Palazzo Abbaziale di Loreto

Il Palazzo Abbaziale di Loreto, di pertinenza dei padri benedettini di Montevergine, è un mirabile esempio dell'architettura barocca del Settecento. Situato su un'altura nel comune di Mercogliano, non lontano dal Santuario di Montevergine, il palazzo è tuttora sede della congregazione verginiana.

Veduta panoramica del Palazzo Abbaziale di Loreto

Dalle Origini dell'Infermeria alla Ricostruzione Settecentesca

L'origine della presenza verginiana nel luogo risale ai primi decenni del XII secolo, quando la vita monastica sulla sommità del monte Partenio, avviata da San Guglielmo da Vercelli, si rivelò particolarmente dura a causa del clima rigido e delle severe restrizioni alimentari che causavano frequenti malattie. Per questo, i monaci individuarono una zona più a valle, con un clima più mite, per costruire un'infermeria dedicata alla cura degli ammalati e per trascorrere i mesi invernali.

I documenti conservati presso l'Archivio di Montevergine attestano una prima "casa verginiana" in una località detta "Orrita" già nel febbraio del 1195. Padre Mongelli, illustre monaco verginiano, ritiene che il nome Loreto derivi proprio da un orto, "Orrita", situato nella contrada Vesta, confutando la tradizione che lo legava a un bosco di alloro. Il palazzo originario si trovava a circa trecento metri dall'attuale, e grazie alla donazione di Enrico VI del 1195, che comprendeva la terra di Mercogliano, la casa di Orrita divenne anche sede della curia abbaziale per l'amministrazione civile del feudo. Nel secolo successivo, l'abbazia acquisì lo status di nullius, conferendole autonomia ed extraterritorialità.

Una dettagliata descrizione del vecchio palazzo si trova nell'opera del 1649, le Cronache di Monte Vergine, dell'abate Giovanni Giacomo Giordano. Ancora più precise informazioni sono fornite da una "platea" del 1721, redatta dall'agrimensore Bartolomeo Cocchi, che descrive il vecchio palazzo come più piccolo dell'attuale ma già dotato di un vasto giardino interno.

Ricostruzione storica dell'antica infermeria monastica

La Distruzione e la Nascita del Nuovo Palazzo

La vecchia infermeria svolse onorevolmente i suoi compiti fino al 29 novembre 1732, quando un violento sisma, susseguente ad altri due terremoti precedenti, la rase al suolo. I monaci di Montevergine, nel capitolo generale del 26 aprile 1733, decisero di non riattare il palazzo distrutto ma di costruirne uno nuovo in una zona più sicura, la contrada "Croce di Vesta".

Il Progetto e la Complessa Realizzazione: Vaccaro e Di Blasio

La costruzione del nuovo palazzo fu affidata all'architetto Domenico Antonio Vaccaro, importante esponente del tardo barocco napoletano e uno dei più stimati architetti dell'epoca. Vaccaro approntò un modellino in legno per il suo progetto, che prevedeva al centro del giardino una torre destinata a residenza dell'abate, collegata al primo piano del palazzo tramite ponti sospesi. Le fondamenta del palazzo furono gettate il 5 aprile del 1734.

Tuttavia, il progetto incontrò numerosi ostacoli. La torre centrale, in particolare, fu oggetto di critiche da parte di un illustre personaggio della corte napoletana che sosteneva avrebbe tolto luce a un'ala del palazzo. A ciò si aggiunsero controversie, come la vertenza con Angelo De Leonardis per l'uso di una fonte d'acqua, e l'opposizione delle comunità di Mercogliano e Ospedaletto, che temevano la concorrenza turistica religiosa dei monaci.

È in questo contesto che il cavaliere Michelangelo Di Blasio fece la sua comparsa a Loreto, prima come funzionario regio per dirimere le questioni tra il 1739 e il 1740, e poi, dopo la morte di Vaccaro nel giugno del 1745, come architetto incaricato di completare la costruzione. I lavori ripresero definitivamente nel 1745 e si conclusero intorno al 1750.

Schema architettonico del Palazzo Abbaziale di Loreto, evidenziando le modifiche di Di Blasio

L'intervento di Di Blasio fu significativo: egli decise di demolire la torre centrale, facendo posto al vasto giardino ottagonale (non previsto nel progetto originario del Vaccaro), e ideò le due imponenti rampe di scale che si incontrano subito dopo il portone d'ingresso, creando un suggestivo richiamo con l'antisala del salone settecentesco al piano superiore. A Di Blasio si deve anche il disegno della parte interna del palazzo dal lato opposto al portone centrale d’ingresso, dove si notano le differenze con il progetto iniziale di Vaccaro. Padre Mongelli sottolinea come il Palazzo Abbaziale di Loreto non possa essere attribuito interamente né a Vaccaro né a Di Blasio, ma risenta del contributo di entrambi, conferendo al palazzo un carattere di grande originalità nel panorama architettonico meridionale del Settecento, grazie all'unione di principi architettonici a volte opposti (la linea curva di Vaccaro e quella retta di Di Blasio).

Sulla volta di ingresso, il pittore Antonio Vecchione rappresentò lo stemma dell'Abbazia con le due lettere M(ontis) V(irginis) e la scritta nullius, affrescando anche le volte delle due salette ospitanti l'Archivio diocesano. Artisti più e meno noti contribuirono a definirne compiutamente l'inconfondibile stile.

L'Orologio Esterno

Di particolare importanza è l'orologio posto su una torretta di fronte al portone di ingresso. I monaci dedicarono grande cura alla scelta delle maioliche del quadrante, tra le proposte di Francesco Barletta, orologiaio pubblico di Napoli, con il quale fu stipulato un contratto di manutenzione. L'orologio iniziò a funzionare il 1° ottobre del 1750, come testimonia la data apposta alla base, e dopo un restauro nel 1892, fu completamente rimodernato nel 1955 con un meccanismo elettrico.

Dettaglio dell'orologio sulla torretta del Palazzo Abbaziale

Gli Ambienti Interni: Tra Spiritualità e Conoscenza

La Farmacia

Tra gli ambienti più importanti del Palazzo Abbaziale di Loreto, spicca la Farmacia, situata a destra dell'atrio d'ingresso. La sua posizione permetteva un accesso esterno, senza attraversare le sale della clausura monastica. Inizialmente gestita da monaci specializzati in rimedi naturali, dal 1790 fu affidata a personale laico patentato. Nella farmacia sono conservati numerosi vasi della fabbrica Giustiniani, che recano lo stemma dell'Abbazia e fanno parte di una delle più belle e famose collezioni di vasi da farmacia. Una teca al centro della sala custodisce anche alcuni fogli superstiti di un antico erbario.

La Biblioteca Statale di Montevergine

Collegata al Palazzo di Loreto, la Biblioteca Statale di Montevergine è una delle undici biblioteche pubbliche statali italiane annesse ai monumenti nazionali. Custodisce un patrimonio documentario e librario di grandissima importanza, specializzata in materia religiosa e umanistica, ma fornita anche di testi scientifici. Tra gli ambienti più suggestivi della biblioteca vi è l'Auditorium, con l'elegante schienale semicircolare dell'abbazia e tre file di poltroncine rivestite di velluto rosso.

La Sala Capitolare

Al piano nobile, la Sala Capitolare è un sontuoso salone settecentesco, rivestito di recente (1957) di damasco rosso, dove sono esposti tre arazzi cinquecenteschi di scuola fiamminga. Sul soffitto, si possono ammirare le decorazioni e gli stucchi eseguiti dai fratelli Conforto di Calvanico.

La Cappella

La Cappella, con un altare di marmi policromi, ospita una tela raffigurante "L'Assunzione in cielo della Santa Casa di Loreto" di Paolo De Maio, allievo di Francesco Solimena. La cappella ha subito importanti lavori di restauro, ai quali nel 1925 contribuì Vincenzo Volpe, noto esponente dell'Ottocento pittorico napoletano, disegnando il soffitto e il pavimento in marmo. Il coro, in stile imitazione del Settecento, in legno e cuoio intagliato, fu eseguito dal figlio Geppino e dal fratello Mario.

Altri Ambienti

Dell’ala settecentesca fanno parte anche il refettorio, dove si trovano tre arazzi, e la cucina. L'ala degli studenti, invece, non faceva parte del progetto originario e fu aggiunta nella seconda metà del Settecento.

Palazzo Abbazia di Loreto - Mercogliano (Avellino)

Il Palazzo Oggi: Accessibilità e Valorizzazione Culturale

Il Palazzo Abbaziale di Loreto, in quanto sede della congregazione verginiana, non è sempre interamente visitabile a causa del regime di clausura, seppur non così rigido come in origine. L'accesso è limitato al piano terra e alla Farmacia. Tuttavia, il maestoso chiostro a pianta ottagonale, attraversato da un lungo vialone a croce latina, è ufficialmente aperto al pubblico in occasione della rassegna musicale sinfonica "Musica in Irpinia", che si tiene ogni anno a luglio sotto la direzione artistica del maestro Mario Cesa. Questo evento, con il palco montato presso la fontana ottocentesca, crea uno scenario suggestivo che attira un pubblico sempre più numeroso.

Il chiostro ottagonale del Palazzo Abbaziale durante un evento

Un'occasione unica per esplorare il palazzo è offerta dalle Giornate FAI d'Autunno, uno degli eventi più importanti dedicati al patrimonio culturale italiano. Durante queste giornate, il Palazzo Abbaziale di Loreto apre eccezionalmente le sue porte, permettendo di ammirare il giardino ottagonale, la sala degli arazzi, l'antica farmacia e l'Archivio diocesano. In concomitanza con l'apertura, i visitatori possono ammirare mostre temporanee, come "I Corali nella Storia del Mezzogiorno: Montevergine e Cava". Le visite sono condotte dagli "Apprendisti Ciceroni" del Liceo Publio Virgilio Marone di Avellino, che con entusiasmo raccontano la storia e l'arte del palazzo.

La valorizzazione del Palazzo Abbaziale di Loreto è anche frutto di un'ampia mole di studi e pubblicazioni. Le ricerche più approfondite si devono in particolare a due illustri monaci della Congregazione verginiana: il compianto padre Giovanni Mongelli e l'attuale direttore della Biblioteca statale di Montevergine, padre Placido Tropeano, custodi e testimoni delle vestigia e dei fasti della Congregazione di Montevergine.

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