Complesso di San Michele in Bosco: Storia, Architettura e Curiosità

Il Complesso di San Michele in Bosco è un imponente complesso architettonico situato in uno dei punti più panoramici dei colli a ridosso di Bologna. Questo sito, che comprende la chiesa e l'adiacente ex-convento degli Olivetani, si erge su una zona pedecollinare che sovrasta la città, offrendo dal suo sagrato uno splendido balcone sulla città, sulla pianura e fino alla catena alpina.

Vista panoramica del complesso di San Michele in Bosco con Bologna sullo sfondo

Origini e Sviluppo Storico

Le origini del complesso sono remote, con il sito che vide la presenza di strutture monastiche già in epoca medievale, risalenti approssimativamente al IV secolo. La vera svolta funzionale per questo luogo arrivò nel 1364, quando i monaci Olivetani si insediarono qui per volontà di Papa Urbano V. Dopo la distruzione della chiesa avvenuta nel 1430, i monaci la ricostruirono in fasi successive, terminandola sostanzialmente nel 1523.

Nel corso dei secoli, il complesso è stato utilizzato per i più diversi scopi. Durante il periodo napoleonico, fu prima caserma e poi prigione. Successivamente, divenne villa per il Legato Pontificio e poi residenza per il Re d'Italia. Poco prima della fine dell'Ottocento, il complesso fu adibito a sede dell'Ospedale Rizzoli, dedicato alla cura delle malattie ortopediche, dove tuttora sono sepolti i grandi ortopedici dell'Istituto.

Illustrazione storica del complesso di San Michele in Bosco

Architettura e Stile

La chiesa, in stile gotico-lombardo del XIV secolo, presenta una pianta a croce latina con tre navate e un'abside ottagonale, illuminata da otto finestroni circolari. La decorazione esterna e interna è notevolmente sobria, basata sulla pura forma costruttiva. Un motivo decorativo di archetti incrociati corre sotto i cornicioni, risaltando sul fondo bianco.

La facciata, di epoca rinascimentale, è opera dell'architetto ferrarese Biagio Rossetti e della sua scuola, mentre il portale marmoreo è attribuito al Peruzzi.

Elementi Decorativi e Artistici

L'apparato decorativo interno della chiesa è arricchito da numerosi dipinti e sculture risalenti al periodo compreso tra il XVI e il XVII secolo. I lati di uno dei chiostri erano un tempo magnificamente decorati da artisti della scuola dei Carracci.

Sulla porta principale, la lunetta accoglie un ricco mosaico raffigurante Cristo benedicente, opera delle Officine Vaticane e dono di Papa Pio X. Nella vetrata centrale è raffigurato il protettore San Michele nell'atto di schiacciare con il piede il demonio.

Dettaglio del mosaico raffigurante Cristo benedicente sulla porta della chiesa

Il "Cannocchiale" e l'Effetto Ottico

All'interno della chiesa, nel presbiterio, la porta di destra conduce a un lungo corridoio dell'antico convento, noto come il "Cannocchiale". Questo corridoio è celebre per un particolare effetto ottico: grazie a un gioco prospettico, sembra di poter toccare la Torre degli Asinelli, uno dei simboli di Bologna. L'illusione consiste nel paradossale ingrandimento percettivo della torre che avviene quando l'osservatore si allontana da essa indietreggiando nel corridoio.

Vista della Torre degli Asinelli dalla finestra del corridoio monumentale del complesso di San Michele in Bosco

Vicende Storiche e Trasferimenti Artistici

In epoca napoleonica, diverse opere d'arte provenienti da Bologna, tra cui quelle del complesso di San Michele in Bosco, furono trasferite in Francia nell'ambito delle spoliazioni napoleoniche. Secondo i cataloghi dell'epoca, solo una parte delle opere fece ritorno in Italia dopo il Congresso di Vienna.

Il monastero fu terminato successivamente alla chiesa. Sappiamo che tra il 1539 e il 1540, Giorgio Vasari dipinse alcuni affreschi e tre tavole per il refettorio, di cui una è dispersa, le altre due sono state trasferite alla Pinacoteca Nazionale di Bologna, mentre in loco rimane solo una copia. Nel 1567 fu completato un braccio laterale del dormitorio.

Campane

Nella cella del campanile è alloggiato un concerto di quattro campane fuse dalla fonderia Lucio Broili di Udine nel 1958. Le campane sono intonate in La3 maggiore (La3-Si3-Do#4-Mi4).

Vista Paradox: Il cannocchiale di Bologna non è un'illusione ottica!

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