L'abbazia di San Clemente a Casauria è un complesso monumentale abruzzese, edificato nel paese di Castiglione a Casauria, nelle vicinanze di Torre de' Passeri, in provincia di Pescara. L’Abbazia di San Clemente a Casauria è uno dei più importanti e affascinanti monumenti medievali dell’Abruzzo, un eccezionale fuoriporta. Il complesso è uno dei maggiori esempi di architettura religiosa medievale del centro-sud d'Italia. Consolidata, ristrutturata e restaurata, oggi rappresenta uno dei gioielli dell'antica arte medioevale d'Abruzzo.

Contesto Geografico e Rilevanza Storica
Immersa nel verde, all’interno di uno scrigno di fronde e pietre, la grande abbazia viene introdotta ai visitatori da un viale su cui si affacciano timidamente dei rilievi funerari. Oltre alla visita dell’interno della chiesa, è possibile passeggiare nei dintorni dell’abbazia, immersi in un paesaggio naturale suggestivo.
La sua collocazione in riferimento alle arterie viarie, percorse quotidianamente da uomini di diverse epoche, ne decreterà la fortuna nei secoli. Le contrade casauriensi, infatti, fecero da sfondo alla circolazione di merci in età romana e ai flussi di pellegrini nel primo medioevo. I viandanti, nell’attraversare il tratturo che collegava il territorio aquilano all’Apulia, si imbattevano in un passaggio obbligatorio, costituito da un’ipotetica isola sul fiume Pescara, attestata nei documenti con il nome di Casaurea.
Le Origini e la Fondazione Carolingia
L'Imperatore Ludovico II e il Primo Cenobio
L’imperatore Ludovico II innalzò questo monastero nell’871, sull’Insula de Piscaria, un’area dove all’epoca vi era un isolotto del fiume Pescara. Fu fondata da Ludovico II, imperatore del Sacro Romano Impero, in onore di San Clemente, uno dei primi papi della Chiesa cristiana. Il complesso benedettino, la cui fondazione risale all'871, fu fatto erigere dall'Imperatore Ludovico II del Sacro Romano Impero e dedicato a San Clemente in occasione del trasferimento delle spoglie del Papa martire.
Dedicato in origine alla Santissima Trinità, il cenobio casauriense venne intitolato nell’872 a San Clemente. A Ludovico II, infatti, è attribuita la paternità del primo cenobio, concepito nell’871 come ex voto dopo aver scontato la prigionia a Benevento. La scelta del luogo è da collegare a precise implicazioni politiche: la nuova abbazia, infatti, fu concepita come estremo caposaldo meridionale dell’Impero carolingio, posta sull’antica via tra il ducato di Spoleto e di Benevento nelle terre bizantine.
Le vicende narrate all’interno dell’opera trovano una trasposizione materiale sull’architrave del portale centrale. Qui, come un manifesto liberamente fruibile, viene presentata ai viandanti la storia della fondazione del complesso. Eternata dall’abile lavoro degli scalpellini, troviamo anzitutto la figura ieratica dell’imperatore Ludovico II, che comparendo per ben quattro volte all’interno della scena ne diventa il protagonista.
Evoluzione e Trasformazioni Medievali
Decadenza e Primi Interventi Abatiali
Durante il Medioevo, l’abbazia acquisì una notevole importanza religiosa, culturale ed economica, con vaste proprietà terriere e una biblioteca ricca di manoscritti. Per percorrere le tappe costruttive che portarono all’evoluzione del grande impianto, si attinge alla fonte più nota ad esso collegata: il Chronicon Casauriense, il famoso codice redatto alla fine del XII secolo dal monaco Giovanni di Berardo, per volere dell’abate Leonate.
La Cronaca di Casauria ci mostra una lenta evoluzione del complesso abbaziale, descritto come una sovrapposizione di secoli di storia. Dalla prima fondazione, infatti, si sviluppò un iter costruttivo altalenante, scandito dall’alternanza di momenti di decadenza e di fervore edilizio. La primitiva atmosfera di serenità venne presto spezzata dalle incursioni dei Saraceni nell’Abruzzo costiero tra il 915 e 920, che non risparmiarono il complesso di San Clemente, ulteriormente danneggiato da un disastroso terremoto nel 990.
A porre fine al lungo secolo di crisi intervennero le azioni promosse dagli abati Guido, monaco farfense, nel 1025 e Trasmondo, al quale si lega la costruzione delle cattedrali di Corfinio e di Sulmona. Il restauro della chiesa e del monastero realizzato al tempo dell’abate Grimoaldo, in risposta alla barbarie normanna, aprì la strada a un più ampio intervento di recupero.
La Rinascita sotto l'Abate Leonate
Il Chronicon colloca la vera rinascita del complesso abbaziale al 1176, quando gli interventi realizzati per volere del famoso Leonate dei conti di Manoppello diedero vita a quello che sarà il “più glorioso tempio nella terra d’Abruzzi”. Nel 1152 l’Abate Leonate diede inizio ad una grandiosa trasformazione del complesso, ricorrendo all’aiuto di maestranze d’alto livello tecnico e culturale. La fabbrica attuale si deve all'Abate Leonate che, dalla seconda metà del XII secolo, promosse la rinascita dell'Abbazia chiamandovi pregevoli maestranze cassinesi.
Mai prima di allora l’abbazia aveva conosciuto un periodo di grande prosperità edilizia e artistica, divenendo un crogiolo di culture e di maestranze. Suggestioni provenienti dal mondo franco, lombardo e cistercense vennero rielaborate in un linguaggio genuinamente abruzzese, risolvendosi in un impianto che ancora oggi costituisce il più importante esempio di architettura romanica della nostra regione. Modificata nelle attuali forme, l'abbazia divenne centro di riferimento politico ed economico di un vasto territorio.
Sulla lunetta centrale del portale istoriato compare la figura di Leonate, recante il modellino della chiesa e accompagnato da San Clemente. Le narrazioni del codice casauriense furono interrotte dalla morte di Leonate, avvenuta nel 1182, che comportò l’inaridirsi delle informazioni sugli sviluppi del complesso. Il suo progetto, però, venne ereditato dal successore Gioele, committente delle porte bronzee recanti i nomi dei castelli soggetti all’abbazia.
Abbazia di San Clemente a Casauria
L'Architettura: Dettagli e Materiali
L'Esterno: Facciata, Portico di Leonate e Portale Scolpito
L'esterno del tempio è contraddistinto dal celebre "portico di Leonate" e dallo stupendo portale centrale. La facciata è imponente e decorata con un portale riccamente scolpito, sormontato da una loggia con bifore. Uno degli elementi più affascinanti è il portico d’ingresso, che presenta colonne e capitelli finemente lavorati.

L'Interno: Pianta, Navate e Manufatti Artistici
L’edificio mostra una pianta articolata in tre navate separate da arcate ogivali su pilastri, che conducono ad un transetto sopraelevato con una sola abside semicircolare. All'interno, la chiesa ha una pianta a tre navate, divise da colonne e pilastri che sostengono archi a tutto sesto. La cripta è la parte più antica della struttura e venne realizzata con elementi di spoglio delle vicine architetture romane. Le forme romanico-gotiche testimoniano il potere economico e politico del contesto in cui sorse.
La pietra bianca della Maiella, con cui è realizzata l’abbazia, illumina lo spazio senza mai riflettere appieno la luce che la colpisce e la attraversa. L'abbazia di S. Clemente a Casauria è ritenuta un vero museo vista la presenza dei manufatti artistici conservati, come in uno scrigno, nel suggestivo interno: l'ambone, il candelabro, l'urna e l'altare richiamano infatti l'attenzione e l'ammirazione dei numerosi visitatori.
Declino, Restauratori e la Risorsa di D'Annunzio
L'abbazia subì diversi saccheggi e danni nel corso delle invasioni e dei terremoti, ma è stata restaurata e conservata con grande cura. Dopo la morte dell'abate Leonate, cominciò per la badia un lento e continuo decadimento che raggiunse il culmine nel XIX secolo. A giudicare dalla carenza di documenti, il complesso di San Clemente a Casauria scivolò lentamente in un cono d’ombra.
“In fondo, nel piano, appariva la basilica: quasi una rovina. Tutto il suolo a torno era ingombro di macerie e di sterpi, frammenti di pietra scolpita erano ammucchiati contro i pilastri, da tutte le fenditure pendevano erbe selvagge”. Queste le parole con cui Gabriele D'Annunzio descriveva l'abbazia. Nel 1894, Gabriele D’Annunzio dedicò alcune pagine de Il Trionfo della morte all’abbazia di San Clemente a Casauria, ponendo l’accento sulla sensazione di solitudine che contraddistingue il luogo. Caratterizzato da “una sovrana bellezza” e incorniciato da “un sentimento di santità primitiva”, il complesso, nella fase anteriore ai restauri, si mostrava agli occhi dell’autore come un gomitolo di macerie sui cui fili scorrevano i ricordi di un passato glorioso.
Fu anche grazie all'intervento personale di Gabriele D'Annunzio che la chiesa fu dichiarata Monumento Nazionale nell'anno 1894 e tornò all'attuale splendore. Allo scadere dell’800, furono queste stesse rovine inermi ad attirare l’attenzione di un particolare viandante, Pier Luigi Calore, artista abruzzese. Calore fu il primo promotore di una lunga serie di restauri (tra cui quelli realizzati da Carlo Ignazio Gavini dal 1919) a permetterci, oggi, di godere a pieno della bellezza della “perla di pietra bianca” e di riassaporare le emozioni espresse dal poeta abruzzese. L’edificio è stato ripristinato, secondo i discutibili moderni metodi di restauro, nei primi decenni del XX secolo sotto la guida di Carlo Ignazio Gavini e, successivamente, ha subito ulteriori interventi. Ha subito gravi danni durante il terremoto dell'Aquila del 6 aprile 2009, che hanno comportato la chiusura dell'edificio e l'ingabbiamento delle opere d'arte, in vista del restauro conclusosi nel 2011.