Abbazia di Morimondo: Un Viaggio Affascinante per i Bambini

La visita ai luoghi dell’Abbazia di Morimondo ci ha mostrato l’intelligenza e la semplicità con cui i monaci hanno saputo costruire un luogo dove tutto, persino le pietre, parla di Dio. Vedendo il monastero, una bambina di nome Letizia si è accorta che i monaci non lo costruivano solo per loro, ma soprattutto per Dio, infatti costruivano l’abbazia facendo ogni cosa con un senso.

Foto panoramica dell'Abbazia di Morimondo in una giornata di sole

La Storia dell'Abbazia: Un Luogo Speciale

Il Monastero di Morimondo, il cui nome fa pensare a “morire al mondo”, cioè "vivere da risorti", venne fondato nell'ottobre del 1134 a Coronate, una località ancora esistente a circa un chilometro dall'abbazia. Fu costruito dai monaci provenienti dal monastero cistercense di Morimond in Francia.

Negli anni successivi, molte furono le vocazioni che portarono numerosi monaci nel monastero. Dal punto di vista agricolo, vennero costruiti mulini, frantoi e i terreni furono disboscati, bonificati e trasformati per due terzi a campi coltivabili. Vennero inoltre costruite grange e oratori che divennero le chiese delle comunità locali.

Purtroppo, la laboriosità e la pace monastica furono disturbate dagli eventi bellici del tempo. L'abbazia, infatti, era stata fondata al confine tra i territori di Pavia e Milano, città che continuamente si contendevano il dominio politico e militare. Nel 1237 i lavori furono interrotti da un terribile saccheggio avvenuto nella notte del 3 dicembre a opera delle truppe pavesi, che devastarono il cenobio e uccisero molti monaci.

Il monastero contava 50 monaci coristi (monaci sacerdoti che lavoravano nello scriptorium) e 200 conversi (fratelli laici dediti alla gestione delle attività produttive del monastero e ai rapporti con l'esterno).

Dal 1805 al 1950 la vita religiosa venne animata da sacerdoti ambrosiani, seguiti dalla Congregazione degli Oblati di Maria Vergine e dal 2006 il Clero Diocesano.

La Chiesa: Ogni Pietra Racconta una Storia

La chiesa abbaziale, dedicata a Santa Maria Nascente, è un capolavoro di sobrietà e armonia. Gli interni, spogli ma suggestivi, riflettono l'austerità e la semplicità tipiche dell'ordine cistercense.

I Simboli Nascosti nell'Architettura

I monaci costruivano la chiesa con grande attenzione ai dettagli simbolici. Il piccolo Giovanni ha notato che, visto che la chiesa rappresenta la croce, aveva l’abside storto perché Gesù morendo ha inclinato la testa. Il transetto rappresentava le braccia di Gesù, il coro era situato inizialmente davanti all’altare e rappresentava la gabbia toracica e le colonne della navata sinistra non erano drittissime perché la gamba sinistra di Cristo in croce era sovrapposta a quella destra.

Un'altra curiosità scoperta da Letizia riguarda le finestre: "Da un lato della chiesa c’era una finestra grandissima, mentre dall’altro lato era molto piccola. Questo perché una parte era esposta al sole, e non doveva entrare troppa luce, mentre dall’altro la finestra era grande perché non batteva il sole e quindi doveva entrare più luce possibile."

Giuseppe è stato colpito dal continuo ripetersi del numero otto: "Il giorno del battesimo viene chiamato l’ottavo giorno perché si rinasce a una vita nuova."

Schema della chiesa di Morimondo con evidenziati i simboli (croce, abside storto, transetto)

Nei due transetti laterali della chiesa sono presenti anche degli affreschi. Quello nel transetto destro, risalente al 1515, rappresenta la Madonna col Bambino e San Giovannino tra San Bernardo e San Benedetto. Quello sulla sinistra, della metà del XVIII secolo, opera di un artista anonimo, rappresenta San Bernardo durante una sua visione, nella quale le anime dei defunti, con l'aiuto degli angeli, salgono verso il cielo. Da notare anche dietro l’altare il coro ligneo del 1522 composto da 70 stalli, ognuno decorato con figure differenti eseguite con la “tecnica certosina”.

La Vita dei Monaci: Tra Studio e Natura

Il Laboratorio di Miniatura e l'Inchiostro Magico

Nel laboratorio di miniatura, i bambini hanno avuto l'opportunità di dipingere la loro iniziale del nome. È stato affascinante scoprire come si preparava l’inchiostro. Per farlo, si accendeva una candela e si metteva sopra un piatto di ceramica fredda, ottenendo così il “fumo nero”, una polverina. Mettendo questa polverina in una brocca, l’acqua diventava sempre più scura per una reazione chimica. Trascorsi due giorni, si aggiungeva una colla liquida che facilitava la scrittura e così si otteneva l’inchiostro.

Letizia è rimasta stupita nello scoprire come i monaci riuscivano a ricavare i colori da ogni cosa che avevano intorno. Se erano vicino al mare, li trovavano nei polpi o in altri molluschi, perché i polpi hanno dell’inchiostro dentro di loro che quando si arrabbiano fanno fuoriuscire. Però i monaci di Morimondo non avevano mari vicino a loro, quindi andavano nel bosco a raccogliere le galle, delle “palline” che crescevano sulle querce.

Giovanni aggiunge che producevano l’inchiostro con la noce di galla e l’aceto. Per cronometrare il riscaldamento del liquido, dicevano tre Ave Maria e l’inchiostro era pronto.

Monaco amanuense che scrive e decora una miniatura in uno scriptorium medievale

L'arte della pergamena nel Medioevo

Federica è stata colpita dal fatto che soltanto i monaci imparavano a scrivere e la scrittura era considerata molto importante: "Questo mi ha fatto pensare che sono fortunata, perché hanno inventato la scuola e io posso scrivere senza essere necessariamente un monaco."

L'Infermeria: Curarsi con le Erbe

Nell’infermeria, con il mortaio, i bambini hanno schiacciato l’erba. Benedetto racconta: "Prima ci ha dato la menta, l’abbiamo usata per fare le pastiglie che servono per il mal di gola: con il mortaio abbiamo fatto diventare la menta una polverina, poi ce la siamo messa sul palmo della mano e la signora ci metteva il miele sopra e insieme alla farina abbiamo fatto la pastiglia. Poi con la piantaggine, che abbiamo raccolto, abbiamo fatto il cerotto."

Il Museo dell'Abbazia: Esplorare gli Ambienti Monastici

All’interno del complesso è presente il Museo dell’abbazia, in cui è possibile visitare gli ambienti del monastero cistercense come il chiostro, la sala capitolare, le sale di lavoro dei monaci, il refettorio e il dormitorio. La maggior parte dei restauri è stata eseguita nel ventesimo secolo, e un'ulteriore campagna si è conclusa nel 2009, restituendo alla fruizione del pubblico l'intero complesso monastico. Gli ambienti si sviluppano su quattro livelli edificativi, offrendo un'eccezionale testimonianza della vita monastica medievale.

Divertimento e Giochi a Morimondo

Durante la visita, non sono mancati momenti di gioco e divertimento. Luigi ha raccontato del "giocone": "C’erano cinque squadre: blu, rosso, bianco, verde, arancione io ero dei blu. Si correva in coppie da tre: uno piccolo e due grandi e bisognava tenere per mano il piccolo e con l’altra mano tenere il cucchiaio con sopra una pallina. Si andava avanti fino ad un certo punto dove si lasciavano i cucchiaini e si prendeva una palla da tennis e si lanciava dentro a un cerchio. Si andava avanti e si calciava dentro ad una porta poi si correva a prendere la scatola e la si dava ai compagni che costruivano la torre. Alla fine si misurava la torre e chi l’aveva costruita più alta vinceva."

Anche Letizia si è divertita molto con il "gioco libero": "Il momento di convivenza che mi ha coinvolto di più è stato il “gioco libero”. Durante questo tempo io, Agnese (la mia primina) e altri bambini, abbiamo giocato a “Lupo mangiafrutta”. Non giocavo a questo gioco da tantissimo tempo, perché era diventato noioso, ma con Agnese è stata tutta un’altra cosa: con mia sorpresa è stato molto divertente correre senza farsi prendere."

Bambini che giocano a un gioco di squadra all'aperto nel prato di Morimondo

Morimondo e la Natura Circostante

L'Abbazia di Morimondo non è solo un luogo di interesse storico e religioso, ma anche una destinazione perfetta per gli amanti della natura. Circondata da un paesaggio rurale incantevole, l'abbazia offre numerosi percorsi escursionistici e ciclabili. Potrai passeggiare lungo i sentieri che attraversano campi e boschi, respirando aria pura e godendo della tranquillità della campagna lombarda.

Come Arrivare a Morimondo

Situata a pochi chilometri dal fiume Ticino, l’Abbazia di Morimondo si trova nelle campagne dell’hinterland milanese, a circa 30 km dal capoluogo lombardo e poco distante dal centro cittadino di Abbiategrasso. Il mezzo più comodo per raggiungerla è sicuramente la macchina. All’inizio del paese sono presenti parcheggi dove poter lasciare l’auto e iniziare la visita al monastero.

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