto il sito fu sede sì di un ordine monastico, ma non dei certosini della Chartreuse, bensì dei cistercensi di Cîteaux, e precisamente di quelli in stretta dipendenza dall’abbazia di Chiaravalle della Colomba, presso Piacenza, fondata da san Bernardo.

La Fondazione e il Ruolo Economico dei Cistercensi
La badia venne fondata da Gerardo Bianchi, nato a Gainago intorno al 1230. Gerardo Bianchi fu un illustre Parmense che raggiunse l’apice della sua carriera a Roma, dove fu eletto cardinale prete della basilica dei Dodici Apostoli da Nicolò III nel 1278, nonché vescovo della Sabina sotto Martino IV nel 1281 e infine, nel 1299, arciprete della basilica di San Giovanni in Laterano.
Proprio il grande Bonifacio VIII, nell’aprile del 1298, diede facoltà a Gerardo di costruire l’abbazia tramite una bolla. La costruzione fu intrapresa da maestranze di Chiaravalle nel maggio del 1298, come recitava la scritta all’ingresso “anno MCCLXXXXVIII die XV maii hoc monasterium inceptum fuit”. A cantiere ancora aperto, Gerardo Bianchi morì il 1º marzo del 1302. Bonifacio VIII si premurò personalmente che le opere venissero completate e il 13 aprile fece pervenire un breve all'abate di Chiaravalle della Colomba ordinandogli di inviare sei monaci a San Martino de' Bocci. Il comune di Parma permise che il canale comunale fornisse acqua al mulino del convento e furono quindi create in zona significative opere di canalizzazione. Bonifacio VIII, dopo la morte di Gerardo, istituì la dipendenza di Valserena dalla Chiaravalle piacentina, il cui abate avrebbe sempre dovuto presenziare ai capitoli concernenti le questioni maggiori di Valserena.
L’attività di intervento sulla natura da parte dei monaci, in particolare riguardo alla bonifica dei terreni e alla creazione di zone a coltura, si riflette sul nome Valserena, luogo evidentemente reso tale dopo essere stato epurato dai “bocci”, cioè da sterpaglie e pruni. È noto, infatti, l’importante ruolo economico rivestito dai cistercensi che, grazie all’aiuto di figure laiche come i conversi, bonificarono e conquistarono alla coltura zone vastissime. In più, i monaci controllavano dei pozzi salini a Salsomaggiore e alcuni mulini. Le famose grange cistercensi furono un notevole modello di conduzione agricola per il medioevo.

Architettura e Trasformazioni dell'Abbazia
I monaci nei primi tempi si servirono della chiesa di San Martino, ma, dopo la morte del fondatore, fu stabilito di costruire l’attuale chiesa agli inizi del XIV secolo. Ancor oggi sono visibili resti delle arcate del chiostro e dell’antico convento. A lungo usata come luogo di ricovero di arnesi e attrezzi e come magazzino, è stata fortunatamente oggetto di un recente restauro teso a restituirle l’antica forma e dignità.
Le omogenee caratteristiche dell’architettura cistercense sono rispettate anche a Valserena, come l’abside di forma quadrata o il tiburio poligonale posto all’incrocio tra navata e transetto. La chiesa è a croce latina in stile gotico lombardo, di cui è stata sottolineata la conformità rispetto a modelli borgognoni-provenzali, come altri edifici ecclesiastici di area emiliano-lombarda. Internamente la struttura tipica a tre navate coperte da volta a crociera corre per una lunghezza di 60 metri e ha una larghezza di 33 metri.

La facciata a capanna del ramo sinistro, delimitata da due massicce paraste, presenta alla base un portale d'ingresso decentrato ad arco a tutto sesto; più in alto si aprono simmetricamente due alte monofore ad arco ogivale, sormontate, nel mezzo, da un rosone strombato delimitato da un'ampia cornice in cotto; in sommità si staglia una grande croce greca centrale in rilievo, mentre a coronamento prosegue lungo gli spioventi del tetto il motivo ad archetti intrecciati dei fianchi. Il transetto aggetta di una campata dall'aula.

Le antiche finestre gotiche furono accecate nella seconda metà del XVI secolo, periodo al quale risalgono i famosi affreschi del Baglione nel presbiterio. Anche tra Sei e Settecento l’edificio subì rimaneggiamenti, il più eclatante dei quali fu il rifacimento della facciata, ispirato allo stile dei Bibiena.
L'Abbazia Oggi: CSAC e Opportunità di Visita
Oggi l'Abbazia di Valserena ospita il Centro Studi e Archivio della Comunicazione (CSAC) dell’Università di Parma, continuando a essere un punto di riferimento culturale e storico.
Per tutte le domeniche di Ottobre 2024, alle ore 15:00, sarà possibile assistere a una visita guidata gratuita e interattiva alla scoperta dell’Abbazia di Valserena. L'apertura complessiva dell'Abbazia è dalle 10 alle 19.
Indipendentemente dal fatto che questa possa essere la “Certosa di Parma” di stendhaliana memoria - fatto non assolutamente comprovato - in luogo della sua precedente sorella Parmense, fuori l’antica porta San Michele verso Vicopò, l’abbazia di San Martino dei Bocci ha certamente tutte le carte in regola per avere suscitato un tale romantico sospetto.
Abbazia si Valserena
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