I Cavalieri della Tavola Rotonda: Teatro Rosario Galli

Nel 1995, il Teatro Rosario Galli ha ospitato una serie di rappresentazioni teatrali, tra cui spicca lo spettacolo "I Cavalieri della Tavola Rotonda". Questa produzione si inseriva in un contesto ricco di drammaturgia e performance, affiancando testi classici e opere comiche. L'evento ha offerto al pubblico un'occasione per immergersi in storie diverse, dal mito arturiano alla commedia napoletana.

La Leggenda Arturiana in Scena

Personaggi e Caratteristiche

La versione dei "Cavalieri della Tavola Rotonda" presentata nel 1995 al Teatro Rosario Galli delineava personaggi con tratti distintivi e spesso caricaturali. Ginevra è descritta come una regina tarchiata, assorta nel cibo davanti al globo luminoso inventato da Merlino, con una propensione a spendere cifre folli in vestiti e profumi, cercando costantemente di sedurre i cavalieri.

Parsifal emerge come una figura ossessionata dal Santo Graal, avendo dilapidato quasi tutti i possedimenti familiari nell'acquisto di calici e cadendo in estasi ogni mezz'ora al suono di voci e alla vista della Luce. Mordred, caratterizzato dal suo modo di parlare esclusivamente in rima, tenta di persuadere Morgana, una figura di grande bellezza e con una voce splendida, ad aiutarlo a smascherare Ginevra, offrendole in cambio di giacere con lei.

Illustrazione dei personaggi di Ginevra, Parsifal e Mordred in chiave umoristica

Altre Opere Teatrali Presentate

"Uomo e Galantuomo" di Eduardo De Filippo

La stagione teatrale includeva anche "Uomo e Galantuomo", la prima commedia in tre atti di un Eduardo De Filippo poco più che ventenne. L'opera intreccia le disavventure amorose di Alberto De Stefano con quelle di una compagnia di guitti. La trama si sviluppa quando Alberto, appreso che la sua innamorata Bice è incinta, va a chiederne la mano, solo per scoprire che è già sposata con un conte. Per non comprometterla, si finge pazzo. Tuttavia, quando racconta la verità al Delegato di Polizia, quest'ultimo non gli crede, e nemmeno la testimonianza del capocomico Gennaro, che per salvare l'onore della donna sostiene la tesi della follia. La vicenda trova una soluzione con la scoperta di un'avventura galante del conte, il quale, messo alle strette, inizia a sua volta a "fare il matto".

"Non è vero...ma ci credo" di Peppino De Filippo

Un altro pezzo forte della programmazione era la commedia "Non è vero...ma ci credo", andata in scena nel 1942 e considerata il capolavoro comico della produzione teatrale di Peppino De Filippo. Il suo successo fu tale che dieci anni dopo ne fu realizzato anche un film. Il tema centrale è la superstizione, ricorrente nella drammaturgia di De Filippo, rappresentata come una lotta disperata e perdente di chi combatte destino e sfortuna, ricorrendo a sotterfugi e scongiuri per allontanare i colpi della sorte. Il commendatore Gervasio Savastano è tormentato dalla superstizione, i suoi affari non vanno bene, e lui attribuisce la colpa a un suo impiegato, Belisario Malvurio, cui attribuisce un influsso malefico. Anche in famiglia ci sono problemi: sua figlia Rosina si è innamorata di un giovane impiegato, che il commendatore ritiene non all'altezza della ragazza. All'improvviso, però, la fortuna sembra ricordarsi del commendator Savastano; in azienda arriva un giovane, Alberto Sammaria, gobbo, e con il suo arrivo gli affari cominciano di colpo ad andar bene. Anche la figlia del commendatore sembra aver ritrovato la serenità, il giovane di cui era perdutamente innamorata è diventato un lontano ricordo. Tutto sembra filare liscio, ma Alberto Sammaria confessa al commendatore di essersi innamorato di Rosina, e per questo motivo è costretto a dare le dimissioni. Il commendatore è disperato, ma troverà una soluzione: convincerà sua figlia a sposare Sammaria. Dopo un'iniziale resistenza, la ragazza si convince; ma un incubo sconvolge i sogni del commendatore: che i suoi nipotini ereditino il difetto fisico di Sammaria. Il matrimonio si celebra, ma il commendatore non riesce ad allontanare i suoi timori e comunica ai ragazzi la sua intenzione di invalidare le nozze; a questo punto scoprirà di essere stato raggirato: Sammaria non è altri che il giovane di cui Rosina era sempre stata innamorata e la gobba era solo un artificio per consentirgli di entrare nelle grazie del futuro suocero.

L'acredine e la gelosia di Peppino De Filippo nei confronti di Eduardo.

L'operetta "Il Paese dei Campanelli"

Tra le proposte figurava anche l'operetta "Il Paese dei Campanelli", scritta e musicata dalla coppia Lombardo-Ranzato, andata in scena il 23 novembre del 1923 al Teatro Lirico di Milano. Già il giorno dopo la prima rappresentazione, mezza città fischiettava i motivi più indovinati. È considerata un'operetta "senza tempo", sia per la sua ambientazione fiabesca in Olanda, sia per il consenso che continua a riscuotere. Questo successo è immutato nel favore con cui il pubblico accorre a vederla, apprezzandone l'esotismo delle lune romantiche e dei fiori che parlano al cuore, con numerosi pezzi d'assieme e quadri musicali.

"L’albergo del libero scambio" e la Pièce-bien-faite

La struttura de "L’albergo del libero scambio" aderisce alla tipica pièce-bien-faite, un modello elaborato da E. Scribe e V. Sardou. Le regole sono precise: un primo atto per presentare la situazione; un secondo atto denso di peripezie; un terzo atto, infine, dove tutti i nodi vengono al pettine e l’ordine viene, in qualche modo, ristabilito. Protagonista assoluto è l’adulterio che, reale o presunto, è argomento atto a provocare risate, di solito a scapito del marito stolto e maturo al quale la donna preferisce un amante giovane e baldo.

Il Personaggio di Geronta Sebezio: Finzione e Avidità

Nel contesto di queste rappresentazioni, emerge la figura di Geronta Sebezio. Egli afferma di poter richiamare in vita coloro che hanno amato i loro familiari e parenti. La sua fama nasce quando il suo amico Isidoro morì improvvisamente, e Geronta esclamò: «Che stai facendo? Qui sta il fratello tuo, Geronta Sebezio! Tu non sei morto! Alzati!». E Isidoro, come un novello Lazzaro, si alzò dal suo letto di morte. Geronta ha compreso che è stato il suo grande e disinteressato amore, unito a quello degli amici presenti, a far rivivere Isidoro. Di conseguenza, ha deciso di mettersi al servizio di coloro che, amando senza limiti i loro parenti defunti, si affidano a lui, il quale, convogliando il loro amore verso il morto, lo farà resuscitare.

Nel contratto da lui proposto è scritto: Geronta assicura la resurrezione se l'aspirante alla nuova vita (che deve essere ricco, ma questo non è riportato nel contratto), si impegna ad amare in vita tutti i suoi parenti e dovrà lasciare un testamento dove è previsto che tutte le sue proprietà, nessuna esclusa, dovranno essere equamente divise tra la sua famiglia e i suoi parenti. Il contraente per la resurrezione così continuerà ad essere amato anche dopo la morte e si formerà allora quella catena d'amore che, come per Isidoro, che era amato da tutti, ha permesso il suo richiamo in vita.

Tuttavia, Geronta sa bene che Isidoro in realtà era stato colpito da una morte apparente e che quanto promette il contratto, per la malvagità e l'avidità degli uomini, non accadrà mai. Ha escogitato un sistema per arricchirsi facilmente. Il lontano parente beneficiario di una parte dell'eredità, infatti, secondo la legge di successione, sarà quasi del tutto privato della sua parte a causa dell'alta tassa da pagare per i parenti più lontani del defunto. Se insisterà ad avere la parte spettante dell'eredità per vie legali, dovrà affrontare l'opposizione dei parenti più vicini del defunto e i lunghissimi tempi delle cause civili. Tra le proprietà del defunto, infatti, vi sono dei Buoni del Tesoro, che non sono tassabili (e che stranamente si ritrovano sempre nei casi di resurrezione di cui si occupa Geronta) e che la famiglia è disposta a cedere in cambio di tutta l'eredità. Il parente naturalmente si convince, e Geronta è felice perché, come dice all'avido parente: «ti ho rimesso al mondo» perché un uomo senza denaro è come se fosse morto e lui invece l'ha fatto resuscitare. Proprio questo scriverà sulla foto che Geronta ha voluto per "ricordo": «A mio fratello Geronta che mi ha resuscitato».

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